lunedì 14 settembre 2009

Porte aperte – sul tinello dei tuoi nonni

A Gerusalemme di Shabbat e’ praticamente tutto chiuso. Gerusalemme Est funziona normalmente, ma Gerusalemme Ovest, dove noi viviamo, e’ la morte civile.
Il che ci riempie anche di gioia, perche’ essendo tutto calmo, la mattina del sabato possiamo dormire fino a tardi senza avere sotto casa i signori del mercato che litigano perche’ lasciano le macchine in quadrupla fila e si incazzano tutti, e urlano in ebraico, che credetemi, non e’ una lingua molto melodiosa.

Di buono c’e’ anche che di Shabbat il folle lanciatore di bottiglie vuote di schweppes alla pesca non lancia nulla sul nostro terrazzo, e cosi’ salva l’anima del Pucciu, che quando trova le bottiglie poi dice cose scovenienti.

Ma lo scorso week end la municipalita’ ha organizzato un week end a porte aperte di alcuni edifici normalmente chiusi al pubblico. Iniziativa salutata con grande gioia dai pochi laici che vivono qui, che di Shabbat un po’ si rompono.

Abbiamo visitato istituzioni protestanti con magnifici panorami sulla citta’ vecchia, e poi ci siamo infilati in un quartiere molto grazioso, Mahane Israel,uno dei primi quartieri costruiti fuori dalle mura, che prometteva porte aperte su case di interesse.

Ahem. Praticamente si entrava in case private normalissime, di vecchietti che con le pianelle ai piedi ti accoglievano pronti a fare quattro chiacchere. Data la disinvoltura dell’israeliano medio, gia’ grazie se non si sono trovati con qualcuno a fare la siesta nella loro camera da letto o usare il loro bagno.

giovedì 6 agosto 2009

"Il Cinese" e Natasha sul Monte degli Ulivi

In questi mesi di silenzio sono successe alcune cose. Per esempio, mia sorella giovane e bella e' venuta a trovarmi a Gerusalemme, e dunque l'ho portata un po' in giro a visitare la citta'. Abbigliata in modo consono, che' ebreo, druso, musulmano, l'uomo mediterraneo sempre malandrino e'. E mia sorella non la devono guardare. Minchia.

E allora, sudate perche' coperte e sempre vestite uguali, ci siamo arrampicate sul Monte degli Ulivi, incontrando giapponesi in formissima che praticamente correvano in discesa.


Allora, il Monte degli Ulivi dovrebbe almeno ricordarvi un paio di cosette: Gesu' e Getsemani. e questi sono gli ulivi del Getsemani che ho doverosamente fotografato.



Tra le varie chiese cristiane di varie denominazioni c'e' la Chiesa di Maria Maddalena, che e' russa ortodossa. Mentre impedivo a mia sorella di depredare di fiori il parchetto intorno alla Chiesa, leggiamo sulla guida che c'e' anche un monastero di suore russe ortodosse.




E mia sorella: "ma sai nel libro "Il Cinese" (di Mankell) c'e' uno che dice che tutte le russe lui le chiama Natasha"
ed io " eh beh,ma che razzista! pensa anche qui in Israele le donne russe trafficate le chiamano tutte Natasha e bla - pippone femminsta - bla bla"

Allora esce dal convento una suora, poi un'altra e un urletto di una suora che ne chiama un'altra infrange il silenzio: Natashaaaaaaaaaaaaaa.

So long al mio momento di critica degli stereotipi.

lunedì 3 agosto 2009

Dove eravamo rimasti?

Se il buongiorno si vede dal mattino, un topo morto in cortile alle nove di mattina non fa presagire proprio una giornatona.

Sono tornata ieri dall'Italia dopo una settimana di vacanza e un lungo colloquio con la security israeliana punteggiato di telefonate della security stessa in Israele al Pucciu e ad amica israeliana. La ciliegina sulla torta: il colloquio con un'impiegata del Ministero degli Interni alle due di notte in aeroporto.

Arrivare finalmente a casa alle tre e mezza del del mattino e trovare il pucciu sveglio e' stato carino.

Trovare una tanica di lexotan sarebbe stato ancora meglio.

mercoledì 13 maggio 2009

Alla canna del gas, tra Bhagavad Gita e vino rosso

I miei 29 anni mihanno dotato di grandissima saggezza. Distacco yogico, quasi.
Nella Bhagavad Gita, testo sacro dell’Induismo, che consiglio a tutti, si dice che bisogna essere distaccati dal risultato delle nostre azioni.

Un esempio a caso.

Avete gli scarafaggi in casa? Gasateli piu’ che potete, fatevi venire la nausea per l’insetticida, urlate ad uno scarafaggio“maledetto, maledetto, maledetto!!!” alle 8 del mattino e poi: distacco.

Fate come me, uscite la sera nauseatissimi dall’insetticida, non mangiate – troppa nausea- e scolatevi una mezza bottiglia di Shiraz che fa circa 14,5 gradi.

Naturalmente, io che sono una donna di mondo, non ho bevuto da sola, che fa triste, ma in compagnia di amica del Costa Rica nel ristorante italiano sotto casa, Topolino. La battuta “ e Minnie dove’e’?” fa schifo e l’ho gia’ usata con il Pucciu, che non mi ripudia solo per amore o per abitudine. Ma francamente, dopo quasi 10 anni insieme, chi se ne fotte? Ormai qualunque cosa capiti, sono la mitica “fidanzata storica”, pietra di paragone e nemesi di ogni creatura slavata e scema che in caso remoto mi succedera’.

Divago.

Dopo tutto cio’ con gli scarafaggi ci ballerete la rumba, da buoni amici.

Distacco.

Nel pomeriggio mi ero gia’ portata avanti biascicando in ebraico – pochissimo – e in inglese al proprietario del negozio di casalinghi che ho gli scarafaggi in casa. Vengo sfottuta sul fatto che ne vedo solo uno al giorno, ma io che la so lunga dilato l’occhio da Bambi.

Sono una povera straniera che vive in una casa piena di buchi e di orrende creature.

Il tipo immediatamente si offre per 200 NIS (circa 40 euro) di disinfestarmi la casa professionalmente e preso da commozione scende senza preghiere a 180 NIS.

Il Pucciu consultato al telefono da Haifa pretende di essere presente alla disinfestazione per presiedere alla mia (fu) virtu’. Certo che il maschio sardo, anche se lo fai studiare, e’ pur sempre’ schiavo di istinti primordiali.

Dopo tutto cio’ sono rientrata in casa ed ho trovato la porta del soggiorno ermeticamente chiusa per un colpo di corrente, naturalmente con la maniglia rotta che non si apre. Mi e’ venuto da piangere.

Soprattutto perche’ chi glielo diceva al Pucciu che tutto cio’ e’ accaduto in due soli giorni di assenza suoi?
Comunque la crisi e’ stata arginata dal pensiero di tornare allo sterminator, offrirgli 200 Nis per spallata e disinfestazione.

La porta poi miracolasamente si e’ aperta.

Il Medio Oriente, lasciatevelo dire, e’ una fottuta faticaccia.

lunedì 11 maggio 2009

Ratzi, blatte e case museo

Qui a Gerusalemme e' tutto un rumore di elicotteri sopra la testa, mi sa che il nostro ha iniziato la sua gita.
Ma gli daranno le falafel a pranzo, nella pita? Spero di si per lui.

Io da oggi sono sola per qualche giorno, a parte gli scarrafoni per cui sono diventata una specie di Angelo della Morte, thanks to wikipedia, che mi ha gentilmente informata - mentre tentavo di non guardare le foto di blatte e vomitare - delle loro abitudini.

Sono stata naturalmente ripresa dal Pucciu, perche' wikipedia non e' affidabile.

Ora, volessi fare la fissione nucleare e guardassi le istruzioni su wikipedia, capirei anche, ma per le blatte e i loro sporchi segretucci, cosa dovrei fare, telefonare a Konrad Lorenz? a parte che e' morto.



Al di la' gli animaletti che la popolano, Gerusalemme continua ad affascinarmi. Uno dei miei posti preferiti finora e' la Ticho House, una delle prime case costruite fuori dalle mura. Ci hanno abitato a lungo il dott. Ticho, famoso in tutto il Medio Oriente, e sua moglie, che, dettaglio a' la Novella 2000, era anche sua cugina.


Lei lo aiutava e dipingeva e la loro casa era un po' il centro di incontro degli intellettuali dell'epoca. Il giardino tra gli ulivi e' bellissimo e quieto e c'e' una biblioteca di libri d'arte.

Le case-museo mi interessano particolarmente, forse perche' sono piu' interessata alle storie delle persone che alle storie dei luoghi. A Phildelphia l'anno scorso abbiamo visitato il Rosenbach Museum, che apparteneva a due fratelli: uno vendeva e collezionava libri antichi, l'altro era esperto d'arte.



Il Museo conserva i lavori del disegnatore Maurice Sendak, il creatore di questi mostrini qui sotto oltre che il manoscritto dell "Ulisse di Joyce", tra le altre cose.


In conclusione, darei tutta la mia scorta di insetticida per un mostro di Sendak in casa.

domenica 10 maggio 2009

Eminenz is coming!

and Pucciu is going away. A divertirsi ad un convegno di studiosi ad Haifa, ospite della nostra amica i cui gatti a momenti mi ammazzano per l'asma. Per ricambiare l'ospitalita' dovra' cucinare la cena per l'amica e sua sorella. Dura essere italiani all'estero.

E io resto qui, evitando di incrociare la papamobile. Se saro' fortunata mi faranno compagnia un paio di scarafaggi - viviamo attaccati al mercato - che gasero' senza pieta'. Lo Shabbat mi ha donato il frisson del computer portatile - detto cassone - che praticamente agonizza. Recuperato laptop nuovo da un russo, il cui negozio e' frequentato da gente con mazzette di soldi che passa a tutte le ore.

Il laptop costa poco, ignorare il via via del negozio - in un elegante centro commerciale dove passano i gatti randagi - mi costera' l'anima.

Il russo mi parla in ebraico, il Pucciu gi dice in ebraico che io non parlo ebraico, io dico due prole in ebraico tipo "Non ho bisogno dell'high definition!", il tizio mi risponde in ebraico, il Pucciu...potremmo andare avanti ore ed ore.

Per dimenticare ieri pic-nic con vista sul Monte degli Ulivi ed intime confessioni: da piccola amavo Pierce Brosnan in "Mai dire mai" e David Hasselhoff in "Supercar". Il fatto che il pucciu si ricordi anche il nome del gemello cattivo di Michael Knight mi fa pensare che forse non ero la sola a nutrire folli passioni.

mercoledì 6 maggio 2009

Ripensandoci

Ho gia' ripensato al matrimonio segreto a Cipro e per ora lascio la cosa in sospeso, potremmo magari rivalutare Las Vegas in futuro, ma non vestiti da Star Trek come vorrebbe il pucciu. Piuttosto che con la tutina intera e aderente mi presento nuda.

Ho anche ripensato alla mia passione per gli anni 50. O meglio, come dice il pucciu, ad "essere ricca e debosciata negli anni 50" ma che volete, quei film dove sono sempre tutti eleganti, vanno ai parties e non si ubriacano mai mi fanno sognare.

Pero' effettivamente sui libri per bambini erano un po' indietro...



Quil'intera versione.

martedì 5 maggio 2009

Ritorno tellurico

Aeroporto di Malpensa.

Con il pucciu ci rendiamo conto che la solita intervista della security israeliana non si fara', ma che surprise surprise, essendo turista, non posso andare in Israele senza avere un biglietto di ritorno per l'Italia. I miei pensieri e le mie imprecazioni sono andate all'impiegato dell'ambasciata italiana di Gerusalemme, che alla mia domanda: "Devo io entrare in Israele con biglietto di ritorno?" rispose : "No, stia tranquilla".

....

Berciando in mezzo alla fila del check in: "Vedi pucciu,dovevamo sposarci a Las Vegas, in questa c*zzo di societa' se non sei sposato non hai diritti!"

...

Risolto rocambolescamente il problema. Al gate decido che ci dobbiamo sposare, segretamente e a Cipro.Sostanzialmente perche' voglio viaggiare comoda. Il pucciu mi convince a pensarci domani, ricordando che noi femministe (lui incluso) ritengono il matrimonio una istituzione patriarcale.

....

Arrivati alle 3 di notte all'aeroporto, saliamo su taxi collettivo: un ragazzo fuori di testa sta per menare un poveretto, la madre del ragazzo lo piglia a schiaffi, un finlandese scende in mezzo al nulla in un villaggio arabo vicino a Gerusalemme.

venerdì 24 aprile 2009

Back in town

La security israeliana è stata umana - temo già la partenza- ed il fatto che abbiano tecnologie che permettano senza aprire la valigia di dirti che hai in valigia sali e fango del Mar Morto è decisamente interessante.

Ora Torino è grigia, ed anche un po' fredda. Arrivare nel cuore della notte a Mapensa non è il massimo: avere amici che non solo ti vengono a prendere ma ti portano coppa e prosciutto e rosette per un panino al maiale dopo tanta astinenza ti rimette al mondo.

martedì 21 aprile 2009

Yom HaShoah

Oggi in Israele si ricordano le vittime dell'Olocausto.

Alle 10.00 in punto è suonata una sirena e per due minuti la città ed il paese si sono fermati.

Traffico immobile e gente ferma in silenzio per la strada.

Mentre Ahmadinejad dà spettacolo nella conferenza di Durban, nel 2000 Ovadia Yosef, controverso leader spirituale del partito religioso Shas ha descritto l'Olocausto come la "risposta" di Dio nei confronti di anime reincarnate di peccatori ebrei, dichiarando che:" I sei millioni di vittime dell'Olocausto erano reincarnazioni di anime di peccatori, gente che ha peccato e che ha fatto cose che non dovevano essere fatte. Erano reincarnati (come vittime dell'Olocausto) per espiare".

Peraltro, applicò lo stesso ragionamento per le vittime di Katrina nel 2005, sostenendo che era un castigo divino per la gente poco devota di New Orleans.

lunedì 20 aprile 2009

Debosciati in spiaggia



Dall’Italia la mamma mi dice pioggia e vento. Noi invece abbiamo 30 gradi e siamo andati in spiaggia a Tel Aviv, dove il Pucciu rimbambito dal sole mi ha scambiata per un suo amichetto di bevute: “Ha visto quella, Fede?” “Seno rifatto, amore mio” “Ma quella invece?” “Seno e labbra, forse naso”.

Troppo cotta per la lavata di capo sull'oggettivizzazione del corpo femminile.

Che fatica.

Però la calata dalle nostre colline di Gerusalemme è stata fruttuosa. Infatti la spiaggia è stata preceduta da colloquio di lavoro con organizzazione femminista che mi fa lavorare gratis per loro.
Che gioia, ringiovanisco e torno a fare gli stages.

La executive director ad un certo punto mi guarda e mi fa “Tu dopo vai in piaggia, vero?”
Dannata spallina del bikini che fa capolino dalla maglietta.

Sulla spiaggia siparietto da mamma italiana: “Pucciu mettiti la crema, spalmatela dappertutto, non mi frega che ti faccia schifo, mettila!” Il risultato è una splendida abbronzatura a chiazze.

E dopo pranzo sulla spiaggia, passeggiata sul lungomare con skyline di Tel Aviv che sembra la Florida e che quest’anno compie 100 anni di età. Sullo sfondo, il promotorio di Jaffo, uno dei porti più antichi del Mediterraneo, che ha circa 5000 anni.





Tutt’altro panorama nelle vie dietro lo Suq HaCarmel, dove ci sono vecchie case fascinose ma un po’ decadenti.





E dopo una giornata da merenderos, torniamo a Gerusalemme, un po’ cotti ma accolti dal ponte a forma di lira di Calatrava, la cui costruzione ha causato moltissime polemiche: costi eccessivi per la città più povera di Israele, etc. Calatrava per costruirlo si è ispirato al salmo 150:3: “Praise Him with a blast of the trumpet; praise Him with the lyre and harp!”

sabato 18 aprile 2009

Fede tira calci ad un pallone (Shabbat 5)

E nessuno si e' fatto male. Altro parchetto nell'elegante quartiere di Talbye ed altro pic-nic con amici.

Ancora non ci siamo fatti prendere dalla mania israeliana del mangal (barbecue) che porta l'israeliano medio a installarsi nei parchi cittadini - ed in certi casi nelle aiuole- e a grigliare di tutto - eccetto naturalmente il maiale.

In realta' siamo tentati, ma per ora facciamo i superiori.

Comunque pic-nic serio: pite, insalate varie, ottima pasta al forno. Tutto trasportato a piedi perche' in tutta Israele (eccetto Haifa) non ci sono trasporti pubblici di Shabbat, giorno in cui e' proibito muoversi in macchina. In realta'nei quartieri ultraortodossi di Gerusalemme - come Mea Shearim - si mettono anche le transenne per evitare che macchine private ci passino.

Anyway, al parchetto tre trentenni ed un treenne dopo pranzo si affrontano in una spietata partita di calcio, che vede il treenne - ragazzo coordinatissimo - farci mangiare la polvere. Il piccolo, che si destreggia tra tre lingue, non comprende il significato di dire "mia" quando ci si avvicina alla palla e ribadisce: "No questa e' la mia palla" 'Si caro e' mia ma in senso metaf.."

Va beh.

Nel frattempo un signore israeliano sente il Pucciu parlare di cabbala e ci attacca un bottone, in cui inspiegabilmente inserisce la domanda: Quanti anni pensi che io abbia?

Avendo capito persino io la domanda (posta in ebraico) sibilo al Pucciu: Tienti basso, mi raccomando!

Tutto il mondo e' paese.

Poi un corvo ha rubato la bistecca impanata dei vicini.

giovedì 16 aprile 2009

Pesach, Pasqua e ritorno

A Pesach abbiamo magiato matzot, bevuto tanta Coca Cola – regressione infantile?- e surgelato ingenti quantità di pane vero, dato che per una settimana intera qui è teoricamente vietato vendere roba lievitata, farina, etc.

Siamo stati ospiti di amici più grandi di noi, che hanno avuto la fortuna di incontrare il pucciu nella sua fase israeliana: un virgulto 19 enne dal capello lungo, la barba lunga, la maglietta stracciata, viveva in kibbutz, guidava il trattore e girava a piedi nudi.

Abbiamo ascoltato, durante il Seder, la più piccina del gruppo rivolgere al padre le quattro domande tradizionali:

Perchè questa notte è diversa da tutte le altre?
Perché stanotte mangiamo solo pane non lievitato?
Perché stanotte mangiamo erbe amare?
Perché stanotte mangiamo tutti appoggiati sul gomito?

Per quanto ci riguarda, abbiamo assaggiato il perfido gefilte fisch, specialità askenazita costituita da polpette di pesce di acqua dolce, che sarà pure tradizionale, ma apparentemente non piace a nessuno. A me un po’ sì, con evidente rammarico del Pucciu "Ma c*azzo, c'è una cosa UNA che non ti piaccia?"

Abbiamo discusso di organizzazione dei kibbutz, di quando i bambini non vivevano con i genitori, ma nella “Casa dei bambini” e vedevano i genitori poche ore al giorno; di comuni femministe e di quando Marcia Freedman, eminente femminista americana sbarcò ad Haifa negli anni 70.

Apparentemente il frisson lo creò il marito, che indossava una maglietta con su scritto “I am a feminist”. Ho cominciato a considerare un modellino per il Pucciu.

A Pasqua, alla messa al Santo Sepolcro, abbiamo pensato di convertirci e diventare copti. Ho anche capito perché i monaci si menano ogni due per tre: mentre il Custode di Terra Santa celebrava la messa di Pasqua, a 20 metri dalle centinaia di pellegrini cattolici, i copti celebravano con vigorosi canti che ci impedivano di sentire la messa - tutta in Latino.

E poi, un corteo comprendente il Patriarca copto – completo di inesplicabili occhiali da sole che lo facevano un po’ somigliante a James Brown – ci ha girato intorno per ben tre volte affumicandoci di incenso; quando è stato il turno dei cattolici di fare la processione intorno al luogo dove secondo la tradizione Gesù è stato sepolto, un uomo piuttosto grosso regolava la circolazione, chè non si sa mai.

Dalla navata della cupola costruita dal governo israeliano – principalmente perchè le sei denominazioni presenti nel Santo Sepolcro non sono state in grado di mettersi d’accordo neppure su questo- una monaca guardava perplessa la scena.

I am with you, sister.

mercoledì 15 aprile 2009

Eppur ci siamo

Privi di internet se non cercando come rabdomanti dei punti dove prendere a sgamo reti non criptate. Finisce domani la settimana di vacanza per Pesach, durante la quale non si vende nulla di lievitato o di simile.


Nei supermercati dei ripiani interi sono coperti di carta di giornale

Cosa ci sara' sotto? Roba porno? No! Roba lievitata, farine, etc.

Meno male esistono il freezer ed panettieri arabi che non sono vincolati da questo obbligo.Ieri alla Porta di Damasco sniffavamo come tossici il profumo del pane fresco.

Per il resto, in attesa di tornare: il Patriarca copto porta occhiali da sole - nel Santo Sepolcro - che lo fanno somigliare a James Brown, sto indagando su tale femminista Marcia Freedman e partecipando ad un'asta per tradurre roba in Italiano.

lunedì 6 aprile 2009

Intanto a Gaza ed in Israele

Dopo l’operazione “Cast Lead” la situazione delle donne a Gaza si è fatta ancora più difficile e la violenza domestica è in aumento. Ne parla un articolo della BBC
sottolineando come per le donne sia difficile pensare di lasciare il proprio marito, perché in caso lo lasciassero e tornassero alla loro famiglie d’origine, perderebbero probabilmente il diritto di stare con i propri figli e figlie.

Paradossalmente, per alcune donne l’operazione Cast Lead ha voluto dire allontanarsi dai mariti e godere di un momento di pace:

Her husband became regularly violent after losing his job. During Israel's recent three week operation, she and her sons sought refuge in UN schools. Her husband stayed at home.

Le ONG che lavorano sul problema a Gaza cercano di coinvolgere i capo clan e gli uomini, cercando anche di informare le donne sui propri diritti. A Gaza ci sono tre donne in Parlamento e una di esse, Jamila al-Shanti ha dichiarato alla BBC che:

Many people think Islam dictates that women should be at the bottom of the pile. But that is not Islam, that is the fault of bad traditions and bad habits.


Secondo
Haaretz la proposta araba per la pace in Medio Oriente farà parte della politica di Obama nell’area. La proposta prevede il completo ritiro israeliano dai territori occupati – inclusa Gerusalemme Est, la creazione di uno stato palestinese e un giusto “settlement” per i rifugiati palestinesi.

domenica 5 aprile 2009

Shabbat/4



Iniziare il venerdì pomeriggio con il Pucciu in cucina che rigoverna i piatti con i pantaloni calati al ginocchio mi ha fatto sperare che, preso da raptus sessuale, rinunciasse al folle proposito di andare a correre. Prontissima ad arrendermi alla passione lo interrogo in proposito; lui nega e dice solo: “No Fede, è che sono multitasking!”

Se lo dici tu.

Siccome Shabbat adesso comincia più tardi, intorno alle 18,20, al parco c’era una multitudine di famigliole ebree e musulmane che grigliavano e fumavano il narghilé, la solita partitona di calcio 15 contro 15 caratterizzata da possibili infarti e litigate continue, e due cazzoni italiani appartenenti a nessuna religione che correvano sognando salsicce sulla griglia.


Cominciato lo Shabbat, per le famiglie osservanti scattano varie proibizioni e in ogni famiglia alle donne – che nelle celebrazioni ebraiche hanno un ruolo molto limitato – spetta accendere le candele all’inizio e alla fine dello Shabbat. Gli uomini benedicono poi il vino ed il pane. Mentre dai vicini accadeva tutto ciò, noi lottavamo strenuamente con degli sgombri puzzolenti da trasformare in polpette, per poi crollare, nel mio caso, davanti ad un DVD di Sherlock Holmes versione del 1946, con Basil Rathbone, un uomo oltremodo affascinante.


Sabato, il Pucciu rinuncia al multitasking e dunque tiene su i pantaloni, e si va con amici allo zoo di Gerusalemme, praticamente al confine con la Cisgiordania, tanto che dallo zoo si vede un check point.

La mia osservazione sociologica della giornata mi porta a concludere che gli animali hanno la tendenza a mostrare il sedere ai turisti, i bambini sono elettrizzati come in seguito ad una overdose di zuccheri, alcune mamme avrebbero dovuto, almeno in questa circostanza, rinunciare ai tacchi a spillo. Il pic nic, con abbondanti libagioni e vino sotto il sole a picco ci stende, ma ci trasciniamo fino alla gabbia dei pipistrelli, dopo aver assistito alla scena di un bambino che, elusa la sorveglianza di papà si è buttato correndo come un pazzo nel recinto dei canguri.



Torniamo a casa in taxi, su strade ancora semideserte ed il nostro amico ci racconta che in Thailandia un elefante ha dipinto se stesso con un fiore nella proboscide e mi sembra una bella storia per chiudere lo Shabbat.

giovedì 2 aprile 2009

Marhaba, smell the jasmine and taste the olives*

Reduci da due giorni di lavoro come interpreti dall’inglese all’italiano per i passeggeri di una crociera nel Mediterraneo. Non c’erano abbastanza guide che parlassero italiano – si parla di più di 1000 passeggeri- e dunque eccoci catapultati per due giorni frenetici su e giù dai bus a tradurre in simultanea le guide.

Per prepararci spiritualmente all’impresa, siamo partiti un giorno prima per Haifa, dove un’amica ci aspettava in un caffè con divanoni praticamente sulla spiaggia, e da debosciati ci siamo detti che sì Gerusalemme ha un’atmosfera unica, etc etc, ma quando uno vede il mare a portata di mano, il sole che splende, non ci sono c*zzi.

Haifa, caratterizzata dalla pacifica convivenza tra persone di diverse religioni ed etnie, è in un magnifico golfo naturale, e vi si trova un tempio Baha’i, una religione nata in Iran che conta 5-6 milioni di praticanti nel mondo. I Baha’i credono nella fondamentale unitarietà di tutte le religioni e nell’uguaglianza tra tutti gli esseri umani, e per un attimo mi sono immaginata convertita.



Il divieto dell’alcool e del sesso prematrimoniale mi hanno rapidissimamente distolta. È troppo tardi.

La notte a casa dell’amica - che ci ha detto troppo tardi di avere due enormi gatti - mi ha portato, tra un attacco di asma e l’altro, a dire tragicamente al Pucciu: “se stanotte ti sveglio rantolando, tu sai cosa fare, vero?” “Abbatterti” e si gira dall’altra parte, chiedendosi se ci fosse il porno sul satellitare dell’amica, per poi ripiegare sul food channel.

Non starò a riportare i piccoli episodi dell’esperienza che ti fanno detestare tutto il genere umano a causa di alcuni soggetti e glisserò elegantemente sulle pecche dell’organizzazione.

Ma alcuni episodi vanno ricordati:

- I francescani che gestiscono la chiesa dell’annunciazione a Nazareth hanno chiuso le porte in faccia ad almeno un centinaio di pellegrini italiani che erano arrivati 3 minuti prima dell’ orario di chiusura. Preghiere, semi risse, etc, non hanno smosso i frati di un centimetro. La mia guida ed io siamo stati caricati di miserie da un gruppo di turisti (ma i pellegrini non erano tutti buoni e timorati?)


- A Betlemme, che è sotto l’autorità palestinese, le guide israeliane non possono entrare. Al di là del muro, sola sul bus con una cinquantina di turisti, scopro che la guida locale non parla italiano e dunque mi trovo a dover restare con loro, contrariamente a quanto previsto. Messa con Amedeo Minghi che canta. Sono anche stata toccata da Minghi, con una spallata. Visto Don Mazzi, ma nessuna spallata.


- Perse nella calca di Betlemme due signore, praticamente sequestro la guida palestinese: “Tu sei responsabile di questo gruppo a Betlemme, io devo solo tradurre, tu non te ne vai finché non me le ritrovi”. Trovate.
- Il paese è molto bello, mi dispiace che chi passa così due giorni non riesca a coglierne le sfumature, mi disturba la visione della storia locale propinata ai turisti, dove gli israeliani sono sempre i “buoni”.
- Incrocio trafelata e distrutta il Pucciu: lui mi dice che va tutto meravigliosamente, è fresco come una rosa, le turiste fanno foto con lui e alla fine tira pure su la mancia.
- La visita della città vecchia, del Santo Sepolcro e del Muro occidentale procede senza problemi, a parte il mezzo infarto vedendo una nostra turista scortata da un poliziotto armato fino ai denti. Laconica comunicazione del poliziotto: “è vostra, questa”?


- Per il resto: mangiare lo shawarma (in Italia lo chiamiamo kebab, qui il kebab sono spiedini) a mezzanotte non favorisce il risveglio per lavorare freschi e riposati alle 4 del mattino; la povera organizzatrice mi guarda e mi fa “siccome tu sembri una donna seria, oggi vai con il gruppo di Famiglia Cristiana”, vedere la gente contenta malgrado gli inevitabili casinetti dà una certa soddisfazione.

Stamattina, ancora a letto dopo 10 ore di sonno, senza voce e coi capelli dritti, ci siamo detti – quasi inspiegabilmente - che è stata una bella esperienza.

*Messaggio apparso sul mio cellulare appena arrivata a Betlemme, per un attimo penso ad un romantico ammiratore, ma poi è il messaggio di benvenuto della compagnia telefonica locale.

lunedì 30 marzo 2009

Pellegrini

Da domani e per due giorni, saremo fagocitati da pellegrini italiani per cui tradurremo spiegazioni delle guide dall'Inglese all'Italiano.

Sono sepolta da informazioni su Nazareth, Betlemme e racconti di miracoli vari.

A pensarci bene, mi piacerebbe trasformare l'acqua in vino.

Faccio un salto a Cana e poi vi dico.

domenica 29 marzo 2009

Mejadra, una pelle splendida e parecchi cristiani (Shabbat/3)


Mejadra si vede spesso nei baracchini/ristoranti di Gerusalemme – e credo nei baracchini di tutta Israele. Mejadra, dal nome così evocativo, è in realtà un proletarissimo piattone di riso e lenticchie, insaporito da tonnellate di cipolla e cumino, la cui ricetta ho preso dal primo libro comprato qui in Israele: "The Book of New Israeli Food".

Insomma, fa molto più fine dire al Pucciu: “Amore ciccino adorato, venerdì ti faccio Mejadra e la mangiamo prima di andare a visitare la città vecchia” che dire “Ciccio, c’è riso e lenticchie che è piatto unico e l’ho dovuto solo scongelare”.



Comunque, per niente appesantiti da tonnellate di Mejadra, abbiamo visitato il quartiere cristiano della Città Vecchia, scoprendo una moltitudine di chiese appartenenti alle denominazioni più diverse: i Greci cattolici, il Patriarcato copto, i Francescani, che hanno la custodia della Terra Santa da qualche centinaio di anni, il Patriarcato etiope.


Dallo suk siamo finiti, passando in mezzo a bambini arabi che giocavano a calcio con la maglia di una qualche squadra italiana, in quello che per ora è uno dei miei luoghi preferiti: il Deir Es Sultan compound - naturalmente conteso da diverse denominazioni – da cui si ha accesso a due cappelle minuscole e poi al cortile del Santo Sepolcro. Qui foto molto più belle delle mie ed il racconto della disputa.




Tra profumi di incenso, un arco dell’epoca di Adriano conservato dentro una chiesa russa, pellegrini che tradizionalmente ripercorrono la Via Dolorosa il venerdì, pregando e leggendo il Vangelo, sopra tutto si sovrappone la voce del muezzin che richiama i credenti alla preghiere, e ti fa pensare “solo qui”; nel bene e nel male.

Adesso Shabbat è finito ed il Pucciu mi dedica il verso immortale degli Afterhours: “Voglio un pensiero superficiale che renda la pelle spendida”.

Che inizi presto questa settimana.

giovedì 26 marzo 2009

La contribuente

Telefono pubblico sotto casa, abbracciata ad un espositore di scope.

Hello, sono una ex prof dell’Università, non mi avete mandato i documenti per le tasse, vi ho scritto tre volte, le tasse vanno pagate entro il 15 aprile, voi dovete aiutarmi.

Dovete spedirmi il cartaceo? Ma ci impiega un sacco, sono italiana, ma ora sto a Gerusalemme, devo poi rimandare tutto indietro negli States per il 15 aprile non ce la farò mai!

Intanto i gatti fanno cerchi sempre più stretti intorno a me, valutando la consistenza delle mie chiappe di pura carnazza italiana e il venditore di scope le mette in ordine dandomi parecchio fastidio, clacson vanno che è un piacere, il venditore di CD sta bloccando il traffico ballando in mezzo alla strada il sobrissimo “Disco Partizani”

(Questo):



Lei non capisce – voce da orfanella – lei è americano del Midwest, si trova in un tranquillo ufficio in campus, io sono qui in mezzo a una strada, minaccia di piovere. Il Medio Oriente, non è Cincinnati, tutta ordinata, macchinoni e nessuno che cammina per la strada, qui ci sono gatti feroci, urlano e cioccano per la strada, è un mondo tutto diverso, si scordi i suoi sorry etc, e peraltro, ho guadagnato così poco che ho diritto ad un rimborso delle tasse, mi seccherebbe perderlo per via del ritardo, ho dietro una fila di signori e signore immigrate indiani che vogliono chiamare casa, lei mi deve aiutare!

Senta, non me ne frega, se vede il cartaceo mi dia i numeri!

La autorizzo, lei può sapere tutto di me, non avremo segreti Mr. Non mi ricordo il nome, mi perdoni, però già sento di amarla, lo sa?

Ricevuta la copia scansionata stamattina via email, scopro che il rimborso mi copre parte del corso di ebraico. Amo pagare le tasse.

martedì 24 marzo 2009

A Lilith è andata peggio

Quando mi scazzo e mi sta per venire la sindrome da povera fiammiferaia, che oltretutto non trova riscontro da nessuna parte, dato che il pucciu, invece di farmi crogiolare nello scazzo me ne distoglie, penso che tutto sommato alla povera Lilith andò molto peggio.

Dunque: c’è Adamo che ha ovviamente bisogno di una compagna, non può stare tutto solo nell’Eden.

Allora il Creatore prende la polvere e crea la sua compagna: Lilith. Lilith è una tipa tosta, in tutto e per tutto pari ad Adamo, vuole anche stare sopra quando fanno l’amore, che immagino per i tempi sia stato considerato un po’ ardito. Adamo, essendo il prototipo dell’uomo medio lamentoso dice al Creatore: “Questa vuole essere pari a me! Quando ti ho chiesto una compagna non intendevo una così?”

Evidentemente Adamo non aveva ancora sentito dire: “Hai voluto la bicicletta e allora pedala!”.

Lilith sente Adamo lamentarsi e se ne va lontanissimo dall’Eden. Quella piaga di Adamo naturalmente adesso si lamenta che è stato abbandonato.

Lilith si rifiuta di tornare e come maledizione, siccome partoriva ogni giorno centinaia di bambinelli, i piccoli le muoiono tutti, ogni volta.
Lei non fa un plissé davanti alla maledizione e si dedica a massacrare i figli altrui. Anche se i tre angeli Senoy, Sansenoy e Semangelof la obbligano a promettere di avvertire le madri di mettere al collo dei piccoli un amuleto con i loro nomi, annullando di fatto le possibilità che lei possa ucciderli.

Lei ha sempre mantenuto la parola ed io comunque rivendico il diritto di crogiolarmi nei miei scazzi.

domenica 22 marzo 2009

Shabbat/2



Dovevamo andare da amici in kibbutz per il week end ed invece no.

Allora classico pranzo del sabato a casa di un' amica, in compagnia del marito - compositore- del loro bambino e di un loro amico che e' regista. La magnata e' stata al solito ottima e abbondante, e il fatto che per raggiungere la loro casa ci siamo fatti 5km a piedi - no trasporto pubblico a Gerusalemme di Shabbat- ci ha solleticato l'appetito.

Che peraltro non manca mai.

Durante il pranzo, dopo aver sfottuto per alcuni minuti lo slang delle collegiali americane, farcito di "Oh my Gosh! This is sooooo cute!I am overwhelmed!" (qui e' pieno di americani/e), ci viene rivelato che la madre del regista e' americana, ma grazie al cielo non e' piu' collegiale.

Oh. My. Ghosh. This is not cute.

Il pranzo e' proseguito piacevolmente senza mie ulteriori gaffes, anzi con un uso dell'inglese piuttosto rilassato, grazie al vino rosso. Mi è ancora difficile distinguere l'ebraico dall'ungherese, che il marito della nostra amica parla con il bambino, ma mi rifaro'.

Al pranzo di Shabbat segue la passeggiata digestiva a Ramat Rachel, che in piu' di una guerra e' stato il confine tra Israele e Giordania, da dove si vede in lontananza Betlemme, un villaggio arabo, il deserto e si passa vicino ad un kibbutz e a delle trincee del 1949.


Scene surreali di bambini arabi che accudiscono le capre con accanto una BMW, un monumento con degli ulivi in cima.



Poi oggi siamo andati al Santo Sepolcro e non ci sono stati tafferugli tra i frati, quindi e' stato proprio un bel week end.

giovedì 19 marzo 2009

I gatti di Mahane Yehuda

Mahane Yehuda è il nostro quartiere. Nel quartiere c’è un mercato. Nel mercato ci sono dei gatti molto grossi. Nei gatti molto grossi ci sono - mi auguro - dei bei topolini che quindi io non mi ritroverò mai in casa.

La leggenda dice che i gatti di Mahane Yehuda attacchino i cani, e si narra di un attacco ad un Labrador. Di notte i gatti di Mahane Yehuda combattono con versi che gelano il sangue, e quando apro la porta di casa alcune volte ne trovo uno pronto all’attacco.

Ora: quando un gatto di Mahane Yehuda appena ti vede ti rigurgita il suo pranzo sul tuo pianerottolo come buongiorno per il mattino appena iniziato, quale sarà mai il significato simbolico nascosto da decifrare?

mercoledì 18 marzo 2009

Intanto in Israele

Haaretz oggi riporta un articolo secondo cui alti esponenti del governo egiziano sono disposti a dimenticare che Avigdor Lieberman, probabile futuro ministro degli esteri israeliano, QUANDO Israele avrà un governo, tempo fa dichiarò che Mubarak - presidente egiziano -"poteva anche andarsene all'inferno".

Quando si dice un buon inizio.

Nel frattempo Gideon Levy, famoso giornalista israeliano liberal che pubblica regolarmente su Haaretz scrive un articolo Has anyone in Israel asked why the Swedes hate us?molto duro, evidenziando che, al di là di alcune manifestazioni, come quelle che si sono svolte recentemente in Svezia, e al di là dell'aperta condanna per determinate decisioni politiche di Israele - vedi insediamenti, l'opinione internazionale sia per la maggior parte sempre favorevole a Israele, malgrado tutto.

martedì 17 marzo 2009

Casalinga

"Sai Pucciu oggi sono andata a comprare il pranzo (le solite due bourekas al formaggio) e gli ho detto in ebraico che volevo un sacchetto piccolo (=sakit katàn)"

"che brava amore, tesoro, sei bravissima, ma vedi che stai imparando l'ebraico?"

Mi starà prendendo per i fondelli?

Per il resto, a livello lavorativo qualche porta si socchiude e aspetto un allineamento di tutta una serie di pianeti per vedere se delle cose andranno in porto, se delle occasioni si presenteranno. A volte mi preoccupo, ma poi a guardarsi intorno mi rendo conto di essere in buona compagnia.

Il pucciunel frattempo sta vigliaccamente cercando di trasformarmi in casalinga: "eh sai, quando eravamo a Cincinnati facevo tutto io, tu eri sempre incasinata, lasciatelo dire, i lavori di casa non sono mai finiti!" "Uh, guarda, ci sarebbe giusto da stirare un paio di mie camicie, uh guarda, i piatti sono da lavare, uh la cena la fai tu?"

Per ora l'attività casalinga che mi da più brividi è stendere il bucato sul balcone e farmi venire le vertigini.

Non è un mestiere per tutti.

lunedì 16 marzo 2009

Questo venerdì dovevamo andare dal sarto a recuperare la mia gonna rammendata. Il sarto è molto carino e gentile, a parte il fatto che chiama il Pucciu Badim, che non è il suo nome vero. Ma tanto la seconda identità del Pucciu è Nadin; questo quando lo volevano assumere per una sostituzione di maternità, ma lasciamo perdere.

Un fidanzato che si chiama Giovanni sarebbe per me un gran sollievo.

Ritornando al sarto, sperimento con lui il mio povero ebraico: il Pucciu mi dice la frase che devo dire, io la memorizzo, la ripeto come un mantra per la strada prima di arrivare dal sarto, entro e dopo il canonico “Shalom”, a macchinetta gliela ripeto.

Tutto ciò incurante di un signore in mutande in piedi su uno sgabello nel mezzo del negozio.

Signore, che ci fa in mutande? Siamo in una città superpudica, il negozio è cinque metri quadri e lei sta proprio in vetrina.

Mentre io ripeto implacabile: “devo prendere la mia gonna, il nome è Pucciu”

e noto i suoi boxer scozzesi

lui comincia a cadere lentamente ma inesorabilmente dallo sgabello, con i pantaloni alle ginocchia.

“devo prendere la mia gonna, il nome è Pucciu”

Il signore sta effettivamente crollando. Il sarto mi dice, ma io non capisco, che per la vergogna provata il tizio sta cadendo, di aspettare, e il Pucciu sghignazza.


“devo prendere la mia gonna, il nome è Pucciu!”

Dopo tale frisson, a gomiti larghi andiamo dal panettiere iracheno, affrontando la folla del pre shabbat, nella quale si distinguono per ferocia incontrollata le vecchie con il carrellino che sono a caccia di cibarie per la cena di venerdì e per il sabato. Il panettiere praticamente ci tira le focacce (smanacciate da circa 10 clienti prima di noi) mentre distribuisce challahot il pane intrecciato tipico dello shabbat, ad altri avventori.



Se siamo fortunati, finiamo le spese prima che gli ultraortodossi comincino a berciare di muoversi che tra poco è Shabbat (qui adesso scatta verso le 17.00, segnalato da una sirena), prima che veniamo fermati da mendicanti che chiedono soldi perché non hanno cibo per celebrare Shabbat, e prima che io mi infili nel negozio delle spezie e compri l’ennesima spezietta senza la quale il nostro cibo non renderà al meglio e la mia vita non avrà più un senso, provocando così una crisi isterica al Pucciu.

Gentilmente invitati per il pranzo di sabato da una famiglia italiana molto simpatica e piuttosto osservante, ci si aprono una serie di interrogativi: a Shabbat non si possono “portare” (trasportare) cose. Quile azioni proibite di Shabbat. Possiamo portare cibo? Si potrebbe ma noi, in quanto non ebrei, non rispettiamo la casherut. Possiamo portare vino? Si potrebbe ma alcuni non stappano bottiglie di Shabbat. Portiamo fiori? No, perché magari si devono tagliare e di Shabbat non si taglia. Alla fine, non portiamo nulla, solo l’ombrello perché forse pioverà.

Pranzo di sedici persone: bambini e ragazzi in maggioranza, a testimonianza della struttura demografica del paese, dove i giovani sono la maggioranza. Il capofamiglia benedice pane e vino mentre intorno è un caos allegro: infanti corrono – e parlano tre lingue - ragazzini spettegolano, poi tutti cantano in risposta alla benedizione. Il cibo tenuto in caldo su una piastra dal giorno prima (non si accende il fuoco né la luce di Shabbat) è stra-abbondante, e mi sembra paradossalmente, che sia un po’ Natale, ma senza i parenti vecchietti che si ubriacano o che scalpitano per tornare a casa dopo gli agnolotti.

venerdì 13 marzo 2009

Trance & Purim

A causa di eventi inaspettati, pure belli, se io non fossi troppo contorta per apprezzarli, vivo in un mondo solo mio, dove sto valutando tutte le possibili conseguenze di una serie di decisioni, anzi di una sola importante che devo prendere in questi giorni.

Emergo solo per fare domande deficienti al Pucciu e per poi non ascoltare le risposte. Lui senza pietà mi trascina comunque a correre in un parco vicino a casa, e corriamo vicino ad un antico convento; così se muoio di fatica, mi accascio sulla porta e per l’estrema unzione ci va un secondo.

Però, anche correre nel parco ha un suo perché; a parte rassodare le cicce, si possono fare interessanti studi sociologici. Se al parco ci si va di venerdì, ci sono pochi ebrei, perché è lo shabbat, ma ci sono molti arabi, perché è il loro giorno di riposo, mentre invece di sabato ci sono ebrei ma non molti arabi.

Tutti però grigliano alla grande; ulteriore testimonianza che i due popoli non sono poi così diversi, almeno per certi aspetti.

Corse e trance a parte, questa settimana si è celebrata la festa di Purim, e a parte la gente che si ubriaca per le strade, perché si deve bere fino allo sfinimento, i bambini e gli adulti in costume, noi abbiamo preso un giorno libero per visitare la parte musulmana della città vecchia e per scassarci di orecchie di Haman, che sono il dolce tipico per Purim. Uno dei ripieni classici è un mix di miele e semi di papavero (pereg), il Pucciu ha detto “pegher” (=carcassa); poi sono IO che mi lamento che questa lingua non è molto facile.



A parte lo suk, dove io perdo il controllo e comprerei tutto, la parte musulmana della città offre scorci interessanti: tombe di principesse, caravanserragli, e, nella parte più residenziale, vicino alla porta di Erode, uno spaccato di vita locale con pochi turisti: selve di bambini che usciti dalla scuola gestita dall’UNRWA, si scassano di ghiaccioli, si menano come fabbri e ti salutano gentilmente, chiedendoti in ottimo inglese dove vuoi andare.



Un ragazzino ci ha mostrato la via per i tetti, dove la vista è questa:



Ed una bambina ci ha scortato direttamente ad un certo Monastero delle Lenticchie, almeno, questa è la traduzione dall’arabo del Pucciu.



Un elemento che francamente "stona" sono gli ultraortodossi che per ragioni ideologiche vanno a vivere nella parte musulmana della città. Una pratica, insieme agli insediamenti, decisamente condannata a livello internazionale .



Poi, tornati a casa: la folla che celebra Purim. Street party improvvisato dietro a casa: gente travestita, traffico bloccato con gente che sale sulle macchine a ballare.



C’era anche un ultraortodosso con sotto il pastrano un costume da superman- non riuscirò più a pensare a superman allo stesso modo.

lunedì 9 marzo 2009

Che non si dica che (ricamo e Golda Meir)




Il Pucciu non è un uomo fortunato. Ora che la smodata attività di décor della casa è in pieno fulgore, gli ho ricamato con le mie sante manine una inequivocabile dichiarazione d'amore, che si vede inquadrata qui sotto (la foto fa schifo).




Quindi per tutte le mie manie, repentini cambi di umore e cattiverie, ho espiato i miei peccati. Se mi dice qualcosa ho sempre in canna: Ma io ti ho seguito a Gerusalemme e non vedi che bel quadretto ti ho fatto? C'è gente che pagherebbe per una cosa così!


Sto in una botte di ferro.



La vita a Gerusalemme procede e sono un po' più conscia di dove sono: da inchiodata al lavoro sarei anche potuta essere a Moncalieri e l'anelito femminista si è gloriosamente risvegliato grazie ad una divorziata 14enne ultraortodossa , e a una filmaker che esplora il ruolo delle donne nell'ortodossia ebraica. Prevedo a breve l'arrivo di un pippone.


Tra le rivelazioni letterarie di questi giorni, che non si dica che non sono intellettuale:


1) Richard Scarry in ebraico.
Ancora troppo difficile per me da capire, mi serve per far esercizio di lettura in ebraico: far piangere un bambino di tre anni perchè gli ho preso il suo libretto è cosa piuttosto imbarazzante.



2) Autobiografia di Golda Meir, che oltre a raccontare una vita straordinaria (da povera ebrea russa emigrata negli States a primo ministro di Israele) ha il vantaggio di descrivere in dettaglio la nascita dello Stato d'Israele: naturalmente secondo una prospettiva ebraica, che lascia decisamente poco spazio alla prospettiva della popolazione araba.

venerdì 6 marzo 2009

Anì lo medaberet ivrit (= non parlo ebraico)

Il mio ebraico fa passetti minuscoli: ieri dialogo surreale con il vicino Shimon. A parte che bussa alle 11 di notte. Io ero da sola, il Pucciu in teoria era al telefono pubblico a telefonare ai suoi-questo devo verificarlo.

Apro pensando fosse il Pucciu, non è lui. È Shimon. Mi parla in ebraico, gli dico in ebraico che non parlo ebraico ma inglese. No problem, parla inglese.

“Tek gaz?” Shimon, non ci siamo, a meno che tu non voglia intendere il legno “teak” che pure a me piace moltissimo, ma non credo sia il soggetto della comunicazione.
Io: “Gas”
Lui: “Ken=sì, Natasha, Natalia, Natasha, gas”.

Natasha/Natalia viveva nel nostro appartamento ed è russa; ci ha smollato una preziosissima bombola del gas vuota, che qui rubano appena ti giri, da restituire a Shimon. Di lei sappiamo che ama moltissimo Leo di Caprio.

Qui apro parentesi: ci sono parecchi russi in Israele, credo il 20% della popolazione e spesso non sono molto amati perché – ma credo questo valga solo per le prime generazioni - non parlano la lingua, non si integrano, molti non sono ebrei comme il faut per le autorità religiose ed in più hanno portato il maiale in Israele, che è proibitissimo dalla kasherut
.

Ritornando a noi:

Io: “Ahhh. Natasha, gas e faccio segno di una triangolazione Natasha-noi- e noi che l’abbiamo portato alla forse fidanzata russa di Shimon che non parla ebraico (e chissà se ama anche lei Leo di Caprio, spero di no perchè Shimon è proprio diverso da Leo)”
Lui: “Ahh”

E così si conclude la conversazione: sono certa che la situazione possa solo migliorare.

martedì 24 febbraio 2009

We believe in Hummus

Viviamo nella città che è considerata la “capitale simbolica” delle tre religioni monoteiste. E non crediamo in nessuna delle tre.

Viviamo in un paese in cui al governo andrà un uomo che non crede nella soluzione “due popoli, due stati” e l’ago della bilancia della politica israeliana in questo momento è tale Avigdor Lieberman, noto per le sue posizioni che possono essere definite ultranazionaliste e per una sua certa avversione per la popolazione araba.


La Tzipi Livni, se non sarà accettata la sua proposta di essere capo del governo a rotazione con Netanyahu, sarà all’opposizione.
La sinistra è morta. Questo mi ricorda qualcosa.

Il responsabile delle negoziazioni in Egitto si incazza con Olmert per una sua interferenza nelle negoziazioni, e ribadisce la necessità di non offendere gli egiziani (che sono i broker di una eventuale tregua con Hamas) facendo della liberazione del soldato Gilad Shalit una precondizione per un cessate il fuoco. Olmert lo sospende.

E allora ci rimane solo più l’hummus , quello vero fatto nel mortaio e servito con hamuzzin (=sottaceti) pitot e cipolla cruda per i più coraggiosi.


Fonte: qui

Da mangiare sotto casa, da Azura, vicino ai banchetti degli Irakim, gli iracheni. Gente che se la incontri in un vicolo la notte francamente ti spaventi, ma poi sono i nostri fornitori di frutta e pane.

Nel ristorante (una stanzetta) è incorniciato un articolo di Petrini apparso su La stampa dove si parla di loro e c’è pure un manifesto di Terra Madre. Al venerdì c’è anche il sofrito, uno di quei piatti tipici della cucina sefardita per lo Shabbat, che cuociono molto a lungo a basse temperature. Un tempo infatti ognuno portava la propria casseruola con il sofrito o altro il venerdì dal fornaio, che spento il forno per shabbat, lo metteva a disposizione delle massaie. Le varie casseruole erano poi recuperate per il pranzo del sabato.

L’humus di Azura è il top, a quanto sembra. Se vogliamo cercare il pelo nell’uomo, il proprietario tiene l’unghia del mignolo francamente troppo lunga: o sei un mandarino cinese o è un No-No.

domenica 22 febbraio 2009

Stormiest day in Israel (attente al bus!)

Ieri giorno più "tempestoso di tutto l'anno in Israele".
Ho provato a mettere il naso fuori di casa, ma dopo due secondi sono rientrata in casa annunciando: "Pucciu, non si può fare".

Tra varie cose che speriamo non si possano fare, è segregare le donne sugli autobus, con buona pace di Rosa Parks.

La sola cosa che so degli autobus e del galateo locale per-non-urtare-la-sensibilità-di nessuno, è che se sei donna non è il caso che ti sieda accanto ad un ultraortodosso. Potrebbero non gradire.
E sia.
Ma recentemente è apparso un articolo su Haaretz che racconta della protesta di ebrei ultraortodossi che pretenderebbero che Egged, la locale linea di autobus, renda una linea che passa attraverso il quartiere ultraortodosso di Meah Shearim formalmente segregata per sesso, con le donne dietro e gli uomini davanti.


Fonte immagine: qui

Egged si è rifiutata e per tutta risposta gruppetti di ultraortodossi hanno tirato sassi contro gli autobus. In realtà vi sono già linee segregate (mehadrin), sia in Gerusalemme che fuori e la corte di giustizia si deve ancora pronunciare in merito alla pratica.

giovedì 19 febbraio 2009

Mahar è un altro giorno

Qui è il solito delirio che mi trascino dietro ovunque vada, inteso in qualsiasi continente. Sono ben contenta di avere la possibilità di lavorare a distanza, ma il risultato è che se potessi mettermi skype nel cervello lo farei e non ho ancora potuto vedere molto della città.

Però in questi giorni in cui sono inchiodata davanti al computer e potrei essere ovunque nel mondo, jesus is on my side. Ma letteralmente. Sfrutto il wireless di un’istituzione che prepara rabbini liberal e si aggira tra i computer vicino a me un tizio coi capelli lunghi e una specie di saio di seta sui pantaloni. Vedere gesù che guarda i video di Youtube è decisamente interessante. Avere alle spalle un vecchietto che invece dorme e russa con Haaretz sulla faccia un po’ meno.

Mi dà poche soddisfazioni anche il tipo che ci doveva sbloccare il cellulare americano – io timorosa avevo chiesto al Pucciu con anche un po’ di accento piemunteis: “Ma Pucciu, è legale?”
“Tranquilla”.

Quando l’ho visto, basso tarro e spiccio come solo gli israeliani possono essere, ho deciso che un po’ lo amavo. Però ci dà dei dispiaceri. Portiamo il cellulare venerdì mattina e ci fa:

“Tranquilli ve lo do domenica” . Per via dello shabbat, infatti qui la settimana inizia dalla domenica, che è Yom Rishòn, il primo giorno- un casino, comunque domenica andiamo:
"Mahar, mahar, mi deve arrivare la password via email!
“ecco, sapevo che era illegale, Pucciu! Avrà una spia negli USA alla compagnia telefonica!”

Lunedì: mahar
Martedì: mahar
Ieri per dignità abbiamo saltato
Oggi il Pucciu vuole fare la voce grossa e pretende lo sconto..
Comunque lo amo nella sua rozzezza, anzi la hutzpa tipica israeliana.

Dopo vari mahar oggi sapevamo che ci avrebbero portato l’armadio dall’orrido color marrone- scelto dal padrone di casa, a cui noi ci siamo opposti, ma senza risultato.

Bene: "Ragazzi, mahar veniamo tra le sette e le 10 del mattino” e va beh.
Invece: “Ragazzi, mahar veniamo alle 6,30 voi vivete attaccati al mercato poi è un casin con il traffico”.

Arrivano con me rantolante in salotto accucciata sotto il sacco a pelo della nonna del Pucciu che ha 50 anni e perde le piume. Non la nonna. Il Pucciu, invece, sovraeccitatato dal fatto che abbiamo l’armadio e che può mettere tutte le sue cose in ordine, era fuori controllo!

Bisognava sparargli nelle gambe per fermarlo. “Visto che bello fede, questi sono i tuoi ripiani chè sei bassa, questi i miei, le scarpe dove le mettiamo, eh?eh??? “

Mahar, Pucciu, mahar.

lunedì 16 febbraio 2009

Il mio primo miracolo (dopo una sola settimana!)

Gerusalemme-città vecchia.

Durante uno visita al quartiere armeno, visitiamo la Chiesa di San Marco, quella che i credenti siriaci ritengono essere la prima chiesa della cristianità.

Una signora, responsabile dell’accoglienza, ci racconta in un misto di italiano e inglese tutta la storia: qui è dove si è svolta l’ultima cena, dove gli apostoli hanno ricevuto lo spirito santo, insomma, tutta la vicenda che è nota ai più.

Ma attenzione. Nella chiesa c’è un’icona grazie alla quale avvengono miracoli!

Frisson mio, il pucciu annichilito sussurra: ah si?

Sì. Appena quattro mesi fa!

Quattro mesi fa entra nella chiesa un poliziotto russo di Tel Aviv. Vuole dalla signora l’usuale spiegazione, ma problema! Apparentemente, lui parla solo russo ed ebraico, la signora solamente arabo e inglese.
Un dialogo impossibile? No! Perché avviene il miracolo!

La signora ascolta le domande del poliziotto, che le arrivano in inglese e gli risponde in inglese, ma il poliziotto russo sente la signora rivolgersi a lui in ebraico e le risponde in ebraico.

Entrambi ignari del miracolo, perché di questo si trattava, si separano.

Il poliziotto tempo dopo ritorna, incantato dalla città vecchia e in particolare dalla chiesetta. La signora ribadisce che lei sa solo inglese e arabo. Il signore si arrabbia, le dice delle cose ma lei non capisce e lui si altera ancora di più.

La signora a questo punto si rivolge a Gesù chiedendo aiuto, ed ecco il deus ex machina, nelle forme di una guida turistica che sa il russo. Poco prima sua moglie gli aveva detto, in preda ad una premonizione: “senti, invece di andare a piedi a trovare la nostra amica pipetta – la signora della chiesa- dobbiamo andarci in taxi! Ha bisogno di noi!”

Lui trafelato arriva in chiesa: “Hey pipetta, ma cosa succede? Ho pagato un taxi! Costa! Di che cosa hai bisogno?”

E grazie alla mediazione dell’interprete il poliziotto e la guida si spiegano e convengono che è stato tutto merito dello spirito santo.
E vissero felici e contenti.

martedì 10 febbraio 2009

Fede in Medio Oriente- è piuttosto stringata

Ricongiungimento familiare fatto.

Interrogata per un'ora dalla sicurezza israeliana ho chiesto, al limite dello sfinimento se mi avrebbero laciata partire sì o no. Interrogatorio esteso alla mamma. Tutto incentrato sul Pucciu, non pensavo che un filosofo/cabbalista fosse un uomo pericoloso.


Scadenza di lavoro in Italia il 28 febbraio. Si lavora nella nuova casa - la casa meriterebbe un lungo romanzo - e fuori piove. Ci sono le elezioni e la cosa non promette bene.

Il mercato vicino a casa è stupendo, i contrasti in questa città sono fortissimi ed io sono un po' provata, ma molto contenta.

Infine, per la serie "la globalizzazione" etc. la tizia che ci ha venduto tappeti e teli vari al mercato è stata in Italia, a Bergolo (CN) per un rinomato Festival Reggae.

venerdì 6 febbraio 2009

Hey hey, it’s a weird day!


Vista sulla collina dal terrazzo sul tetto




Vista sul vicolo dal terrazzino di casa






Dico solo che la decisione più saggia della giornata si è rivelata quella di non tenere la camicia da notte sotto i jeans per andare in banca la mattina alle 8,30.

Mattinata inutile spesa a lavorare, sacramentare contro il modo di lavorare in Italia, il modo di pensare italiano etc, invece di fare altri due miliardi di cose, tra cui fare la spesa per un aperitivo/cena per amici. Per coronare il tutto, scoprirò di aver mandato a me stessa una mail che invece era per la conferma dei miei voli di domenica.

Telefona il Pucciu:

ehi si è allagata la casa! Il padrone di casa ha fatto casino! eravamo in quattro in bagno: il padrone di casa, il vicino di casa del primo piano e l’idraulico chiamato dal vicino del primo piano.
Adesso conosciamo tutto il condominio.

O c*zzo. Appena arrivati e già segnati.

Ma amore, va tutto bene, ho conosciuto quelli del ristorante sotto casa, ho conosciuto un cuoco che si chiama Moshe di un ristorante figo che gestisce con un palestinese, e cerca di ricreare la cucina dei tempi biblici, dobbiamo andarci…

Hatzilim !!!(melanzane), non so dire il mio numero di telefono in ebraico però questo sì

Qui c’è una bellissima vita di quartiere, tutti si conoscono, vogliono sapere di dove sei, cosa fai…

Il Mossad è già sulle nostre tracce?
Intanto cerco di capire se posso lavarmi i capelli continuando a parlare al portatile.
Confermo l’ impossibilità della cosa.








Chiusa la telefonata, alle 12,30 realizzo che vestita alla “vado un attimo in banca poi mi vesto a modo” e lavata sommariamente, sono in pauroso ritardo per il pranzo dalla prozia.

La prozia mi accoglie. La sua amica, quella di "Devi furgià", per intenderci, mi rintrona nuovamente. La procreazione è sparita dall’ordine del giorno, ma appaiono gli uomini – tutti pitu (=tacchini).
Esco alle 16,30 con le orecchie che rimbombano di un “non sposarti maiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii” e di un “stai attenta che ci sono i pushersssssssssssss”.

Accendo il cellulare spento vigliaccamente: un amico caritatevole è pronto per un aperitivo alle sette. Arrivo a casa alle sei e mi appare davanti uno spettacolo commovente: mia madre, disperata perché non sto facendo la valigia, stira la mia roba. Ciocchiamo su come piegare un sari indiano, no mamma non è una sciarpa, saranno minimo due metri di lunghezza, non sono una giraffa.

Faccio la doccia e una torta al cioccolato. L’amico arriva e davanti a due bicchieri di vino parliamo dei nostri tatuaggi immaginari.

Arrivata a mezzanotte cerco di portarmi avanti per domani preparando dei muffins salati: ho la ricetta davanti, ma al grido “La Fantasia al potere!” decido di improvvisare.

Che bella idea.

mercoledì 4 febbraio 2009

A Slim Peace

Avevo visto questo documentario tempo fa: donne israeliane e palestinesi che si ritrovano per dimagrire e alla fine per conoscersi un po' di più, nel bene e nel male.


Qui l'articolo di Haaretz


Altro esperimento di dialogo attraverso il cibo
in Francia dove donne musulmane ed ebree si ritrovano per cucinare.

In attesa di tempi migliori.

martedì 3 febbraio 2009

Facciamo fifty-fifty?


source: International Museum of Women


Le donne in politica a livello di istituzioni europee e di stati nazionali sono ancora troppo poche.

E poichè nel 2009 si eleggerà un nuovo Parlamento Europeo e verrà nominata una nuova Commissione Europea, la European Women's Lobby ha organizzato la campagna
“50/50 Campaign for Democracy” affinchè uomini e donne siano egualmente rappresentati.

Allora, se qualcuno volesse firmare la petizione collegata a questa campagna, questo è il link.

E per la serie Donne, Potere e Politica, l'International Museum of Women ha una ricca lista di risorse sul tema, nonchè una lista di film, alcuni visibili on line.

lunedì 2 febbraio 2009

Oh Jeez! Il mio ombelico è molto interessante.

Mi si è appena infilata una briciola gigante nella tastiera sotto la “J”, che ora scricchiola.
Ho passato il week-end a litigare
Ho una scadenza oggi e non è scrivere un post senza capo né coda su questo blog
Il pucciu dipinge la casa di Gerusalemme, lasciata in uno stato piuttosto selvaggio dai precedenti inquilini; le meraviglie del contratto d’affitto: siccome troverai la casa che è un cesso, la puoi lasciare così!

Ora, a Cincinnati sul contratto c’era scritto “nome e cognome del Pucciu+Fede”, e non si capiva se fossi il suo pesce rosso o cosa, e si specificava pure con che prodotto pulire il forno prima di lasciare la casa, però, a pensarci bene, mi sembra ora una grande civiltà.
Il dirimpettaio, di cui il Pucciu mi ha elencato almeno tre diverse nazionalità, è molto gentile e fortunatamente parla inglese. Certo, è anche un po’ italiano. Tutti sono un po’ italiani.
L’altro vicino – che è forse uninazionalità, che banalità! - ci ha avvertito: non lasciate niente sul ballatoio, rubano tutto!

Anche la bombola del gas vuota?

Anche. Infatti, il tizio che porta le bombole piene ci porterà anche un bel catenaccio.

Ma, la nostra biancheria stesa ad asciugare? Mi sequestreranno le mutande?

No (un po’ mi spiace, il furto degli slip è un toccasana per l’autostima)
Il neon in casa in Israele è apparentemente à la page. Davanti allo scoramento del Pucciu gli è stato detto: “Perché, non ti piace?”
Ma il pucciu, faro nella nebbia del mio pessimismo, mi prefigura meraviglie, la casa sarà molto carina una volta che la sistemeremo. Inoltre, con il suo fare da agente segreto mi assicura: “Siamo vicinissimi a due posti tatticissimi!” Trattasi di bordelli, ristoranti, banchi del mercato, boutiques di alta moda? Non si sa, lo scoprirò da sola tra uhm, meno di una settimana.

venerdì 30 gennaio 2009

Se bastasse un lampione

Adesso che il tema della violenza carnale sulle donne è drammaticamente attuale, si cerca di correre ai ripari con tutta una serie di interventi: quali taxi notturni, più finanziamenti ai centri che si occupano di accogliere ed assistere le vittime di stupri e l'installazione di lampioni.

Tutto bene, per carità. Ma mi torna in mente quel poliziotto messicano che in classe ci disse, a proposito dei numerosissimi e feroci femminicidi di Ciudad Juarez (secondo varie stime, si arriva a quasi 1000 donne tra morti accertate e persone scomparse dal 1993 a oggi), che sarebbe bastato illuminare un po’ di più le strade.

Chapeau.

Il caso di Ciudad Juarez è estremo, perché si intrecciano vicende di guerre tra bande, di traffici di droga etc. ma illustra bene un paio di punti. In una situazione in cui le donne sono costantemente sfruttate nelle maquiladoras – che per la grande maggioranza sono di proprietà nordamericana, courtesy of NAFTA - dove in fabbrica si organizzano concorsi di bellezza e si incoraggiano le ragazze a truccarsi e a essere carine, dove le donne, in una cultura molto machista, spesso sono quelle che mettono insieme il pranzo e la cena con le conseguenti tensioni a livello familiari, un lampione in più non basta.




In una società così, dove una donna è spesso considerata in un pezzo di carne al lavoro e in casa, sei già vulnerabile ad essere considerata meno di zero, e la violenza è sistematica, normale, perché è insita e in qualche modo autorizzata dal sistema stesso. E allora, molti provvedimenti presi in Italia o altrove sono insufficienti, renderanno forse le strade un po’ più sicure, sensibilizzeranno le forze dell’ordine, ma il cambiamento va fatto a livello sociale.

Educando in modo diverso bambini e bambine, sottraendosi all’esasperata sessualizzazione di tutto e tutte/i, e coinvolgendo gli uomini nella lotta contro la violenza contro le donne come alleati e non come nemici. Come fa negli USA questa associazione ed in Italia quest’altra.


Altre risorse su Ciudad Juarez:

Amnesty International

WIP Women's International Perspective

giovedì 29 gennaio 2009

Lagnans d'amour

Il fidanzato esule a Gerusalemme vive da un paio di settimane in una comune popolata da uomini barbuti e da donne a suo dire inguardabili (e certo!).

I giovani barbuti, dopo i gruppi di studio socialisti, chiedono a lui le definizioni delle parole crociate- in ebraico. Lui per ripicca gli ammanisce le sue melanzane alla parmigiana per la cena di Shabbat.

Si lagna di una cena a base di cereali. Non avvicinate i cereali al Pucciu! Si contorcerà come un verme e ve lo rinfaccerà per tutta la vita. I miei esperimenti con la quinoa sono stati tutti bocciati in quanto troppo simili alla segatura.

Comunque, da domenica sarà nella nostra nuova magione, dove lo raggiungerò l'otto febbraio. Sta già pensando a come accogliermi. Io spero solo di scendere all'indirizzo giusto di casa, sapete com'è. La mia immaginazione da orfanella mi vede vestita troppo leggera - il pucciu dice che fa caldo, ed io non mi fido!- abbandonata in mezzo alla tangenziale di Gerusalemme. Per il resto, che sia al solito: fragole e champagne, cuori giganti e lui vestito solo del suo fascino.

Poi, per non farci mancare nulla, abbiamo litigato a distanza come dei folli. Va bene la tecnologia, ma la chat di FB ha rischiato di mandare all'aria ciò che trasferimenti all'estero, distanza, una famiglia di sole donne, sfoghi allergici, stati di ebbrezza ripetuti e notti in posti pidocchiosi non avevano neppure scalfito.

Mia madre con la scusa: "se io lo attacco tu poi lo difendi!" (sottile, eh!) ha persino preso le difese del Pucciu mentre sproloquiavo e tiravo oggetti. La verità è che una mia rinuncia alla partenza avrebbe gettato la mamma e sorella nel panico più nero.
Infatti la sera, mentre sono a letto mia sorella prende le misure della stanza sostenendo: "ecco dove hai la testa adesso ci sarà il mio angolo cottura".


Infine, io resisto a mio nonno che si lagna giustamente della Chiesa cattolica e di sui esponenti, ed inoltre vuole a tutti i costi convincermi a diventare atea. Ora, già ho una personale minimale dottrina religiosa fatta di tre dogmi tre, proprio ora che vado a Gerusalemme, dove per sistemare il
ginepraio di rivendicazioni sulla città si era persino proposto di attribuirne la sovranità a Dio, dovrei diventare atea?

Eppure insiste. Sarebbe indelicato fargli presente che sentendo avvicinarsi il tramonto il mio bisnonno- suo padre- cominciò ad andare in chiesa, just in case?

lunedì 26 gennaio 2009

Leggerezza un c*zzo!

Negli ultimi giorni ce l'avevo con il Papa e con cardinali vari, chè secondo me quando aprono bocca Dio li guarda e scuote nervosamente la testa.

Lo confesso, il Papa era il primo della mia black list. Con quella boccuccia tirata, quel fare stizzoso e quella mentalità da Medioevo, state sicuri che va incontro ad una pessima reincarnazione.

Ma ora, grazie all'ineffabile capo del Governo ed alle sue battute - che vogliono solo celebrare la bellezza delle donne italiane ed invitare alla leggerezza su un argomento che peraltro con la leggerezza ci va a nozze, le mie priorità sono di nuovo cambiate e l'idea di una feroce dittaura femminista mi attira sempre più.

Scusate, ma a questo punto è evidente che la democrazia non funziona molto bene.

venerdì 23 gennaio 2009

Io dico solo il mio pensiero

Confesso che ho peccato. Oltre ad aver ingurgitato nervosamente del gelato buonissimo facendone una zuppa nel microonde – Pucciu lo so che invece TU stai dimagrendo - ho guardato un pezzo di quella folle trasmissione con la gente rinchiusa in una casa partorita da un architetto sotto effetto di allucinogeni.

Mia sorella, quando la vergogna provata nei confronti dei partecipanti ha raggiunto l’apice, mi ha sussurrato: “ma Fede, forse a noi non piace affatto perchè siamo piemontesi?”

E mi chiedo: sarà quell’essere falsi e cortesi, o “ipocriti per eccesso di gentilezza” che ci rende geneticamente difficile aderire al credo televisivo “io sono vera/o e dico solo il mio pensiero”?

Purtroppo, tesoro, il tuo pensiero fa schifo.

O meglio, è espresso da schifo.

Una partecipante è stata accusata dall’arcigay di essere omofoba. Si è infatti lasciata andare a dichiarazioni confuse su cosa sia normale e cosa no in termini di tendenze sessuali, e si è riferita ai gay come a “f*oci”
Onestamente, più che il dolo, ci ho visto confusione e la dialettica di un adolescente beccato a leggere Pla*boy dalla madre femminista - lo so, lo so, ma è un mio incubo ricorrente.

Alla richiesta della conduttrice di esprimersi meglio sull’argomento e sostanzialmente di discolparsi, la partecipante astutamente prendeva tempo chiedendo ai suoi compagni di sventura che cosa volesse dire omofoba.

Si discolpa e dichiara di essere tutto il contrario (chiediamole il contrario di omofoba, tanto per curiosità) e le dispiace di essere “uscita” così.
Ed ecco che “esce” la sua giustificazione: e qui la volevo, qui casca l’asino, le braccia e varie altre appendici, sappiate che… il suo migliore amico è gay!

Anzi, lei è adorata dai gay! Meravigliosa.

L’assioma allora è: se hai un amico gay non sei omofobo/a e se Vladimir Luxuria vince a quell’altra trasmissione l’Italia ama i transgender.

Comunque, io ho detto solo il mio pensiero.

martedì 20 gennaio 2009

L'Unità

Mi aveva fatto un po' incazzare, perchè non si può essere la prima direttrice donna de L'Unità e approvare questa pubblicità:



Però grazie all'indicazione di un'amica che mi ha segnalato questo
mini dossier agghiacciante sulla violenza domestica in Italia, forse Concita ed io faremo pace.

Non è poco, specie dopo che una ha sentito la nostra ministra delle Pari Opportunità dire che le prostitute è meglio che si prostituiscano a casa perchè se una è aggredita in casa i vicini chiamano la polizia; le donne struprate e menate in casa evidentemente non urlano abbastanza forte.

lunedì 19 gennaio 2009

Con quella casa così mediorientaaaleeeeeeeee



Una Fede esaltata e scondinzolante: Mamma, guarda la foto della nostra casa da fuori e sul tetto c’è il nostro terrazzo!

E sul terrazzo metterò gelsomini, lavanda, piante aromatiche, ci farò un orto e un gazebo meraviglioso e torce e ci farò lo yoga tutte le mattine e sarà il nostro Eden e il Pucciu il mio Adamo…

Una mamma abituata al barocco piemontese: Ma sta su? E cercando di recuperare: Molto pittoresca, e si addice al tuo casino.

Pensandoci bene, il fatto che il Pucciu al telefono continui a dire che quando la metteremo su con le nostre cose sarà molto carina comincia ad insospettirmi.

Ma io già la amo. Dal cortile si entra direttamente in un mercato bellissimo, e quando ceneremo sul terrazzo vedremo le stelle (e qualche antenna parabolica).

Ci saranno gli scarafaggi?

Mentre ci penso vi segnalo Reset DOC ed i suoi interessanti articoli su Israele e Palestina.

venerdì 16 gennaio 2009

Devi furgià!



Ero a pranzo in una piola (=vecchia osteria piemontese) con mia sorella, mia zia ottantenne ed una sua amica ottantacinquenne. Tutto sembrava tranquillo, fino alla pronuncia disgraziata della parola “maternità”.
E fu l’inferno. Saputa la mia età (ventinove anni, lo ricordo a tutti) l’amica della zia perde momentaneamente l’uso della lingua italiana per buttarsi nel dialetto stretto e comunicarmi che: “Sei vecchia! Devi furgià!(=fare figli) Che fai con tuo moroso? Conti le stelle?”

Mi abbandono per un attimo alla romantica visione mia e del Pucciu che contiamo le stelle, anzi di me che le conto, sbaglio il conto e di lui che mi corregge: “Ma Fede, sono un milionecinquecentomilasettecentoventitrè! Non le vedi? Non comprendi la matematica, la fisica e la chimica! Al classico non hai fatto nulla!”

Accantonato l’incubo, mi difendo con la promessa - fatta a questo punto anche ai proprietari della piola che come un coro greco mi invitavano anche loro a furgià - che magari tra un paio di anni…Incauta! Si scagliano a quel punto contro mia sorella, che pure lei è vecchia e deve furgià.

Veramente lei avrebbe sei anni meno di me e benché a tratti sogni di essere una ragazza madre, oggi saremmo qui solo per mangiare un piatto di gnocchi.

Comunque, questa introduzione era tutta un inganno per un’osservazione femminista sulla “lotta” sulle/tra le madri e su come una dovrebbe essere madre.
Dunque, Rachida Dati in Francia partorisce ed il suo rapidissimo ritorno al lavoro viene visto o come simbolo di grandissima emancipazione, o come chiara indicazione della snaturatezza della maman.

Come giustamente ha osservato qualcuno, nessuno se la prenderebbe mai se un uomo, avendo avuto un figlio/a se ne andasse al lavoro anche solo un’ora dopo la nascita della creatura e che il problema reale è che i ritmi di lavoro (e non solo quelli) sono tarati sugli uomini.

Però, sarebbe anche giusto ricordare che ci sono madri che tornano subito al lavoro perché non possono fare altrimenti e darebbero la mano destra per stare a casa, ma che esistono anche le madri che al lavoro ci tornano in fretta perché gli piace, perché hanno qualcuno che si occupa del pargolo e perché magari all’idea di stare a casa tutto il giorno con un infante con le coliche si sentono tremare le vene dei polsi.

Devono per forza essere colpevolizzate? La signora in questione avrà un esercito di baby sitters, il tempo per stare con la figlia lo troverà e mi sento sicura nell’affermare che la bambina non dovrà scaldarsi il biberon da sola mentre mammà è al Ministero.

Sarà traumatizzata da grande? Di questi tempi, se non lo sei, sei out.

L’argomento materintà/lavoro è peraltro stato oggetto di dibattito caliente anche tra le femministe: per esempio qui
e qui. Sappiate infatti che anche le femministe “furgiano”- e si sentono in colpa.

mercoledì 14 gennaio 2009

Gerusalemme, un terrazzo e qualche sparo di gioia

Il prode Pucciu mon amour, messo nelle mani di un agente immobiliare romano, a quanto pare ci ha trovato casa vicino ad un mercato bellissimo, Mahane Yehuda.
Compreso nella casa c'è un terrazzo solo nostro sul tetto di 40 mq. Più che romantiche cenette a lume di candela, per ora sogno coltivazioni estensive di pomodori, gelsomini ed erbe. Sono decisamente prosaica. Ma siccome per ora non è confermato, pensate ai miei pomodori, commuovetevi e spedite pensieri positivi e preghiere di ogni confessione a questo blog, anche garbati insulti. Quel che non ammazza, ingrassa.

La situazione nella città è sicuramente diversa da quando ci siamo andati otto fa, poco prima della seconda Intifada. Allora eravamo ospiti di un'amica di amici italiana e alloggiavamo a Abu Dis, un villaggio palestinese di Gerusalemme Est. La notte ci svegliava il richiamo alla preghiera del muezzin e ci godemmo anche la vista di un matrimonio tradizionale, con tanto di spari (in aria). E una vecchietta ci regalò anche una testa d'aglio, un'altra coltivazione che potrei mettere sul terrazzo.

Ricordatevi dei miei pomodori e leggete questo articolo sulle richieste dei movimenti pacifisti femministi.
(aspirante) contadina sì, ma devota alla causa, sempre!