lunedì 18 dicembre 2006

Santina della settimana/8

Oggi, mentre piegata sulla vasca da bagno facevo lo shampoo all’albicocca a tre vecchie bambole Lenci che ho ritrovato facendo pulizie in casa, mi è venuto in mente che avevo saltato uno, due santini? Così, dopo l’operazione femminista di salvataggio delle bambolette (le ho anche centrifugate, poverette), pensa che ti ripensa, ecco la santina.
La cara Sojourner Truth (1797-1883): ex schiava che nel 1851, durante la Women's Convention, ad Akron, Ohio, pronunciò il famosissimo discorso “Ain't I A Woman?”
Era una tostona, la signora “Truth”.

"That man over there says that women need to be helped into carriages, and lifted over ditches, and to have the best place everywhere. Nobody ever helps me into carriages, or over mud-puddles, or gives me any best place! And ain't I a woman?
Look at me! Look at my arm! I have ploughed and planted, and gathered into barns, and no man could head me! And ain't I a woman? I could work as much and eat as much as a man - when I could get it - and bear the lash as well! And ain't I a woman? I have borne thirteen children, and seen most all sold off to slavery, and when I cried out with my mother's grief, none but Jesus heard me! And ain't I a woman?

Then they talk about this thing in the head; what's this they call it? [member of audience whispers, "intellect"] That's it, honey. What's that got to do with women's rights or negroes' rights? If my cup won't hold but a pint, and yours holds a quart, wouldn't you be mean not to let me have my little half measure full?

Then that little man in black there, he says women can't have as much rights as men, 'cause Christ wasn't a woman! Where did your Christ come from? Where did your Christ come from? From God and a woman! Man had nothing to do with Him.
If the first woman God ever made was strong enough to turn the world upside down all alone, these women together ought to be able to turn it back , and get it right side up again! And now they is asking to do it, the men better let them.

Obliged to you for hearing me, and now old Sojourner ain't got nothing more to say."

venerdì 15 dicembre 2006

Il destino non è femminista

Diceva mio padre, e chiedo scusa per la volgarità che “il cetriolo torna sempre in c**o all’ortolano”.
Infatti: ho fatto la sgallettata vantandomi dello scarso carico di lavoro, leggendo, guardando dvd e pascendomi nell’idromassaggio dell’Università?
Bene, è finita. La Fede femminista da salotto che (stra)parla di imperialismo, neocolonialismo e oppressione patriarcale, per un effetto domino disastroso dal prossimo trimestre si trasformerà in una larva umana oberata di lavoro.

Infatti: il Pucciu (maledetto Immigration service) non può più insegnare italiano (attività collaterale ma lucrativa). Il dipartimento allora a chi chiede di prendere su il suo lavoro?
Ecco. Io. Dal 3 gennaio oltre a tre miei corsi da seguire, esame finale da preparare, tesi di Master da scrivere, altro lavoro al dipartimento di Women’s Studies, mi trasformerò in profia di italiano.
Sigh.
Cinque giorni la settimana, per un’ora, io disquisirò di grammatica italiana davanti ad una classe di universitari. Tra l'altro, chi la conosce la grammatica Italiana?

Il Pucciu è dilaniato tra la felicità di tornare a fare lo studente a tempo pieno ed il terrore di una me distrutta e prepotente che lo trasformerà in un geisho.

Diventerò almeno la donna dei sogni, stupenda ma intoccabile, di qualche studente?

mercoledì 13 dicembre 2006

Partire è un po' morire

Nuove regole: bustina trasparente di plastica per surgelati con le creme e liquidi- Ho aggiunto la biancheria in un trip di bagaglio a mano trasparente. Pucciu: sei la solita svergognata
Cincinnati-Parigi: emergenza medica a bordo
Parigi-Torino: la pressurizzazione non funziona granchè, abbiamo scherzato, si ritorna a Parigi.
Parigi: branco di italiani che orgogliosamente si fa un baffo del concetto di fila preme come gregge imbizzarrito sul bancone del gate, parlando compulsivamente al cellulare: finalmente, casa.

giovedì 7 dicembre 2006

Erasmus



Parentesi: domani devo prendere l'aereo e qui nevica. alle 7,50 di mattina gia' tiravo giu' dei gran cristoni.

Comunque, ho ricevuto da una mia amica un articolo sui 20 anni dell'Erasmus. sottotitolo dell'amica: che nostalgia.
Io c'ero. come quasi sempre quando c'e' da rabastare soldi - veramente pochi all'epoca- per andarsene.
Destinazione Strasburgo, anno accademico 1997-1998. A Strasburgo c'ero gia' stata. sapevo che si mangiava bene e tanto mi basto'. Va be, sapevo anche che la citta' era carina.
alloggiavo con l' amico manufanti nella mitica Résidence universitaire de la Robertsau. Immaginatevi una costruzione in plastica tipica degli anni 60, piuttosto fatiscente, con stanzette di 9 metri quadri, bagni al piano e cucina minimalissima al piano. L'anno dopo l'hanno tutta restaurata. Mia madre appena vide la stanzetta si mise a piangere. due settimane dopo torno' a vedere come stavo. e non e' ansiosa.

Causa pochi soldi ho vissuto per un anno di risotti e zuppe knorr in busta e insalate. pero', e' stato uno degli anni piu' belli della mia vita.
Tra le altre cose:
- ho conosciuto veramente gente da tutto il mondo e con alcuni sono ancora in contatto
- ho ricevuto la mia prima ed ultima proposta di matrimonio da un ragazzo del Gibuti con cui avevo mangiato le penne al pomodoro con le mani (lunga storia da raccontare)
- dei nostri amici in canotto sono penetrati nell'allora in costruzione nuovo Parlamento Europeo e si sono fatti le foto nella super sala delle riunioni. Immaginate voi che parte hanno messo in mostra di se stessi nelle foto.
- ho ritrovato un amico di infanzia con cui giocavo in montagna quando avevo 6 anni
-sono andata un po' in Germania, a Londra e a Bruxelles ed Amsterdam
-avevo un vicino di stanza che era un gnocco pazzesco
-c'era manufanti con me che e' mio amico dal liceo
-sul treno da Starsburgo a Milano ho conosciuto una pazza che sosteneva che una le aveva rubato l'identita' (per otto ore l'ha sostenuto-volevo morire)
-vabbeh, si' ho anche imparato delle cose sull'Europa e ho imparato bene il francese
-quando mia mamma ed il suo compagno mi venivano a trovare mi portavano al ristorante
Maison Kammerzell
-con la mia amica arrivata da Bruxelles (Erasmus pure lei) abbiamo usato il bancomat di sua madre per andare a mangiare alla Maison Kammerzell.

E molto altro. ad andare via piangevo un vitello. ed ora eccomi qui.

mercoledì 6 dicembre 2006

propositi

Io ce l'ho gia':


Nel 2007 tenete a mente che:


e godetevi il (Babbo) Natale



Qui il sito web: www.annetaintor.com

martedì 5 dicembre 2006

Forever young

Sto imparando lo spagnolo. Ho seguito il corso perche' volevo un corso facile. e l'ho avuto, insieme al disagio di seguire con i vituperatissimi undergrad students sono equivalenti ai nostri universitari, in teoria, ma in realta' sono mediamente piu' giovani. (quelli che sono in corsi post laurea sono i graduate students)
Insomma, pare di essere al liceo, con i compagnucci un po' scemi ed esagitati.

Comunque esercizio di conversazione (in spagnolo):

Compagnuccia: quanti anni hai?
Fede (cazzo non posso far la squallida e mentire): trenta
Compagnuccia: you are ONLY thirty?
Fede (pensa: ma vaffanculo! alla prossima mento, forever 27) .....E tu quanti anni hai?
Compagnuccia: 23!
Fede (pensa: ma vaffanculo di nuovo!)....

Il caro amico bepini aveva elaborato la mitica distinzione - in sequenza- giovane/ ancor giovane/seppur giovane/giovanile.
Sto scivolando verso il giovanile. fortuna che vivo nella patria del Botox.

domenica 3 dicembre 2006

Santino della settimana/8


Quest'estate avevo parlato dell'ennesimo film tratto da uno dei suoi racconti più visionari. Recentemente, hanno trovato un suo manoscritto inedito. Philip Kindred Dick, senza dubbio il più grande scrittore di fantascienza—e, secondo alcuni, uno dei maggiori scrittori americani—del dopoguerra. Geniale scrutatore dei confini tra reale e virtuale, tra umano e non-umano. Gnostico, pacifista e dipendente dalle anfetamine quanto dalle mogli (ne ebbe 5), profetizzò fin dagli anni ‘60 l’inquietante influenza dei mass media sulla nostra società. Ci ha regalato, fra i tanti suoi racconti, la sceneggiatura di "Blade Runner", e questo basterebbe da solo a farne il santino della settimana.

giovedì 30 novembre 2006

A volte ritornano

(o non se ne sono mai andati)

Ieri: notizia del telegiornale locale che riguarda l’apertura della sezione del KKK nel tristate Ohio, Kentucky, Indiana.

Qualche settimana fa: ufficio di una organizzazione studentesca vandalizzato con scritte naziste, inneggianti al razzismo e naturalmente anche qualche svastica.

Negli stessi giorni: su parecchie auto parcheggiate in campus sono stati lasciati volantini di recruitment di tale National Association.
Il loro volantino dichiarava che:
1) La lobby ebraica regna incontrastata sui mezzi di comunicazione Americana ed e’ il vero dues ex machina della politica USA
2) Gli uomini neri stuprano le donne bianche e dunque e’ ora che gli uomini bianchi si difendano

Quest’ultimo argomento in particolare e’ stato profusamente usato un paio di secoli fa per giustificare il linciaggio di uomini afroamericani accusati di stuprare le brave signore bianche, che spesso in realta’ erano consenzienti ma che si trovavano inguaiate e non sapevano come giustificare la loro condizione. E cosi’ questi uomini diventavano gli “strange fruits” della famosa canzone.
Qui il video di Billie Holiday che canta "Strange Fruit"

Southern trees bear strange fruit,
Blood on the leaves and blood at the root,
Black bodies swinging in the southern breeze,
Strange fruit hanging from the poplar trees.

Pastoral scene of the gallant south,
The bulging eyes and the twisted mouth,
Scent of magnolias, sweet and fresh,
Then the sudden smell of burning flesh.

Here is fruit for the crows to pluck,
For the rain to gather, for the wind to suck,
For the sun to rot, for the trees to drop,
Here is a strange and bitter crop.

venerdì 24 novembre 2006

Il Santino della settimana/7

Il tacchino di Thanksgiving.
Mi trattengo dalle polemiche su questa festa ed il fatto che equivale a festeggiare un massacro di nativi americani. Comunque, per gli americani e' importante tanto quanto Natale, se non di piu'.

Passiamo alla celebrazione vera e propria. Anche quest'anno siamo stati invitati da un prof di Vadim a celebrare Thanksgiving con la sua famiglia. Il mix di invitati e' eterogeneo: una famiglia ebrea, una coppia protestante con due bimbetti molto carini, io ed il pucciu. In generale, gli americani si fanno punto d'onore a non lasciare nessuno festeggiare Thanksgiving da solo/a. Ci si trova un po' prima (alle 16,00) per il rituale tre contro tre a basket. Io non partecipo, mi bevo un bicchiere di vino in cucina e ammiro i bimbetti che con maestria da trasformisti si provano vecchi costumi di Halloween.

Il protagonista assoluto, lui, il tacchino,(di dimensioni mostruose) quando arriviamo e' gia' da almeno 3 ore in forno. Il responsabile per la cottura e' il prof di Vadim, depositario di ricette e tecniche segrete. Infatti verso le 5,30 arriva il momento topico: gli invitati sono pregati di uscire dalla cucina perche' il prof deve fare qualcosa al tacchino. cosa, non e' dato di sapere. Sono due anni che partecipo e quello che so e' che durante la cottura la creatura viene annaffiata da succo d'arancia e vino bianco. Il tacchino diventa tenerissimo e molto saporito.

A questo punto, intorno alle 6,30, ci si riunisce intorno al tavolo e c'e' un breve ringraziamento. La bambina (7 anni) ad un certo punto ci pareva che avesse ringraziato Dio per la pizza, invece era per Gesu' -e' figlia di un pastore. Vergogna degli adulti.

Ed ecco il momento clou: la belva viene estratta dal forno e servita con il gravy e il ripieno. In questa famiglia il ripieno lo servono a parte, non lo mettono nel tacchino. Di contorno ci sono le patate al forno, green beans e insalata. Seguiranno torta di zucca, di noci pecan, caldarroste e vin brule'.

La cosa ironica e' che dopo questa celebrazione, il giorno dopo Thanksgiving e' il Black Friday, in cui i magazzini aprono alle 5 del mattino e offrono supersconti per un numero limitato di ore.
Si apre infatti la stagione di caccia natalizia.

mercoledì 22 novembre 2006

Life is sweet

Ho passato un anno – e non e’ che prima fosse tanto diverso- a studiare razzismo, sessimo, mutilazioni genitali femminili, traffico di donne, etc etc. Con le amichette femministe abbiamo telefonato ad agenzie che fornivano ambigui servizi per sapere se invece offrivano sesso, abbiamo discusso e ci siamo angosciate e ci siamo chieste perche’ non possiamo mai parlare di “puppies and kittens”. Abbiamo fatto conoscenza con Foucault, bell hooks,con Judy Butler ed altri. Appassionanti ma pesantucci,eh.
L’anno scorso ho studiato come mai nella mia vita e credevo che non ce l’avrei mai fatta.

Ma alla fine:

Mi pagano, poco, ma mi pagano per studiare quello che mi piace
Abbiamo coniato il neologismo “man friend” correntemente usato in dipartimento
Abbiamo cercato di ottenere panini gratis al grido “shake your boobs”
Ho discusso appassionatamente di post moderno con il Pucciu
La mia routine giornaliera prevede palestra e idromassaggio. Gratis.
Sto imparando le posizioni yoga sulla testa.
Mangio bene e bevo bene. Poco, al momento.
La famiglia in Italia mi lascia ancora ritornare a casa per le vacanze. A tratti forse gli manco.
Non mi manca “food for thought”: la prossima settimana parla in campus (apparso anche in Matrix2) Cornel West , forse di “brother Jesus” or “brother Plato”.
Domani e’ Thanksgiving. 4 giorni di vacanza e incontri con amici.
Il Pucciu mi usa ancora come calorifero e non mi sfotte quando la mattina alle sette faccio il saluto al sole.

Life is sweet, indeed.

domenica 19 novembre 2006

Santino della settimana/6


Nei rutilanti anni ’80, prima di dedicare esclusivamente le proprie (scarse) energie all’Intelletto, un pre- e poi adolescente messia passava buona parte delle proprie giornate tra il basket giocato (con risultati modestissimi) e quello visto in TV. Un già incomprensibile Dan Peterson commentava le epiche sfide tra i Los Angeles Lakers di Magic Johnson e i Boston Celtics (o “bostric saltes”, come li chiamavo io nel mio improbabile inglese di allora) di Larry Bird. Forse già inconsciamente attratto dalla snobbissima East Coast e lanciato verso Harvard, forse immedesimato (magari…) in questo spilungone pallidissimo dall’atletismo imbarazzante, mi ritrovai immediatamente ad idolatrare il numero 33 verde, al punto da “decorare” la mia cameretta con un suo poster a grandezza naturale. Non ero l’unico, se ancora l’anno scorso un tizio in Oklahoma condannato a 30 anni di galera ha chiesto (ed ottenuto) di aumentare la pena a 33 in onore del suo idolo. Nell’autobiografia in cui si vanta di essersi trombato Madonna, l’adorabile Dennis Rodman ha definito Bird il giocatore più lento di tutta l’NBA, ma anche il più veloce di testa. Tiratore micidiale e passatore sopraffino, questo “blue-collar” di un paesino dell’Indiana, era conosciuto per il suo continuo trash-talking. Avendo promesso un regalo di Natale ad un avversario ad inizio partita, dopo un canestro da 3 segnato passò davanti al malcapitato urlandogli: “Merry fucking Christmas!!!”

Domenica mattina




Ah, la domenica mattina nella casa femminista! che gioia, che armonia! Disabituata dall'anno scorso a dormire tanto, schizzo dal letto alle sette e trenta, strisciando come un marine via dall'abbraccio di un Pucciu comatoso. Mi reco in cucina e mi esibisco in una versione legatissima del "saluto al sole" (roba Yoga). al che mentre guardo la posta, un richiamo belluino mi distoglie dalle mie faccende. L'immonda creatura sta per levarsi. Naturalmente appena apre bocca mi interroga: "a che ora ti sei alzata? cosa hai fatto? hai fatto danni?" La variazione puo' essere: "Ma ho sognato o qualcuno ha messo a palla 'Africa' dei Toto?" Sognava, ma che cosa hanno fatto gli anni 80 al Pucciu, io non so.

al che il Pucciu e' quasi cosciente. si aggira per casa sbracato finche' per una volta mi metto ai fornelli e gli faccio il brunch dei campioni. (infatti lavora da mezzogiorno alle cinque). Il menu' cosi' si compone: pancakes alla mela e cannella, 2 uova strapazzate, bacon, biscotti e caffe'. Io no che la dieta continua, quindi te' verde, un pancake e bon.

al che, appagato da un pasto che gli costera' sei mesi di vita, il pucciu si veste. Nel frattempo telefona la mia genitrice. Confabulano al telefono riguardo al fatto che tra 3 settimane mi rispedisce a casa. quando finalmente parlo io con mia madre, intavoliamo un ordine in diretta di creme e profumi che qui costano meno. Dunque, mentre discetto con mia madre su Clinique, Estee Lauder, prezzi e convesrioni dollari/euri, cerco roba su internet, etc, l'artista che si nasconde nel raffinato intellettuale mio compagno che fa? Mentre io prendo appunti e parlo con la mia mammina, lui disegna.sul mio quaderno di scuola femminista.
Butto un occhio: il suo disegno ritrae nei dettagli un rapporto contronatura tra un tipo ed una mucca, che estasiata dal rapporto produce una vignetta: "Mou".

E se ne va a lavorare tutto contento.

venerdì 17 novembre 2006

giovedì 16 novembre 2006

No god but God

Con piu’ tempo libero a disposizione, ultimamente abbiamo l’opportunita’ di approfittare delle occasioni culturali e non che la UC ci offre. Questa settimana per esempio e’ l’ International Education Week, costituita da conferenze, minifestival internazionale del cinema ed il mitico International Trivia Game al quale la coppia piu’ hip di Cinci (noi, naturalmente) partecipera’ venerdi’.

Ma lunedi’ la International Week e’ stata aperta dal giovane autore del libro “No god but God”, Reza Aslan, che ha parlato di Islam post 9/11.

Non sono un’esperta di Islam, ma devo dire che la sua conferenza e’ stata molto stimolante. Infatti Aslan, piu’ che di Islam post 9/11, ha esposto la sua tesi secondo cui l’Islam e’ in una fase di riforma, in quanto “It's an historic reformation taking place within Islam — it's adapting itself to the realities of the world around it.”

Per esempio, un elemento nuovo secondo lui e’ il fatto che i singoli individui tendono ad avere un rapporto piu’ diretto con la religione: per avere un parere/giuridico religioso (fatwa), nel passato si tendeva ad andare alla moschea e a chiedere all’imam, mentre ora, dato il fatto che il Corano e’ stato tradotto in molte lingue (cosa che prima non accadeva) ed e’ accessibile a tutti, e che on line ci sono interi databases di pareri giuridico/religiosi, gli individui tendono a bypassare “l’autorita’”.
Tutte cose che non sapevo, tra cui il fatto che i musulmani negli States sono la piu’ grande minoranza religiosa (10 milioni).

Riguardo al “post 9/11” Aslan durante la conferenza ha invocato una assunzione di responsabilita’ dei musulmani (in platea un signore musulmano gli aveva detto che magari era stata la CIA a far saltare le torri), dicendo che e’ ora di smettere di attribuire tutte le colpe all’Occidente e di impegnarsi in un processo di rifoma dell’Islam.

mercoledì 15 novembre 2006

E baby shower fu

E allora ci siamo andati, eh! Il nostro primo baby shower. al solito, essendo anomali nel panorama americano, non possediamo macchina, dunque preso il nostro bus ci dirigiamo in quartiere schicchettino della nostra meravigliosa Cinci.
Il lungo viaggio ed una tisana contro il raffreddore mi hanno fatto venire una nause allucinante, ma vabbeh. Arriviamo sani e salvi in loco. C'e' da mangiare, bene.La nausea, miracolo, e' passata alla vista del cibo.

Ci sono anche 4 vasetti di omogeinizzati senza etichetta, eccolo il mitico gioco del baby shower. Sapendo quello che mi aspetta, mi ingozzo di antipastini. Ci sono i grandi classici del ricevimento USA: crackers con il formaggio, hummus, dip di pomodor, chips, dip di formaggio fresco ed una torta glassatissima alla fine. (glassano quasi ogni dolce).

Rinfrancati dalle entrees, coraggiosamente io ed il Pucciu ci dirigiamo verso il nostro destino: l'assaggio del fetido cibo per infanti e relativa competizione per indovinarne i gusti. Gessu', in tanti anni di babysitteraggio non ho mai assaggiato un omogeinizzato, ed ho fatto veramente bene. Uno giallino (dico pera), uno verde (mi butto sull'asparago, sofisticato, ma che devo dire), uno arancione (zucca!), uno verdastro (fagiolini verdi). Sia io che il pucciu li abbiamo cannati tutti eccetto i fagiolini verdi. Erano gusti di un sofisticato! Il Pucciu si e' pure scazzato perche' i premi erano due buoni per Starbucks e Panera Bread.

Dopo i giochi, il rituale prevede apertura dei pacchi da parte della futura mamma. Gustoso il salvadanaio-mucca con su scritto "My first bank". Regalato dal financial advisor dei futuri genitori, naturalmente.
Nel mentre, qualche chiacchera con gli invitati, simpatici che in gran parte non conoscevamo. A me fa sempre effetto, perche' qui sono tutti, anche alla nostra eta', molto piu' sistemati, casa di proprieta', tutta precisina, lavoro, figli, chiesa, sposati da mo'. E' proprio diverso, si trova lavoro prima e quindi ci si sistema prima.

Cuore di mamma per via telefonica commenta che essendo una sorta di zingara incasinata, disorganizzata e rompiballe, munita di fidanzato che mi fa da badante, ci sono scarse possibilita' che rassomigli in futuro al modello di cui sopra.
Mia mamma e' sempre cosi' rassicurante.

martedì 14 novembre 2006

Cincinnati e il sesso



Ma la nostra universita'(che IO ho immortalato vedi sopra) e' nella prima pagina della Repubblica online!
Infatti, e' proprio qui alla University of Cincinnati, che e' molto rinomata per la facolta' di Medicina (siccome per gli studenti le visite sono gratis medito un tagliando completo) che e' stata condotta una ricerca sull'allergia al sesso.
Qui il link a L'allergia al sesso esiste davvero
Che sfiga pero'.

lunedì 13 novembre 2006

Santini della settimana/5

Sono stata cazziata dal Pucciu perche' tocca a me il santino e non mi viene nessuna ispirazione.

Forse perche' sono a dieta. La malefica bilancia della palestra (non vi dico lo shock di pesarsi in libbre, e vedere numeri a 3 cifre!) non perdona e mi ha strappata dal mio mondo dorato, in cui pesi e misure sono solo numeri approssimativi e piu' piccoli del dovuto. In previsione delle magnate natalizie, mi tocca penare.

e allora ecco i miei santini:

Lechon asado e creme brulee, mangiati entrambi qui 10 giorni fa.
Serata casalinga, dove i proprietari danno da mangiare quello che c'e' finche' ce n'e'. poi chiudono. tavoli in comune, atmosfera familiare ma non sbracata. Non hanno la licenza per gli alcolici, so BYOB, bring your own bottle. Loro ti danno il cavatappi. Uno dei preferiti dalla coppia fede&messiah.

Ora vado farmi una tisana per merenda.
E poi mi mangio il Pucciu.

giovedì 9 novembre 2006

Sviluppi teoretici del fedepensiero



Rinuncio alla performance!

Questa frase la pronunciai ansimante allenandomi per la stratorino con i compagnucci di corsa. Infatti nel mio CV figura la stratorino 2005, preparata in un periodo di superlavoro, super cambiamenti (tipo trasferimento negli States, convivere con il Pucciu etc). Essendo un po’ sotto pressione e probabilmente in grave mancanza di ossigeno data dalla fatica, elaborai la teoria della rinuncia alla performance.

Pensiamoci bene: c’e’ una pressione micidiale a fare tutto e a farlo bene. Esempio per le donne: ora che sono presenti nel mercato del lavoro fanno le cose a casa (anche se nella nostra generazioni tanti uomini si rendono utili) e vanno a lavorare. Se hai figli, ci sono alcuni servizi che te li smazzano perche’ tu possa andare a lavorare. Insomma, di fatto ti mettono nelle condizioni di fare di piu’! e’ un circolo vizioso. Che io personalmente, pur in assenza di figli, ho deciso di spezzare. Insomma, non si puo’ fare tutto e bene, a qualcosa bisogna rinunciare e farlo cosi’ cosi’ o non farlo del tutto.

Per ora ho rinunciato ai lavori domestici, che li fa quasi tutti il Pucciu.
Infatti la rinuncia alla performance e’ un po’ cosi”: Vita mea mors tua.

mercoledì 8 novembre 2006

La toilette, Elisabetta ed io

In un momento di incazzatura globale contro il modello di donna "monachella infilzata" mi sono rotta le balle ed ho scritto all'On. Gardini, dopo il terribile trauma che ha subito nel bagno delle donne del Parlamento. Mentre scrivevo il Pucciu mi diceva: "attenta, non esagerare che poi andiamo nel penale". Vabbeh, ho giusto scritto due righe, neanche offensive. E mi ha risposto! Direi che rispondere non e' esatto, dal tono della mail direi che e' una risposta standard. Apprezzo comunque il feedback. Comunque vediamo cosa la mia penfriend mi dice (sono passi scelti):

Vede una cosa è vivere la propria sessualità liberamente,
una cosa diversa è volere imporre il proprio "stile di vita" come modello
che da addirittura la felicità.


Siamo alla dittatura Transgender
? Luxuria forse sta obbligando gli onorevoli a scambiare bagno, a vestirsi da persone appartenenti all'altro genere? sarebbe carino, molto disruptive della gender performativity. (questo e' post moderno, lo dico perche' fa sofisticato). Se interessa leggetevi Judith Butler

Ma procediamo nella lettura:

Guadagno si preoccupa della sensibilità degli uomini, ma non di quella delle
donne. Un preoccupante maschilismo. E poi non è un transessuale. E'
fisicamente uomo. Tecnicamente un "trasformista", come mi ha confermato un
medico in una sua lettera.


Un trasformista? Veramente credo si dica trangender. Complimenti al medico per il lessico forbito. Certo che ci vuole poco a shoccare la on. E poi, ora scusate, che cosa ha mai visto in quel bagno? non so voi, ma io quando vado nei bagni misti e non vado nel mio bugigattolo ed esco tutta vestita, mica con gli slip calati. Poi scusate, transessuale si' e transgender no? Mi ricorda la prof del ginnasio che proclamo': l'omosessualita' e' natura, ma essere bisessuali e' VIZIO!!! qual'e' il criterio?

Preparatevi che ora arriva la parte morbosa:

Ma tornando al nostro tema, secondo lei un uomo a tutti gli effetti (a
Matrix si è vantato, e non per la prima volta , dei suoi rapporti "attivi")
può pretendere che lo Stato lo riconosca donna?


Ma che cosa gliene frega alla nostra beniamina di quello che la gente fa in camera da letto?
Il mio punto e': ma al di la' di tutto che ti tolgono a te? Stessa cosa per i matrimoni omosex: al di la' delle convinzioni religiose, di pregiudizi di ogni tipo, sul piano pratico due omosessuali che si sposano che ti tolgono? Si sposano e si installano a casa tua? Non ti puoi piu' sposare tu? No, in questo caso uno non puo' fare sesso come crede. Proteggiamo la famiglia: la famiglia tradizionale puo' essere la culla dei peggiori traumi, odi e marasmi che esistono. Aggiungo che e' un po' un istituto patriarcale. Oh, "patriarcale" dovevo dirlo almeno una volta.

Ora la parte intellettuale:

Lo sa per esempio che alla conferenza internazionale
delle donne a Pechino, nel 1995, avrebbero stabilito che i sessi non sono
più due ma cinque? e che contemporaneamente c'erano molti delegati,
soprattutto europei che volevano abolire diritti come la libertà religiosa e
la difesa della maternità e della famiglia?


Cinque sessi? Avrebbero? La piattaforma di Pechino e' del 1995, quindi o hanno riconosciuto cinque sessi oppure no. Ho dato una letta al testo della piattaforma e quando si parla di sessi di dice "both sexes". Due, quindi. Non cinque. Ma ho voluto dare una chance ancora alla signora e cercare "gender" e vedere se si parla di trangender or transexual. NADA.Non esistono neanche. In un testo delle Nazioni Unite.
Mi pare abbastanza brutto.

E qui finisce l'appassionante lettura. Le obiezioni della signora mi paiono deboli e ci sono parecchie imprecisioni che denotano un po' di ignoranza su alcune questioni.
Ad essere proprio buoni.

martedì 7 novembre 2006

Rieducational Channel in Etiopia



Da manufanti, cronache etiopi:

breve fotoromanzo sulle gioie e i dolori dell'educazione in etiopia, regione oromia. regione per modo di dire visto che ha 23 milioni di abitanti e quasi 7 mila scuole elementari. la maggior parte costruite con il contributo in contanti o in ore lavoro delle comunità locali. i fondi che gli uffici provinciali ricevono bastano infatti appena a coprire lo stipendio degli insegnati e dei funzionari. e a comprare qualche libro di testo, ma mai abbastanza. risultato: classi di almeno ottanta studenti in aule buie come caverne. se i banchi non bastano si riciclano le latte degli aiuti alimentari firmati USAID. le scuole si finanziano affittando terreni, vendendo legna, producendo ortaggi.

ho anche avuto la fortuna di assistere alla prima lezione con schermi al plasma della mia vita. la grande enfasi sul raggiungimento dell'educazione primaria per tutti sta iniziando a mettere sotto pressione le scarse strutture esistenti per la scuola superiore. soprattutto mancano insegnanti qualificati, brillantemente sostituiti con schermi al plasma che trasmettono lezioni in un inglese sudafricano che qui pochissimi comprendono. la trasmissione è centralizzata, quindi non si può stoppare per riascoltare. e se manca la corrente, cosa assai frequente, si perde la lezione senza possibilità di replica. per fortuna un po' di creatività e spirito di iniziativa sembrano sopravvivere anche a questi paradossi: una scuola superiore si è autofinanziata proiettando ogni sera a pagamento le partite dei mondiali. non a caso quel poco di inglese che si parla nelle aree rurali (sempre più che in italia) è fatto di arsenal, machester united e beckam. rieducational channel in etiopia prosegue con il nuovo insegnamento di "educazione civica ed etica", opportunamente sviluppato dal governo centrale, nonostante la definizione dei programmi scolastici sia ormai di competenza delle regioni. i funzionari ruotano al ritmo di quattro all'anno per ogni posizione. rapide promozioni o politiche epurazioni? in mezzo a tutto questo casino, gli sforzi di insegnati che fanno ore e ore di straordinario per coprire più classi o degli studenti che si alzano nel bel mezzo della plasma-lezione per spiegare alla lavagna ai loro compagni la lezione sono davvero degni della più grande ammirazione.

sabato 4 novembre 2006

Santino della settimana/4


Stavolta rendo omaggio ad uno dei personaggi su cui ho fatto ricerca. L’enorme privilegio dello studioso è proprio questo: potersi dedicare a ciò che ci interessa e ci stimola.
Abraham Abulafia, cabbalista spagnolo del 13° secolo, visse tra Spagna, Palestina, Grecia ed Italia insegnando ad ebrei e non una singolare tecnica di interpretazione dei testi sacri.
In notturno isolamento, respirando e muovendosi ritmicamente, l’iniziato ricombina versetti biblici e nomi divini in modo da creare nuove strutture di senso, al di là della logica discorsiva. L’attività intellettuale si intensifica, il corpo si riscalda, appaiono luci e visioni di lettere e di figure umane. All’apice dell’estasi mistica, il cabbalista diventa profeta, strumento della voce divina che parla per bocca di lui.
Non stupisce che un simile individuo creda di essere il messia, cosa di cui Abulafia cercò di convincere l’allora Papa. Abulafia si recò a Roma nel settembre 1280, nella speranza di convertire Nicola III alla “vera religione” a rischio della sua stessa vita. Destino (?) volle che il Papa morisse proprio nel giorno del suo arrivo, rinforzando grandemente la convinzione messianica del nostro cabbalista.
Ovvio che un anarcoide del genere meritasse la “scomunica” delle autorità rabbiniche del tempo. Ovvio pure che la sua influenza sul pensiero successivo sia stata enorme, arrivando fino a Freud e ad Umberto Eco.

lunedì 30 ottobre 2006

Fine ottobre


Sempre CCM
Originally uploaded by Shabbetay.
E' fine ottobre e ci sono giornate bellissime.
Domani e' pure Halloween. Per un attimo ho pensato di prendere una zucca ed intagliarci qualche simbolo femminista. Ma visioni di taglierini, sangue, esplosioni di zucche, casino in cucina, emergency room e un Pucciu bestemmiante mi hanno distolta.
Tra l'altro qui i bambini non ci vengono, sono case di studenti e non di famiglie. Poi, ieri dei vicini hanno messo una lattina di birra vuota in bocca ad una zucca intagliata.
Non e' che questo attragga i favori delle famigliole.

domenica 29 ottobre 2006

Santina della settimana/3



Cynthia McKinney, congresswoman

Perché Cynthia: premessa doverosa: pur facendosi paladini della lotta al traffico umani (in particolare donne destinate alla prostituzione) gli Stati Uniti in quanto a donne trafficate hanno i loro begli scheletri nell’armadio. Particolarmente penosa è la vicenda legata alla Dyncorp. Questa azienda, su incarico degli Stati Uniti, provvede ad arruolare personale USA da mandare in missione all’estero. Dopo vari tentativi di insabbiamenti, grazie alla testimonianza di un dipendente Dyncorp, venne fuori che buona parte degli impiegati Dyncorp presenti in Bosnia ai tempi della guerra non solo approfittava regolarmente di servizi offerti da donne trafficate, ma erano attivi nel traffico. Alcuni si erano comprati una donna de tenere prigioniera in casa e di cui approfittare durante la permanenza all’estero. Pratico, no?
Ora, che cosa ha fatto il governo americano? Poco o niente. La Dyncorp è tuttora fornitrice del governo. Il dipendente spione licenziato. Ma hanno fatto i conti senza la nostra Cynthia. Dunque godetevi questo breve video della nostra santina che interroga Rumsfeld al riguardo di questo e di altri fatterelli. Lui mi fa quasi pena.


P.s. A onor del vero, devo anche ammettere che la Cynthia ha menato una guardia del Congresso che per l’ennesima volta non l’ha riconosciuta come representative e non voleva permetterle di entrare….Ma nessuno è perfetto, nemmeno i santini della settimana.

venerdì 27 ottobre 2006

Tradizioni americane

A parte festeggiare massacri dei nativi (festa conosciuta anche come Thanksgiving), ci sono altre tradizioni americane un po' piu' allegre. Premessa: non abbiamo una rutilante vita sociale, un po' per impegni di studio un po' per le scarse capacita' di socializzazione degli americani o forse come dice il Pucciu e' tutta colpa mia che non piaccio nessuno. Comunque sia abbiamo una coppia di amici sudamericani che aspettano un bambino per gennaio. E ci hanno invitato ad un "babyshower" a novembre.
Allora il Pucciu che fa il saputo anche su cose che non sa mi si e' un attimo inceppato. Lo vedevo cercare di associare baby=non ancora nato shower=doccia. E come si fa? si fa la doccia al bambino? Impossibile. E' riuscito solo a partorire l'idea che forse si vedeva tutti insieme il video dell'ecografia. Io invece che di cazzate ne so a caterve gli ho calato dall'altro la spiegazione.
Il baby shower implica che la futura mamma e le amiche si trovino tutte insieme a festeggiare portando ognuna un regalo per il futuro/a piccino/a. Ma siccome siamo negli USA, e' tutto organizzato. Primo: la mamma fa la lista, un po' come la nostra lista nozze. On line. Cosi' tu scegli il regalo (il balla balla nel nostro caso), e lo fai spedire direttamente alla famiglia. Poi, il party e' organizzato: cioe' ci sono i baby shower games, centinaia, a quanto sembra. Uno pare che sia dover indovinare quanti pezzi di cartaigienica ci vogliono per fare il giro vita di una partecipante.
Comunque, il babyshower a cui siamo invitati dovrebbe essere un po' diverso, dato che gli amici sono brasiliani e che anche i maschi sono invitati.
Inutile dire che spero in Caipirinha a carrettate.

giovedì 26 ottobre 2006

Mafalda mon amour



Sto imparando lo spagnolo ed una mia prof mi ha prestato i fumetti di Mafalda, che qui negli States non la conosce nessuno. Chissa' come mai. Sara' stata bollata come troppo sovversiva. Sara' sulla lista nera di George Bush.
Mi compiaccio, anche perche' e' anche un po' femminista.

martedì 24 ottobre 2006

We walked!



Alla fine eravamo presenti alla prima Guluwalk della storia di Cincinnati. Pure le manifestazioni qui sono diverse. In primo luogo da notare la straordinarieta' assoluta del fatto di camminare e non guidare per ben 5 miglia. Infatti, eravamo tutti coperti da assicurazione. Si sa mai. e ci davano da mangiare e bere gratis, che si sa, il free food attira.

Poi, uno pensa: sabato pomeriggio, la manifestazione passa in centro, ci sara' tanta gente. eh no, non qui dove Downtown e' fatta di soli uffici, poche abitazioni e negozi. Un deserto assoluto. Pero' c'era gente in macchina. Ed infatti uno degli slogans piu' gettonati era: "honk for peace!"

Un po' deludente la mancanza totale dei media: voglio dire, la scorsa settimana la notizia centrale delle news riguardava due soccer moms beccate a farsi le canne (e se io fossi una soccer mom mi fare di eroina) e neppure un piccolo trafiletto su 100 persone che marciano per la pace. Vabbeh che l'Uganda la maggior parte degli Americani manco sa dove sia...

Il bello della vita di coppia



Anche le femministe nel loro piccolo rischiano di diventare gobbe a stare sempre sedute a studiare i mille modi di fregare il sistema patriarcale. Ma la lotta e' lunga e logorante, dunque lo Yoga aiuta.

Ero tranquilla in cucina nella posizione dell'aratro (vedi foto sopra) quando - cercando di erudire l'intellettuale di casa riguardo ai benefici dello Yoga gli dico: Vedi Pucciu? Questa e' la posizione dell'aratro!Che fa benissimo alla schiena,bla,bla bla..

Non vi dico che posizione il Pucciu mi ha detto che voleva assumere lui (con me, suppongo)

Un poeta.

domenica 22 ottobre 2006

Il santino della settimana/2


Questa settimana il santino lo decido io, quindi, first things first: Franco Lechner, alias Bombolo, pura leggenda per chi, come me, si è nutrito di pessima tv negli anni '70 e '80. Segue doverosa apologia di un amabile tonto un po' grossolano, esilarante perchè assolutamente improbabile (qui la fonte agiografica):
Bombolo non ha bisogno di connotarsi per le vicende che causa o che gli si muovono intorno: Bombolo è Bombolo sempre e comunque, è Bombolo e basta a cominciare dal nome. L'unicità della sua figura può quindi essere estrapolata non solo dai diversi film nei quali recita, ma addirittura dall'intero cinema, per restare solo smorfia, maschera da commedia antica. La sua faccia grassoccia e assurda, con due occhi azzurri, bocca perennemente piegata in una smorfia goffa, da vero teatro classico, costituisce di per sé una sicura fonte di comicità.
Bombolo si produce inevitabilmente nel lamento italianissimo del "ma chi me l'ha fatto fare" o "in che situazione mi sono cacciato", trionfalmente punteggiato dal suo intercalare-sputacchio che senza dubbio costituisce un suo personallissimo marchio distintivo. Pur nella sua apparentemente minore figura di "scemo" Bombolo è una potente incarnazione delle piccole patologie nazionali: vittimismo, cilatroneria, sessuomania, ma anche un liberatorio quanto becero turpiloquio: i vaffanculo e i "me cojoni" di Bombolo sono tra i più intensi e trascinati dell'intero genere. Nella sua brutale evidenza, il personaggio costituisce dunque una sorta di grado zero dell'arte comica, un ritorno alle origini, una scorreggia in faccia all'accademia.
Anche i brutti hanno diritto alla legenda, ed a noi piace immaginare Bombolo su di una nuvoletta unta e malinconica, ma inevitabilmente accanto a James Dean.

venerdì 20 ottobre 2006

Dear professor Taco Bell

Ma anche professor Disney, Toyota professor etc. Infatti le grandi corporations qui negli states finanziano cattedre universitarie, costruzioni di edifici e borse di studio. Tanto che ormai si parla di corporatization delle università. Per esempio, la University of Cincinnati è una Pepsi University: in tutto il campus le 50.000 persone che ci studiano e lavorano non possono comprare altro che prodotti Pepsi distribuiti dalle apposite macchinette. Ci sono anche Coca Cola Universities e spesso il corpo studenti non ha neppure la possibilita' di vedere i contratti che la loro istituzione stipula con queste corporations.

Vantaggi per l’Università: soldi.

Alcuni vantaggi per le corporations: si crescono i dirigenti del futuro, con i finanziamenti possono dirigere la ricerca in direzioni a loro utili. Problema: non dovrebbe essere l’università una sorta di luogo libero dalle pressioni del mercato? Non dovrebbe anzi essere un luogo di riflessione e di critica sulla società/mercato in cui si vive?

Due studenti americani hanno invece deciso di approfittare del sistema ed hanno offerto se stessi come pubblicità viventi. Tipo: siete produttori di cereali? Pagateci e noi mangeremo i vostri cereali, parleremo dei vostri cereali. Hanno trovato corporations che pagano loro le tasse universitarie.
Altro esempio pratico: sono andata dal medico (qui in universita') per un controllo. Dopo la visita dice che mi deve parlare. Mi aspetto le solite domande tipo: “Hai una vita sessuale promiscua?”- Magari- Etc etc, e invece mi allunga bel bello un volantino di una casa farmaceutica che pubblicizza un vaccino che protegge da certi tipi di cancro alla cervice, dicendomi quanto costa il vaccino, quante dosi si devono prendere, etc. Ora, io avrei anche potuto non sapere cosa e' la cervice, o che determinate infezioni possono evolvere in un cancro alla cervice.
Pero' so che esiste la tal casa farmaceutica che per 450 dollari mi inietta tre dosi di questo vaccino.

sabato 14 ottobre 2006

Santino della settimana/1



Theory trading card da http://www.theorycards.org.uk/main.htm


Si apre la rubrica "santino della settimana".

Perche' Foucault?: Non potete vivere nel 21esimo secolo senza sapere almeno qualcosetta su Foucalt. Che era un genio. Se gia' sapete, meglio cosi'. Se no, vedetevi in giro qualcosa sulla sua concezione del potere e sulla sua reinterepretazione del panopticon di Jeremy Bentham.

Utilita' di Foucault ( e del post modern in generale): considerate che ieri prima di dormire ho chiesto al pucciu se si considerava un post-moderno. Questo per fargli credere che oltre che bellissima sono anche coltissima. quindi, utilita' elevata. (dopo 7 anni, una deve pur arrabattarsi)

Grazie Michel!
(a proposito di rubriche settimanali, andate da Blurb, interessante, fra le varie cose, la rubrica settimanale sulla Corea)
Link nella colonna accanto. Dal Mac linkare e' un bordello.

..azzo! Sono tesoriera

Mi hanno fatta tesoriera della nostra associazione di graduate students. Siccome il Pucciu mi aveva detto che non essendo cittadina americana praticamente non potevo toccare soldi di associazioni varie se non con complicatissime operazioni che probabilmente coinvolgono FBI, CIA and CSI che ho fatto io? Mi sono offerta volontaria, proponendo pero' che il mio nome non figurasse da nessuna parte. Volevo restare una specie di eminenza grigia.

E invece no, ora il mondo lo sa. E che non ho potuto resistere, mi faccio punto d'onore di mettere le mani su quanto piu' denaro possibile la munifica University of Cincinnati ci elargisce.

Ora, comincia una carriera sfavillante che mi portera':
1) alle vette di Wall Street. Mi vedo gia' scattare per Manhattan inguainata in un super tailleur e molestare sessualmente i miei sottoposti maschi -sono femminista mica per niente, no?
oppure:
2) In galera. E qui non mi viene in mente niente di cool per commentare.

mercoledì 11 ottobre 2006

Cosa ti metti in faccia (e altrove)?



Ogni mattina, tra creme per la faccia e per il corpo uso cinque creme diverse.
Ci spendo in media 250$ l'anno, ogni anno.Solo per la faccia.
Ma qui Deep Skin permette di vedere quanto sono dannose le creme che ci mettiamo addosso.
E quali sono le compagnie che hanno firmato un protocollo per garantire maggiore sicurezza nei loro prodotti.

martedì 10 ottobre 2006

lunedì 9 ottobre 2006

Dallas cowboys e Hamburgers

Ieri cena in posto famoso per gli hamburgher. Molto americano, seduti direttamente al bancone del bar. Pucciu, io e suoi compagni abbastanza integralisti protestanti. Persone perbene, molto morigerate e quiete. anche troppo.

Stufa di cianciare con la mia vicina di bancone-io gia' mi sentivo in un telefilm e fantasticavo di essere abbordata da uno che mi offrisse da bere e mi chiedesse :hai fuoco?- mi sistemo meglio sullo sgabello onde non spaccarmi il femore cadendo e mi concentro sulla partita di football che danno alla tele. Dallas cowboys e Philadelphia. Ora, parte la mia acutissima capacita' di decostruzione femminista guardando questo gioco e tutto il circo che ci sta intorno con occhio critico. E ci vedo: celebrazione della nazione, "panem et circenses", celebrazione della mascolinita'. Giusto per citare qualche cosetta.
Poi guardo meglio e ci vedo dei figoni niente male che corrono poderosamente, luccicanti di sudore, piuttosto maschi e prestanti. Tanti, immensi, non smettono di correre...
Finche' la mia vicina si riscuote dal torpore e: "Fede, tu che hai un background cattolico, che ne pensi della Vergine Maria?"
...

giovedì 5 ottobre 2006

Black is a color

Quando il Pucciu ed io ci facciamo un giretto per il quartiere (abitato da studenti e famiglie afroamericane) succede che alcuni mendicanti neri ci chiedano dei soldi. Lo fanno in modo educato, discreto, ed una volta sola. Questo perché se la polizia li becca, e la polizia di Cincinnati è razzista, sono problemi seri.

A Cincinnati, se sei nero e ti metti al volante, è buona norma ricordarsi di levare il portafoglio dalla tasca della giacca o dei pantaloni e di tenerlo sul cruscotto. Infatti, se ti ferma la polizia, è meglio che tu tenga sempre le mani in vista, onde evitare che si innervosiscano vedendoti frugare nelle tasche alla ricerca, chi lo sa, di una pistola.

A Cincinnati, in pieno centro, c’e’ il ghetto, che sarebbe anche la parte antica della città. Ironia della sorte il ghetto, che si chiama Over the Rhine, era nell’800 abitato dalla creme intellettuale della città. Ora circolano per le strade di Over the Rhine ragazzini neri che se va bene non fanno nulla, se va male spacciano e spesso rimangono coinvolti in sparatorie. Nel 2001 a Cincinnati ci sono stati i cosiddetti "riots". Di fatto c’era il coprifuoco ed i confini del ghetto erano sorvegliati dalla polizia. I riots sono scoppiati perché in una notte la polizia ha ammazzato due ragazzi neri. Dal 1995 al 2001 15 maschi neri
sono stati ammazzati dalla polizia e nessun bianco.

A Cincinnati i ragazzi neri sono praticamente vestiti tutti uguali: jeans a cavallo bassissimo, ampio, maglietta bianca e cuffia in testa.
Ho chiesto il motivo e tra il serio ed il faceto mi è stato detto che quando uno è rincorso dalla polizia si confonde meglio tra gente vestita come lui.

martedì 3 ottobre 2006

Il patatrac di Yom Kippur

Bene. La mia fulgida carriera accademica nello splendente mondo della mistica ebraica è già terminata. Con un solo articoletto di una decina di pagine, neanche ancora pubblicato, sono riuscito a mettermi contro le due massime autorità del campo. Uno mi odierà perché critico la sua interpretazione di fenomeni legati ad un cabbalista che lui studia da trent’anni. L’altro già si è offeso perché nel mio articolo non ho citato un suo “fondamentale” studio sull’argomento. Non male, vero?
Temo che mi toccherà riciclarmi come santone, a vendere braccialetti benedetti come i cabbalisti amici di Madonna...

sabato 30 settembre 2006

The Illusionist



Andate a vedere al cinema The Illusionist
Poetico, con una bella ambientazione.
Edward Norton e' molto bravo, ma anche Paul Giamatti (sideways) e' bravissimo.

Vi diro', alla fine quasi mi dispiace che siano solo illusioni e non magie vere.
se esistesse la magia avrei fatto apparire dei pop corn, che' il Pucciu non me li compra...

lunedì 25 settembre 2006

Da Toronto a Cincinnati

Week end lungo a Toronto, alloggiati vicini a Chinatown. Pezzi di oca laccata, maiali e seppie appesi nelle vetrine dei ristoranti cinesi che mi sembravano molto "authentic", pure troppo.
Esperienza surreale a "Corso Italia", zona italiana di Toronto dove si sentono parlare piu' dialetti del Sud che italiano ed inglese. Pausa caffe' in un perfetto bar di paese italiano (macchina del caffe' Gaggia, baci perugina e pasterelle) rimasto agli anni 70 con collezione di foto delle nazionali italiani.
Toto Cutugno nell'aria. "siamo una squadra fortissimi" nelle vetrine.

Ed anche un pezzo della wine route dell'Ontario. Ce la siamo tirata degustando vini locali e criticandone la scarsa persistenza.
Comunque vini buoni e paesaggi splendidi.
Da rifare.

giovedì 21 settembre 2006

Lego e identita'


Con il Lego ho sempre fatto schifo. Mia sorella costruiva astronavi della madonna, strutture sofisticatissime multidimensed io a malapena la casetta a un piano. Ci inchiodavo gli omini e bon.
Comunque un po' anch'io sognavo Legolandia (ma esiste davvero?) leggendo Topolino.

Eppero, i tempi sono cambiati. Oggi il Lego diventa tool per fare studi sull'identita'.
O comunque, loro ci provano.
Inutile dire che l'immagine che vedete si riferisce ad una forte identita' femminile (cavalca la tigre!)

martedì 19 settembre 2006

Vicinato

Eccitanti novita' nell'eccitante quartiere di Clifton.

abbiamo una nuova vicina a cui ci siamo presentati ieri. Non le ho offerto una torta di mele come si vede nei film, anzi, mi ha beccata mentre con fare indifferente cercavo di sbirciare nel suo appartamento con la scusa di recuperare il bucato nel basement. Il Pucciu, dopo l'incontro mi comunica che non se la fara'. NIente fantasie sessuali con la vicina figa. Eppure e' bionda, strano che al Pucciu non basti.

Ma l'arrivo della bionda ci priva del mitico Bagonghi, gia' nostro dirimpettaio. Come consolarci senza i suoi rutti ed altre emissioni gassose sul pianerottolo, preferibilmente la mattina presto? E, piu' importante, non ero riuscita a terminare la mia indagine riguardo alle sue frequentazioni sessuali. Sospettavo che adescasse le clienti mature dell'hotel in cui lavorava, ma non ho le prove. Mi rimane una foto dei suoi stivali texani, per i momenti duri.

Se ne sono andati anche i vicini rumorosi, e, con mio grande giubilo, ci sono dei vicini grassoni che suonano nella banda della UC. Penso che l'era dei party maledetti e rumorosi sia tramontata. questa e' gente che ha messo le tendine alle finestre, non so se mi spiego.

Poi, il Pucciu al supermarket mi ha indicato con timore reverenziale tale "sopravvissuto alla battaglia di Stalingrado". Se sopravvive anche agli ormoni della carne americana, va messo in bacheca.

La coppia gay dell'enoteca e' sempre li' tranquilla, il vecchiardo che lo becchi sempre in biblioteca che fa le parole crociate anche, il veterano che ciancia con tutti sull'angolo della strada pure. Purtroppo ho un buco nel cuore perche' il sushi man e' andato a sposarsi nel suo paese. riesco a malapena a passare nel suo baracchino occupato da una signora. ancora non ho avuto il coraggio di provare il sushi.


Direi che siamo pronti per ricominciare...

domenica 17 settembre 2006

Back in town

Contrariamente alle premesse, ce l'ho fatta. dopo un viaggio di piu' o meno 24 ore tra attese, scali etc sono arrivata a Cincinnati. Devo dire che mi stavo facendo venire un attacco isterico perche' il pucciu ha tardato 5 minuti a venirmi a prendere e a me gia' veniva da piangere, che non avevo i dollari per un eventuale taxi, che vaffanculo dopo 3 mesi poteva almeno non sbagliare terminal (infatti nella mia testa lui non era li' perche' aveva sbagliato terminal), che le valigie pesavano come piombo e dunque sarei morta di fatica e dolore accasciata in un angolo di CVG Kentucky airport. Da sola, forse in uno stand di Starbucks. Che morte cheap.

Malgrado il mio carnet di incontri folli e occasionali durante i viaggi (seguaci di Scientology, pazzi certificati, agenti carcerari di Pianosa, etc), non ho conosciuto nessuno. Solo Lars, il mio addetto alla sicurezza a Francoforte. Che mi restera' sempre nel cuore, un po' perche' ormai sa tutto su di me ed i miei bagagli, un po' perche' mi ha permesso di tenere con me un campioncino di crema idratante. Mi ha anche chiesto se avevo qualcosa che potesse essere usato come arma. Volevo dirgli "il mio fascino", ma mi sarebbe costato davvero troppo caro.

venerdì 15 settembre 2006

Povero Muccino...

Esce oggi negli States "The Last Kiss", con protagonista una delle squinzie di "The O.C.". Di che parla? "An engaged 30-year-old struggles to see if there is more to life by having an affair with a young college student" (CinWeekly). Maggiori dettagli sul CityBeat: "Engaged and on the brink of 30, Michael is terrified that all mistery will evaporate from his life when he marries longtime girlfriend Jenna. His crew of friends doesn't help matters, all of whom are either unhappily married, unhappily jilted or happily single. Enter Kim, a flirtatious, impossibly cute college girl who's dead-set on grabbing Michael for herself. Ah, what's a man to do?"
Ricorda niente?

lunedì 11 settembre 2006

Destino infame

Volevo votare qui per far vincere al tipo del Flying Spaghetti Monster un premio per lo humor di non so più quale rete televisiva. Ma mi sono bloccata. In lizza c'è anche l'opera completa di Calvin e Hobbes.
E ora?

Fede si guarda l’ombelico



Questa estate è andata storta. E sono fortunata a potermene andare anche se purtroppo lascio qui persone che ho a cuore in condizioni difficili. Dunque sabato parto e non sono contenta né di partire né di restare qui.
Ergo, romperò le balle al malefico Pucciu. Questo è l’assioma della coppia nostra, non so se lo avete capito. Qualunque cosa succeda, io tiro fuori la mia innata drammaticità - che a due anni mi spinse a dichiarare, previo strapparsi fiore dai capelli: “Io mi uccido!” Non ero depressa, solo egocentrica. Le mie zie stavano cambiando il pannolino a mia sorella e non prestavano attenzione a me ed al suddetto fiore. Uccidersi era il minimo.

Ma comunque, dicevamo, mi attaccherò alle tende, abuserò della pazienza del Pucciu dicendogli però che lo faccio perché ho una personalità complessa e sfaccettata e tormentata molto fascinosa. Non la berrà. Troverò anche modo di deprimermi perché dopo 3 mesi in Italia il mio inglese farà schifo. Questa la berrà, perché è vero.
Per il resto, mi aspetta il campus e tra poco i colori autunnali da fotografia. Imparerò lo spagnolo, così parlerò nessuna lingua bene ma tutte mediocremente. Tanto quello che è mediocre va alla grande ovunque, dunque perché no? (notate che osservazione pessimistico/depressa)
Scriverò la tesi di Master e cominceremo a chiederci dove vivere e cosa fare l’anno prossimo.
Mi aspettano anche delle amiche che non vedono l’ora di mangiarsi i gianduiotti (volevano quelli di Gobino, ma non capiscono nulla - io gliene porto di meno cari) e di scolarsi bottiglie di rosso raccontandosi casini sentimentali e pettegolezzi. Andremo al cinemino di quartiere. Al balletto ed ai concerti, e anche di nuovo a Toronto.
Mi ritufferò nei pipponi femministi.
Il Pucciu mi coccolerà anche se sono rognosa, a costo di farmi ubriacare ogni sera per rilassarmi.
Alla fine, cazzo, neanche questa volta la depressione durerà.

mercoledì 6 settembre 2006

Mai più senza


Premessa: un tempo, viaggiando in aereo, nella tasca di fronte al sedile di ogni passeggero, oltre alle istruzioni per la sicurezza e al fondamentale sacchetto per il vomito (di cui un amico agente di viaggi possiede un’invidiabile collezione), trovava posto un misero catalogo del Duty Free shop, contenente sigarette, profumi, Toblerone e poco altro. Oggi – perlomeno sui voli da e per gli Stati Uniti – un malloppo di varie centinaia di pagine occupa buona parte dello spazio che vorremmo farcire con libri e quotidiani. Ai tempi di “Cuore”, gli imperdibili oggetti in catalogo sarebbero stati sbattuti in blocco nella rubrica “Mai più senza”. Oggi, certa di farmi cosa gradita, qualche anima gentile si è persino premurata di farmi trovare nella buca delle lettere un buono d’ordine per questo prestigiosissimo pugnale in porcellana lavorato e dipinto a mano.
Visto che l’oggetto è in edizione limitata e si aspettano una “strong demand”, non volevano rischiare che mancassi l’occasione. Che premurosi.

sabato 2 settembre 2006

Celebrity spotting

Ora me la tiro.
Ero a New York a fare da pastore (ah, la vocazione messianica!) ai miei per qualche giorno. Usciamo da un locale del Meatpacking District e una limousine nera ci si ferma davanti. Scendono alcuni ragazzotti a me sconosciuti ed io passo oltre chiedendomi chi possano essere. A quel punto ci raggiunge mio padre, dicendo: “Avete visto chi è uscito dalla limousine? Brad Pitt!” (senza Angelina). Dunque, tecnicamente io non l’ho visto, ma di sicuro lui ha visto me. Mi avrà riconosciuto?

mercoledì 30 agosto 2006

Tele ed io

Mi autodenuncio: ho passato la serata davanti alla tele. Prima CSI Miami—un pezzo non l’ho capito perché il Pucciu m’ha chiamato da NY e dunque mi sono persa il clou. E mi sono quasi anche commossa vedendo Orazio che va in chiesa a chiedere perdono dopo aver ammazzato “El Diablo”. Va beh, poi cambio e finisco sulla 7 a guardare la Tata.
Ma che odiosa. Almeno negli States la nanny ha uno scicchissimo accento britannico, qui è una peppiona lombarda vestita male. E questi bambini, sì sono selvaggi, ma niente in confronto ai piccoli piromani, maniaci e mini serial killers che infestano la versione USA. Questi bambini Italiani mangiano la Nutella fuori pasto e berciano come pazzi. Insopportabili, ma noiosi, mica davvero pericolosi. Anche senza la tata si può far capire ai pargoli che no, la Nutella alle 12,30 proprio non è una sana abitudine. I genitori in questione davano anche regolarmente birra allungata alle gagne, che proprio non è il massimo. Date loro champagne, perlomeno.
E poi sta madama gira in carrozza, mentre la Nanny nostra gira su una macchina Inglese molto fichetta.
No, questa tata io la boccio. Meno male ci sono le repliche di Sex and the City.
Aspetto comunque trepidante le Pupe ed i Secchioni. Finalmente un reality che davvero sfida gli stereotipi di genere. (troppo provata per i pipponi femministi-ripiego su salaci battutine)

domenica 27 agosto 2006

Le gioie della maternità

Ho sognato almeno due volte che aspettavo un figlio. Non che fossi molto contenta. Soprattutto nel sogno pensavo che il/la bambino/a sarebbe nato negli USA e sarebbe stato/a, con mio grande disappunto, americano/a. Pensavo anche alla mutua gratis in Italia ed al fatto che lui/lei non l'avrebbe avuta.
Comunque.

sabato 26 agosto 2006

No, non sono stato in vacanza: noi studiosi non lo siamo mai, come tutti ben sapete. E' che fa caldo, e quando lo si deve sopportare in una citta' con il clima di una foresta pluviale ma senza foresta ne' pioggia - e senza mare ne' montagna - dopo un po' le energie ti abbandonano. L'aria condizionata in casa non funziona, mentre quella in universita' "is freezing my ass", tanto per essere fini.
Fede e' stata temporaneamente rimpiazzata dai miei genitori, con ovvi vantaggi e svantaggi del caso. Fra i primi, cucina e pulizie a carico loro; fra i secondi, improbabili regali e nefaste "migliorie" della casa.
Almeno ho raggiunto due traguardi di quest'estate: riesco finalmente a tradurre dal tedesco, e ho preso la patente americana. Poi ho visto un paio di film che consiglio: l'ultimo Woody Allen ("Scoop") e "Thank you for smoking". E mi sono scassato un'intera aragosta del Maine al Seafood Fest sulle rive dell'Ohio. Ecco. Ora me ne vado a New York per qualche giorno.
Poteva andarmi peggio.

mercoledì 9 agosto 2006

La donna non più bionica

C’era una volta, una ventina d’anni fa, una leggiadra fanciulla che correva a velocità supersonica per le praterie dell’Ohio. Oltre alle gambe, aveva orecchio e braccio destro bionici, ma ciò non intaccava minimamente la sua bellezza, normale e rassicurante (tutto il contrario di una Pamela Anderson, per intenderci). Jamie Sommers aka Lindsay Wagner ha allietato innumerevoli pomeriggi della mia infanzia. Potete quindi immaginare il mio scoramento nel trovarmi la fu donna bionica, visibilmente invecchiata, lamentare problemi d’insonnia in una pubblicità televisiva. L’allora biondo agente speciale della CIA, che combatteva il male – spesso sotto forma di spie russe: erano ancora tempi di Guerra Fredda – diventata una qualsiasi signora di mezz’età che fa l’imbonitrice di materassi. Che tristezza…

martedì 8 agosto 2006

Seduta e profumata

Come mi arrabatto in "quei giorni" voi, volenti o nolenti lo avete saputo. Ma qui mi fermo per condividere con voi la mia gioia. Ho saputo dalla tivvù che ora posso scegliere salvaslip profumati agli agrumi e assorbenti con le molle per sedute più comode.
A lasciarsi cadere sul divano con la grazia da rinoceronte gonfio di "quei giorni" magari c'è il rischio di rimbalzare, chissà...

domenica 6 agosto 2006

Motivi per stare al mondo/4

Dunque, sono a Torino a lavorare. Diciamo così. Comunque fino a Ferragosto, quando rivestirò i panni della camerierina più goffa della riviera ligure, sono qui.
E questo è male. Questo week end oltretutto me lo sono preso di clausura per lo studio. Però ieri, il moroso della sorella, titolare di fichissima vineria-enoteca arriva con tutti gli avanzi del negozio (ieri era l'ultimo giorno) e 6 bottiglie di vino iniziate in degustazione.
Sei.
Due le abbiamo seccate ieri sera. Da stamani sono sola a casa con 4 bottiglie semipiene.
Qualcuno mi chiami ogni tanto per assicurarsi che non sia in coma etilico, please.

giovedì 3 agosto 2006

Sul cinema italiano: primi risultati

Ringrazio chi ha finora partecipato mandando suggerimenti sulle pellicole da includere in un corso sull'Italia raccontata per film. Elenco qui di seguito alcuni titoli segnalati, ai quali aggiungo alcune mie proposte. Fatevi sotto, c'e' ancora molto da fare!

Roma citta' aperta
La dolce vita
Respiro
Il gattopardo
Marrakesh Express
Non ci resta che piangere
Santa Maradona / Ovosodo
La donna della domenica
Toto', Peppino e la malafemmina
Matrimonio all'italiana
I cento passi
Milano odia: la polizia non può sparare

martedì 1 agosto 2006

Pare che

Io abbia ottenuto un lavoro. Mi danno lavoro (teniamo ditina incrociate che non si sa mai) dei Giapponesi. Che non ho mai visto e probabilmente mai vedrò.
Mi danno anche dei soldi, che spero non siano virtuali anch'essi.
Bene, il Pucciu potrà smettere di dire che sono una mangiapane a tradimento.
E son soddisfazioni.
Ora mi viene il terrore che però magari cambino idea.
Uh, gessù, ho l'ansia.
Vado a bere che mi passa.

lunedì 31 luglio 2006

Life is now

Si lamenta che è al telefono (scopriremo poi aggratis, anzi « zero ») con la mamma da un’ora. Chissà cos’ha la mamma da ridire. In fondo la nostra biondina ha solo mandato a monte un matrimonio e tutto quel che comporta perché Muccino(!!!) – evidentemente incapace di digitare più di una parola per SMS- la tempestava di “No!”.
Soldi per il rinfresco: andati.
Figura di merda con parenti amici,e prete:fatta
Casa comprata coi soldi di mamma e papà: da rivendere.

Ma almeno ora la nostra beniamina può farsi vedere in reggiseno mentre fa la cazzona con Muccino su una spiaggia. Che poi sarà Fregene, anzi Freggene. Mica niente di esotico, che va bene fuggire al grigiore della mediocrità, ma mica andiamo troppo lontano. Poi non prende il cellulare.
E poi: “Life is now”.
Ah, beh.
Allora preferisco le ciccione televenditrici americane che mi intortano per comprami l’elettrodomestico ma almeno volano più basso. Niente slogan pseudoprofondi e pseudofilosofici.
Solo tanto, sano consumismo.

sabato 29 luglio 2006

7 film per un corso

Cari discepoli, amici e incontri occasionali,

Nel dipartimento in cui lavoro stiamo mettendo in piedi un corso sul cinema italiano. Ci servono 7 film. Non i migliori, ma quelli che meglio descrivono l'Italia, la sua cultura, e i suoi abitanti. Possibilmente ambientati in epoche diverse.
Unico caveat: non devono durare più di 2 ore.
Attendo informati suggerimenti ed esperti consigli.
Menzione d'onore sul syllabus del corso a tutti coloro i cui film verranno selezionati. Se poi i meritevoli capitassero da queste parti, garantisco ospitalità e diritto di presentare il film al pubblico della University of Cincinnati.
E scusate se è poco.

giovedì 27 luglio 2006

Ormoni, Cristina d'Avena ed io

Va bene che è estate, che le donne sono un po' più svestite, fa caldo, etc etc.
Ma qui si incontrano maschi che sono un concentrato di ormoni, a discapito dei neuroni. Da due giorni devio il mio percorso per andare a lavorare perchè insidiata da giovane giardiniere del Valentino che mi ha già dichiarato amore eterno.
Incontratolo già due volte in meno di 24 ore, per non dargli l'idea, che sì, lo amo anch'io, mi prendo il bus. Vi dirò, mi mancano i bambocci americani, neppure seminuda ti degnano di uno sguardo.Forse se li attiri con del cibo, allora sì.

Ma parliamo anche del tipo che è arrivato su questo blog digitando: "Cristina D'Avena tette". Io imputo questo colpo di testa al caldo e agli ormoni. Non me lo spiego altrimenti.

lunedì 24 luglio 2006

Motivi per stare al mondo/3

Starsene, dopo abbondante aperitivo, stravaccata sul divano in mutande e maglietta, gambe e piedini duri come il cuoio spaparanzati sui braccioli. Ci aggiungo una lattina di cocacola appoggiata sulla panzetta, e la lettura di Marie Claire di agosto.
Tele in sottofondo: Gilomore girls (che non mi piace, ma l’alternativa era Pozzetto).
Il Pucciu non c’è (sigh) e non mi può rimproverare.
E posso ruttare senza far finta che siano poi “singulti”.

Oggi era il giorno in cui dovevo secondo tabella di marcia, cominciare il mefitico paper di 15 pagine.

sabato 22 luglio 2006

Mondovino

Lo so, l’avrete già visto tutti, ma “Mondovino” è veramente un documentario da non lisciare (come dicevano del leggendario “Panarea”, starring Alessia Merz). E’ assolutamente illuminante. Non parla solo di vino, ma di globalizzazione, di storia, di economia e di ingiustizie. Una ricchezza di temi totalmente inaspettata.
Il vostro Messiah, assaggiatore di vino non abbastanza praticante, si cullava ingenuo e beato, in questa visione idilliaca del mondo del vino, dove tutti sono buoni e servono Bacco per amore verso l’umanità. Beh, dopo la visione del film non comprerò mai più una bottiglia dei Mondavi, di Frescobaldi o di Antinori, nè un vino consigliato da Robert Parker (Wine Advocate).
Lotta vera per la Barbera. Per l’Amarone, rivoluzione.

giovedì 20 luglio 2006

Saturday night

Ci sono passatempi che, alla mia età, ho imparato a godermi anche da solo, ed altri per cui proprio non ce la faccio, e ci rinuncio se non sono in compagnia. Smettetela subito di pensare al sesso! Parlavo di cinema vs. concerto.
Sabato scorso, appurato che nessuno dei (pochi) amici in città sarebbe potuto venire al concerto di Art Garfunkel, mi sono convinto che cantare a squarciagola e con accento improbabile “I’m just a poor boy though my story’s seldom told…” seduto su un umido prato a chilometri dal palco, mentre le zanzare mi divorano, sarebbe stato un piacere impossibile da godersi in solitudine. E poi, diciamocelo, Garfunkel senza Paul Simon è un po’ come Gianni senza Pinotto. Inutile.
Ripiego allora verso il cine di quartiere – per stare zitto in una sala buia a guardare uno schermo non ho certo bisogno di compagnia – e vado a vedere “A Scanner Darkly”. Tratto da un racconto, in parte autobiografico, di Philip K. Dick, è uno strano film d’animazione, girato con tecniche particolari. Alcuni fra gli attori che prestano la propria voce sono stati “cartoonizzati”, così da risultare perfettamente riconoscibili anche da una bestia nell’identificazione dei divi dello schermo quale il sottoscritto. Come in quasi tutti i racconti di Dick (il più grande scrittore di fantascienza degli ultimi 50 anni, a mio modesto parere), il tema centrale del film è l’esplorazione dei confini, resi porosi e quasi indistinguibili da droghe e disturbi psichici, tra realtà e illusione, tra normalità e follia. Devo ancora decidere se il film mi è piaciuto fino in fondo…
ma l’avrò visto davvero oppure l’ho sognato addormentato su una poltrona del cinema?
Allora, se un uomo e una donna, poniamo due depravati anaffettivi ignoranti eterosessuali si accoppiano nei giorni fertili di lei, è probabile che lei rimanga incinta e che poi, se non abortisce, diventi madre. Ricordiamo che sono due depravati criminali, ma quando il/la pargolo/a nasce, ecco che la coppia si trasforma in FAMIGLIA (etero), unità intoccabile e sacrosanta, per cui l’infante dovrà durare parecchi patimenti prima di essere eventualmente spostato altrove. Che merito hanno questi due per diventare genitori? Lei di avere un ciclo regolare e lui di produrre sperma fertile?

Che demerito ha una lesbica, solo perché nella sua camera da letto dorme con un’altra donna, di essere privata dei suoi figli? qui la storia.

Si dice che se un bambino viene allevato da una coppia gay poi non ha modelli, che i compagnucci lo piglieranno per il culo, etc, etc. Ma i modelli se uno li trova anche e talvolta soprattutto al di fuori della famiglia e poi, i bambini sono notoriamente crudeli, pigliano sempre per il culo gli altri bimbetti e se ci fossero più coppie gay con pargoli alla fine le prese per il culo diminuirebbero.

A corollario di tutto ciò proporrei di sfrattare il Vaticano da questo paese. Questo perché mi ha veramente rotto le palle e mi sento che qui non mi paxerò mai. La butto lì. O che si decida per una rotazione, n po’ se li becca uno, un po’ l’altro paese.

martedì 18 luglio 2006

Pubblicità regresso

La Philip Morris, come parte del risarcimento multimiliardario che deve pagare per i danni legati al fumo di cui è stata giudicata responsabile, manda in onda uno spot per invitare i genitori a parlare ai propri figli della pericolosità del fumare. Visto l’ovvio imbarazzo del genitore medio ad affrontare argomenti tanto scabrosi, nel sito della multinazionale del tabacco è a disposizione un campionario di “catch phrases” per riuscire a rompere il ghiaccio senza traumi.
Questa tristissima trovata si inserisce in una campagna che tende a cissare i giovani contro i fumatori (“Speak out against tabacco”, è lo slogan) e che ha già portato al divieto di fumare non solo all’interno dei locali ma anche in prossimità di essi: un mio studente eletto al senato accademico mi ha raccontato orgoglioso di come fosse riuscito a far vietare di fumare entro 25 piedi dai dormitori.
Ora, pur riconoscendo la maleficità del fumo, credo che criminalizzare i fumatori al pari degli stupratori di bambini, isolandoli in teche di plastica trasparente, sia un tantino travisante. Se tuo figlio nasconde un pacchetto di sigarette nel comodino, la faccenda è tanto pericolosa e delicata da richiedere l’aiuto dello psicologo; se invece ci nasconde una pistola (posseduta, a sentire i miei studenti, da metà degli universitari maschi), nessun problema: si sta solo – giustamente – preoccupando della propria sicurezza.

lunedì 17 luglio 2006

Anche le femministe vanno in vacanza/1

E :
lasciano il man-friend a casa. Apro parentesi: durante una serata alcolica a Toronto con le compari femministe decidemmo che alla nostra età dire “boy friend” fa troppo preppy e dunque: “boys are toys, I have a man friend”. Prendetela così. Comunque il mio man-friend è a Cincinnati a sudare sulla ennesima lingua morta e su una viva. D’ora in poi mi insulterà in aramaico e tedesco, e non invidiatemi troppo. Da solo per due mesi e mezzo, e non gli pare vero, di non avere l’imperatrice scassamaroni tra le balle, ma io conto sull’effetto “idealizzazione”. Da lontano sembro meglio. Dunque lo aspetto a settembre in ginocchio con rosa rossa tra i denti che mi viene a prendere all’aeroporto e piange non appena mi vede. Dai Pucciu, fallo!

non fanno un c***o. Il sistema patriarcale non si ferma mai, ma mica posso far tutto io. Per salvare le apparenze sono stagista al BIT (OIL, ILO) e mi alzo pure presto la mattina, ma tutte le mie bellicose intenzioni intellettuali di leggermi i grandi classici della vera femminista sono naufragate. Già devo scrivere un paper di 15 pagine per il 20 agosto. Dunque leggo gialli morbosi che poi mi fanno paura e devo anche dormire da sola. Il ritmo è uno ogni due giorni. Lettura impegnativissima.

Fanno fitwalking. Ebbene sì, mi faccio tutto a piedi due volte al dì tutto il Valentino da Corso fiume al BIT. 7 km. Se non sapete cosa è il fitwalking aggiornatevi, chè io sono sono molto avanti. Questa impresa fisica mi permette anche di acculturarmi: “Al chiosco del Roccioso, quanto è buono il panino di Nino e Marino” O qualcosa di simile. Comunque potete andare a verificare.

Vanno al mare il we. E si depilano! La mia mamma, dopo due mesi che vivevo negli USA. Mi chiese con tono grave: “Fede dimmelo, ti depili ancora?”. Dunque liscia e depilata mi rosolo al sole occupando la mente solo nel decidere quando prendere il sole di pancia o di schiena. Faccio anche la cameriera allo stabilimento durante l’ora di pranzo. Ho la grazia di un facocero che si aggira tra i tavoli e incalzo troppo mia madre con gli ordini e dunque mi ucciderà. Presto.

Al mare fanno small people watching. Quando il sole frigge il cervello, la femminista mica può applicare il micidiale rasoio intellettuale della decostruzione femminista, no? Allora io guardo i gagni (small people) Capirete che non sono bambini, ma un incrocio tra piccoli adulti e sanguisughe. Consumatori avidissimi. A parte che sono in grado di pronunciare la parola mamma almeno una volta al secondo di preferenza urlando (il babbo infatti è sparito ore fa dicendo che si faceva un giro in canoa—ormai sarà in Corsica), ma poi sono scaltri, scaltrissimi. Tempo fa ero al bar. Arriva bamboccetta di anni 3. La piccina, alle 18,30 desidera un pacco di patatine. Non è accompagnata. Pensa di fregarmi ma io: “Peppina, ma la mamma lo sa?” Peppina ha una faccia da poker, non traspare alcun cedimento quando risponde: “sì” e se ne va con le patatine. Arriva la mamma che invece di regolamentare il consumo dissennato della piccola idrovora mi comunica che Peppina ha libertà di ordinare quello che vuole quando vuole. Ah, bene, io aspetto che Peppina mi ordini, un giorno di questi, “un Martini agitato, non shakerato”. Io la guarderò e le chiederò: “Con oliva o senza, peppina?” Comunque io ho la soluzione auqesta situazione di debosciaggine infantile : facciamoli lavorare. Non i bambini, poveri, ma quelli ricchi. So per esperienza di lunghi anni di babysitteragggio che i bambini hanno spirito d’iniziativa. Peppetto, bambino di 5 anni, aveva la scimmia della scopa. La imbracciava e berciava per la cucina: “io PULISCIO, io PULISCIO”. Sai che c’è Peppetto, fai pure. Io mi sedevo e lui puliva. Che bei pomeriggi. E che dire del piccolo (2 anni) Pinetto : a lui piaceva sparecchiare e io, che con lui ho imparato a mettere le gocce nel naso utilizzando mosse di wrestling, glielo lasciavo fare. Il suo infantile entusiasmo faceva sì che lanciasse le cose nel lavandino e dunque la plastica era d’obbligo. Ma sulla spiaggia, facciamoli lavorare, diamo loro una bella task, così stanno tranquillini, capiscono il valore della sana fatica e le mamme e le non mamme possono prendere il sole in santa pace.

giovedì 13 luglio 2006

Chers Amis

Con immenso piacere pubblico di seguito la lettera dell'insigne amico Manu. Amusez-vous!

L'intervista più attesa ed inutile della storia. Volevamo sentire finalmente dalla boca di Zizou "che gli ha detto Materazzi", ma abbiamo ascoltato soltanto qualche riferimento ad insulti alla sorella e alla mamma, i secondi smentiti da Materazzi. La pista porta dunque alla sorella, elementare Watson!

Nessuno avrebbe voluto invece sentire quella frase "Je ne peux pas regretter mon geste". Fresco di tre mesi di frequentazioni accademiche parigine credo di avere i titoli per fornirne una traduzione letterale: "Non mi pento del mio gesto". Mi scuso, ma non mi pento. E azzardo anche una traduzione sociale: il campione citoyen, presentato all'indomani della finale come un modello dal presidente Chirac, che afferma che non ci si deve pentire per avre difeso l'onore delle donne di casa a colpi di testate in mondovisione. Che messaggio arriverà nelle banlieux parigine in fiamme soltanto qualche mese fa? E nelle città di tutti quei paesi arabi o mediterranei dove Zidane è un eroe, purtroppo in fiamme in questi giorni? La giustificazione della violenza per difendere l'onore. Della famiglia, della comunità, della nazione.

Ma scusate, non eravamo noi Italiani quelli passionali, quelli che la mamma non si tocca (chiedere all'editorialista di Der Spiegel), quelli sempre pronti ad autoassolversi. Cari cugini Francesi che al 70% giustificate Zizou, ricordatevi che siamo noi, i campioni del mondo di calcio siamo noi. E anche dell'autoassoluzione. Il Ministro Clemenza Mastella ce l'abbiamo noi. E solo da noi l'ubriacatura mondiale riesce a far invocare la clemenza della corte anche ad un onesto centromediano della politica come Fassino o far dire ad un virtuoso economista come Padoa Schioppa che la vittoria "migliora l'immagine dell'Italia nel mondo". Solo noi riusciamo ad organizzare un volo privato per portare in Portogallo l'avvocatessa di Andreotti per arringare in difesa dello sputo di Totti, come neanche in un film di Totò.

Cari cugini francesi, rischiate di dovervi accontentare ancora una volta, a distanza di una settimana, della medaglia d'argento. Molto meglio lasciare a noi le tragicomiche di Totò, far tacere Zidane, parenti e compagni di squadra tutti, ed accettare la sconfitta con l'ironia di George Brassens, l'eleganza di Catherine Deneuve o il senso di superiorità di qualsiasi vostro concittadino che parli di vino o formaggio. Convincete Zizozu ad invitare Materazzi alla partita per la sua festa d'addio al calcio. Tornate a fare i Francesi. Le sentenze sul calcio dei prossimi giorni diranno se noi nel frattempo continueremo
imperterriti a fare gli Italiani.

martedì 11 luglio 2006

Senza cable

Sono sconvolto. Da un'ora e mezza tutti i canali televisivi principali trasmettono ininterrottamente allarmi su possibili tornado - che per la maggior parte si concretizzano in normali temporali - mostrando cartine della contea e ricevendo testimonianze telefoniche in diretta, del tipo "mi si è scoperchiato il garage".
L'unica alternativa sembra essere "Extreme Exposure", una trasmissione che glorifica il dolore provocato da incidenti sportivi vari, celebrando le slogature e gli sbreghi di decerebrati adolescenti che fanno skateboard.
Non vedo alternative al lavoro dopocena - l'ormai classica correzione dei compiti in piena trance da iperglicemia digestiva...

sabato 8 luglio 2006

Un tranquillo venerdì di paura

Odio lo shopping. Davvero. Eppure ieri pomeriggio mi ci sono buttato mani e piedi in cerca di una camicia di lino con le maniche lunghe. Ora, dovete sapere che l’americano medio è integralista del camiciotto. Ciò che noi aborriamo come la peste è qui considerato il non plus ultra dell’eleganza estiva. Immaginatevi dunque il sottoscritto, a vagolare come un ossesso per delle ore in un centro commerciale grosso come Alba, confrontando modelli, prezzi e colori di fronte a commessi incapaci di darsi ragione della mia bizzarra richiesta. Ovviamente ho tirato la chiusura (ore 21). Ovviamente sto già programmando di tornare nell’inferno di Kenwood per fare un cambio. Dato che la spedizione mi ha prostrato più della miniera, il solo pensiero di un secondo round mi provoca il vomito. In questi momenti mi ritornano sempre in mente gli zombi di Romero…

venerdì 7 luglio 2006

Amarcord

Questa non é farina del mio sacco, ma che c'é di meglio di una lacrimuccia nostalgica per iniziare il weekend?

Lo scopo di questa missiva é quello di rendere giustizia a una generazione, quella di noi nati agli inizi degli anni '70 (anno più, anno meno), quelli che vedono la casa acquistata allora dai nostri genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno la propria fino ai 50 anni.
Noi non abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo votato il referendum per l'aborto e la nostra memoria storica comincia coi Mondiali di Italia '82.
Per non aver vissuto direttamente il '68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori e discendenti.
Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti dopo di noi sì che hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice.
Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a saltare la corda, a giocare a lupo, a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a colori.
Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e con la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata blu con bande bianche sulle maniche e le nostre prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo avute dopo i 10 anni, se le abbiamo avute, altrimenti TEPA SPORT.
Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non Halloween, quando ancora si veniva bocciati o rimandati, e siamo stai gli ultimi a fare la Maturità.
Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci Sentieri e i Visitors, Twin Peaks, Beverly Hills, Candy-Candy, Georgie, Spank, Heather Parisi, Cristina D'Avena e imparato la mitologia greca con Pollon. Siamo una generazione che ha visto Maradona fare campagne contro la droga.
Abbiamo vissuto il terrorismo, abbiamo visto Cernobyl, cadere il muro di Berlino, e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza Ovale.
Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a Pac-Man, odiamo Bill Gates e credevamo che internet sarebbe stato un mondo libero.
Siamo la generazione di Bim Bum Bam, di Clementina-e-il-Piccolo-Mugnaio-Bianco e del Drive-in.
Siamo la generazione che andò al cinema a vedere i film di Bud Spencer e Terence Hill.
Quelli cresciuti ascoltando gli Europe e Nik Kamen, e gli ultimi a usare dei gettoni del telefono.
Ci siamo emozionati con Superman, ET o Alla Ricerca dell'Arca Perduta.
Bevevamo il Billy e mangiavamo le Big Bubble, ma neanche le Hubba Bubba erano male; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto. Siamo la generazione di Crystal Ball ("con Crystal Ball ci puoi giocare..."), delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego a forma di mattoncino, dei Puffi, i Volutrons, Magnum P.I ., Holly e Benji, Mimì Ayuara, l'Incredibile Hulk, Poochie, Yattaman, Iridella, He-Man, Lamù, Creamy, Kiss Me Licia, i Barbapapà, i Mini-Pony, le Micro-Machine, Big Jim e la casa di Barbie di cartone ma con l'ascensore.
La generazione che ancora si chiede se Mila e Shiro alla fine vanno insieme.
La generazione che ricorda l'Italia Mondiale '82, e che ci viene un riso smorzato quando ci vogliono dare a bere che l'Italia di quest'anno è la favorita...
L'ultima generazione a vedere il proprio padre caricare il portapacchi della macchina all'inverosimile per andare in vacanza.
Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe turista.
Non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti. Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale.
Non c'erano i cellulari. Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno le rotelle!!
Mangiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Al limite uno era grasso e fine. Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. Ci trasmettevamo solo i pidocchi a scuola, cosa che le nostre madri sistemavamo lavandoci la testa con l'aceto.
Non avevamo Playstation, Nintendo 64, videogiochi, 99 canali televisivi, dolby-surround, cellulari, computer e Internet, però ce la spassavamo tirandoci gavettoni e rotolandoci per terra tirando su di tutto; bevevamo l'acqua direttamente dalle fontane dei parchi, acqua non imbottigliata, che bevono anche i cani! E le ragazze si intortavano inseguendole per toccar loro il sedere e giocando al gioco della bottiglia o a quello della verità, non in una chat dicendo :) :D :P Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità e abbiamo imparato a crescere con tutto ciò.
Soprattutto, abbiamo avuto la fortuna di crescere come bambini.

giovedì 6 luglio 2006

Grandi Vecchi

Il nonno Gino, patriarca della famiglia di Fede è chiaramente una forza della natura e gode del mio rispetto imperituro. Comunque anche nonno Placido, che oggi avrebbe 104 anni, non scherzava. Originario di un non meglio identificato paesino della campagna cagliaritana, si diede alla macchia scomparendo nella campagna per un paio di settimane quando seppe che l’avrebbero spedito in continente a lavorare, lui che viveva con gli animali, mangiava erba, e non aveva mai calzato un paio di scarpe per i primi 16 anni della sua vita. Ha fatto il panettiere, avuto un banco al mercato, e, durante le due guerre che ha vissuto, si è arrabattato con tutta una serie di lavoretti dei quali ben poco sappiamo. Quando eravamo bambini, ha insegnato a me e a mia cugina l’arte della pinnacola, così da poterci battere a carte, barando. Lo ricorderò sempre per come una volta, in ascensore, ad un vicino che si era permesso d’insultare Stalin, impassibile rispose, in perfetto piemontese: “Vat-la a piè n’tel cül”.

mercoledì 5 luglio 2006

Il virus

Premetto che sono felice per voi, cari amici. Ma permettetemi di preoccuparmi: negli ultimi dodici mesi si sono sposati o hanno annunciato il loro prossimo matrimonio una mezza dozzina di amici.
Tutto è cominciato con il Bessone, uno degli uomini più desiderati d’Europa nonostante la calvizie precoce. Sarà un virus africano, ho pensato. Prima della fine del 2005 è toccato a Carloalberto, ma lui è un ragazzo serio, e a Beatrice. E passi pure questo. Doveva sposarsi pure Sara, ma poi le è impazzito il fidanzato…
In primavera è toccato a Sergio, un Peter Pan gigolo che conosco da più di 25 anni. Trauma. Neanche un mese dopo, ecco che mi si sposa il Bassino, ma lui fondo si era già sposato a Las Vegas e condivideva già un mutuo sulla casa ed un gatto…
Credevo di poter stare tranquillo per un po', quand'ecco che scopro che i prossimi sono Alberto e Annaccia.
Mi pare evidente che nell’aria di Torino circola qualche strano bacillo che contagia i giovani trentenni, spingendoli a fare promesse oltremodo impegnative.
Meno male che sto a Cincinnati.

martedì 4 luglio 2006

Whatta Day

Con una vigilia punteggiata di fuochi artificiali che arrivavano da ogni dove, ieri ho vissuto il mio primo 4 luglio negli States. Solito caldo umido assurdo. La giornata comincia con una parata a Northside, quartiere “diverse” di Cincinnati. Sfilano politici locali a caccia di voti, forze pubbliche, associazioni varie (tra cui il club di quelli che abitano nello stesso isolato e assurdità del genere), e commercianti decisi a farsi un po’ di carnevalesca pubblicità. Il migliore è senza dubbio l’idraulico di quartiere, che sfila su un rimorchio allagato d’acqua rossastra fingendo di sturare lavandino e vasca da bagno. Geniale.
Un amico brasiliano gentilmente mi ospita per vedere la partita. Sembra tutto perfetto: aria condizionata, poltrone reclinabili alla Joey & Chandler, birra, e megaschermo ad alta definizione. Improvvisamente, attorno al 55esimo, la parabola muore, lasciandoci a sudare freddo per un’eterna decina di minuti. Con me ammutolito e disperato, l’amico avverte un vicino che stiamo per piombargli in casa per vedere il resto della partita. Rischio la vita con l’auto prestatami, dato che piove e i tergicristalli non funzionano, per trovarmi in casa di uno sconosciuto di famiglia tedesca, il cui cane temo possa sbranarmi in caso di eccessivo entusiasmo filo-italiano. Per fortuna il ragazzo è sportivo (e l’animale pure), per cui tutto si risolve per il meglio. Tornato a casa, trovo una e-mail di congratulazioni di una compagna cinese e ricevo una telefonata entusiasta dal mitico Rebita, compagno di corso di Fede ugandese.
Non mi resta che festeggiare degnamente uscendo a cena con amici, e mi ritrovo in mezzo ad un florilegio di fuochi artificiali sparati ovunque senza ritegno alcuno con la scusa dell’Independence Day.
E io che temevo un’estate noiosa…

Mamma li coreani

Lei è dovuta andare fino a Toronto per respirare un’aria internazionale. Finendo poi per maturare un inconfessabile odio per i messicani. A me, più modestamente, è bastato scendere una rampa di scale, per scoprire, sotto i maleodoranti fast foods della University of Cincinnati, una sorta di bar sport popolato da un sottobosco di ingegneri iraniani, chimici pakistani, tecnici di computer cinesi, e derelitti assortiti accomunati dalla passione per i mondiali di calcio. Una babele linguistica e culturale a 5 minuti da casa, altro che storie.
Pescando nel mucchio – manco a dirlo – i più inquietanti risultano i coreani. Lo ammetto: non o mai mandato giù la sconfitta del 2002 ad opera dei famigerati “mangiacani con i capelli color Crodino”. In questi 4 anni, il colore tipico dei capelli si è ulteriormente schiarito, virando verso il Baby Gold; sui cani non mi pronuncio, anche se ricordo con una certa preoccupazione la grigliata coreana assaggiata a New York.
Per la partita contro la Svizzera i tifosi sudcoreani si erano organizzati con magliette rosse, macchina foto per immortalare la “curva”, e folcloristici cori non appena un loro giocatore toccava la palla oltre la metà campo. Infervorati ma con ordine scandivano i cognomi dei loro beniamini all’unisono, alternandoli ad improbabili “oche, oche!” di approvazione, ad urla e ad applausi vari.
Un sorriso perfido mi si è stampato sulla bocca quando il secondo gol svizzero li ha zittiti.

lunedì 3 luglio 2006

Cose di famiglia

Le cose che si fanno in famiglia. Tipo stasera ripetere con mia sorella minore il suo discorsetto per la tesi. Si laurea domani ed io l’ho vista piccola così. Una volta quando avevo sei anni e l’altra sorella quattro è successo che le abbiamo cambiato noi il pannolino.
Ed ora beviamo insieme vino rosso e la sento disquisire di panoplie e di fregi.
Lacrimuccia.

Sto invecchiando.

White Trash

Per mesi mi sono interrogato sul rumore di petardi e botti assortiti sentito troppe volte senza apparente motivo. L’amica Abby mi ha illuminato di recente: White Trash, ovvero poveracci campagnoli del sud che lavorano in miniera o consimili, si scassano di birra, e non conoscono miglior divertimento – risse escluse – dei fuochi artificiali in cortile. All’approssimarsi dell’Independence Day ovviamente costoro si scatenano, per cui verso sera da queste parti ci si sente un po’ a Shangai.
Mi dicono che le ragazze white trash si riconoscono dalla ricrescita del capello bruno sotto la tinta bionda. Indagherò.

domenica 2 luglio 2006

Fun summer in Porkopolis

Tornato da poco a Cincy, mi preparo ad affrontare una lunga estate senza BIB in questo pantano bollente (abbiamo già superato i 35°). Per evitare di annoiarmi senza la frizzante pasticciona che normalmente incasina la mia esistenza, mi sono organizzato la seguente giornata tipo:
7:30 – 9:20:
insegno italiano. Chi mi conosce sa che per il sottoscritto alzarsi così presto è una vera tortura, soprattutto d’estate, quando la mia pressione al risveglio è pari a quella di una coccinella.
9:30 – 12:20:
vado a lezione di tedesco. Lo so, è uno scandalo che un laureato in filosofia a 31 anni non conosca ancora la lingua di Kant e Heidegger. Eccomi dunque a rimediare, con l’ambizioso obiettivo di riuscire a leggere qualche classico in originale entro la fine dell’estate. Questo perché, come disse un mio professore, le traduzioni sono come le donne: o belle ma infedeli, o brutte ma fedeli – eccone un’altra, femministe!
13 – 16:
vado a lezione di aramaico. Perché le lingue semitiche sono un po’ come le ciliegie: una tira l’altra. E poi, non vorrete mica che il Messia non conosca la lingua che parlava Rav Yehoshuah (o, come lo chiamate voi infedeli, Gesù)?
16 –17:
pausa Mondiali. Per fortuna la UC ha pensato anche a noi disadattati che non ci siamo ancora convertiti al football “locale”. Il secondo tempo della partita serale non me lo leva nessuno.
Dopo le 17 finalmente torno a casa, dove mi aspettano compiti da fare e da correggere, studio, e le beneamate faccende di casa.
Così fino al 13 luglio, poi meno lezioni ma più ricerca. Intanto durante i weekend ci scappa qualche improbabile grigliata con i professori, delle “feste” tristissime con i miei compagni, e fiumi di birra con i pochi amici rimasti in città.
Sarà una lunga estate calda…