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lunedì 14 settembre 2009

Porte aperte – sul tinello dei tuoi nonni

A Gerusalemme di Shabbat e’ praticamente tutto chiuso. Gerusalemme Est funziona normalmente, ma Gerusalemme Ovest, dove noi viviamo, e’ la morte civile.
Il che ci riempie anche di gioia, perche’ essendo tutto calmo, la mattina del sabato possiamo dormire fino a tardi senza avere sotto casa i signori del mercato che litigano perche’ lasciano le macchine in quadrupla fila e si incazzano tutti, e urlano in ebraico, che credetemi, non e’ una lingua molto melodiosa.

Di buono c’e’ anche che di Shabbat il folle lanciatore di bottiglie vuote di schweppes alla pesca non lancia nulla sul nostro terrazzo, e cosi’ salva l’anima del Pucciu, che quando trova le bottiglie poi dice cose scovenienti.

Ma lo scorso week end la municipalita’ ha organizzato un week end a porte aperte di alcuni edifici normalmente chiusi al pubblico. Iniziativa salutata con grande gioia dai pochi laici che vivono qui, che di Shabbat un po’ si rompono.

Abbiamo visitato istituzioni protestanti con magnifici panorami sulla citta’ vecchia, e poi ci siamo infilati in un quartiere molto grazioso, Mahane Israel,uno dei primi quartieri costruiti fuori dalle mura, che prometteva porte aperte su case di interesse.

Ahem. Praticamente si entrava in case private normalissime, di vecchietti che con le pianelle ai piedi ti accoglievano pronti a fare quattro chiacchere. Data la disinvoltura dell’israeliano medio, gia’ grazie se non si sono trovati con qualcuno a fare la siesta nella loro camera da letto o usare il loro bagno.

giovedì 6 agosto 2009

"Il Cinese" e Natasha sul Monte degli Ulivi

In questi mesi di silenzio sono successe alcune cose. Per esempio, mia sorella giovane e bella e' venuta a trovarmi a Gerusalemme, e dunque l'ho portata un po' in giro a visitare la citta'. Abbigliata in modo consono, che' ebreo, druso, musulmano, l'uomo mediterraneo sempre malandrino e'. E mia sorella non la devono guardare. Minchia.

E allora, sudate perche' coperte e sempre vestite uguali, ci siamo arrampicate sul Monte degli Ulivi, incontrando giapponesi in formissima che praticamente correvano in discesa.


Allora, il Monte degli Ulivi dovrebbe almeno ricordarvi un paio di cosette: Gesu' e Getsemani. e questi sono gli ulivi del Getsemani che ho doverosamente fotografato.



Tra le varie chiese cristiane di varie denominazioni c'e' la Chiesa di Maria Maddalena, che e' russa ortodossa. Mentre impedivo a mia sorella di depredare di fiori il parchetto intorno alla Chiesa, leggiamo sulla guida che c'e' anche un monastero di suore russe ortodosse.




E mia sorella: "ma sai nel libro "Il Cinese" (di Mankell) c'e' uno che dice che tutte le russe lui le chiama Natasha"
ed io " eh beh,ma che razzista! pensa anche qui in Israele le donne russe trafficate le chiamano tutte Natasha e bla - pippone femminsta - bla bla"

Allora esce dal convento una suora, poi un'altra e un urletto di una suora che ne chiama un'altra infrange il silenzio: Natashaaaaaaaaaaaaaa.

So long al mio momento di critica degli stereotipi.

mercoledì 13 maggio 2009

Alla canna del gas, tra Bhagavad Gita e vino rosso

I miei 29 anni mihanno dotato di grandissima saggezza. Distacco yogico, quasi.
Nella Bhagavad Gita, testo sacro dell’Induismo, che consiglio a tutti, si dice che bisogna essere distaccati dal risultato delle nostre azioni.

Un esempio a caso.

Avete gli scarafaggi in casa? Gasateli piu’ che potete, fatevi venire la nausea per l’insetticida, urlate ad uno scarafaggio“maledetto, maledetto, maledetto!!!” alle 8 del mattino e poi: distacco.

Fate come me, uscite la sera nauseatissimi dall’insetticida, non mangiate – troppa nausea- e scolatevi una mezza bottiglia di Shiraz che fa circa 14,5 gradi.

Naturalmente, io che sono una donna di mondo, non ho bevuto da sola, che fa triste, ma in compagnia di amica del Costa Rica nel ristorante italiano sotto casa, Topolino. La battuta “ e Minnie dove’e’?” fa schifo e l’ho gia’ usata con il Pucciu, che non mi ripudia solo per amore o per abitudine. Ma francamente, dopo quasi 10 anni insieme, chi se ne fotte? Ormai qualunque cosa capiti, sono la mitica “fidanzata storica”, pietra di paragone e nemesi di ogni creatura slavata e scema che in caso remoto mi succedera’.

Divago.

Dopo tutto cio’ con gli scarafaggi ci ballerete la rumba, da buoni amici.

Distacco.

Nel pomeriggio mi ero gia’ portata avanti biascicando in ebraico – pochissimo – e in inglese al proprietario del negozio di casalinghi che ho gli scarafaggi in casa. Vengo sfottuta sul fatto che ne vedo solo uno al giorno, ma io che la so lunga dilato l’occhio da Bambi.

Sono una povera straniera che vive in una casa piena di buchi e di orrende creature.

Il tipo immediatamente si offre per 200 NIS (circa 40 euro) di disinfestarmi la casa professionalmente e preso da commozione scende senza preghiere a 180 NIS.

Il Pucciu consultato al telefono da Haifa pretende di essere presente alla disinfestazione per presiedere alla mia (fu) virtu’. Certo che il maschio sardo, anche se lo fai studiare, e’ pur sempre’ schiavo di istinti primordiali.

Dopo tutto cio’ sono rientrata in casa ed ho trovato la porta del soggiorno ermeticamente chiusa per un colpo di corrente, naturalmente con la maniglia rotta che non si apre. Mi e’ venuto da piangere.

Soprattutto perche’ chi glielo diceva al Pucciu che tutto cio’ e’ accaduto in due soli giorni di assenza suoi?
Comunque la crisi e’ stata arginata dal pensiero di tornare allo sterminator, offrirgli 200 Nis per spallata e disinfestazione.

La porta poi miracolasamente si e’ aperta.

Il Medio Oriente, lasciatevelo dire, e’ una fottuta faticaccia.

lunedì 11 maggio 2009

Ratzi, blatte e case museo

Qui a Gerusalemme e' tutto un rumore di elicotteri sopra la testa, mi sa che il nostro ha iniziato la sua gita.
Ma gli daranno le falafel a pranzo, nella pita? Spero di si per lui.

Io da oggi sono sola per qualche giorno, a parte gli scarrafoni per cui sono diventata una specie di Angelo della Morte, thanks to wikipedia, che mi ha gentilmente informata - mentre tentavo di non guardare le foto di blatte e vomitare - delle loro abitudini.

Sono stata naturalmente ripresa dal Pucciu, perche' wikipedia non e' affidabile.

Ora, volessi fare la fissione nucleare e guardassi le istruzioni su wikipedia, capirei anche, ma per le blatte e i loro sporchi segretucci, cosa dovrei fare, telefonare a Konrad Lorenz? a parte che e' morto.



Al di la' gli animaletti che la popolano, Gerusalemme continua ad affascinarmi. Uno dei miei posti preferiti finora e' la Ticho House, una delle prime case costruite fuori dalle mura. Ci hanno abitato a lungo il dott. Ticho, famoso in tutto il Medio Oriente, e sua moglie, che, dettaglio a' la Novella 2000, era anche sua cugina.


Lei lo aiutava e dipingeva e la loro casa era un po' il centro di incontro degli intellettuali dell'epoca. Il giardino tra gli ulivi e' bellissimo e quieto e c'e' una biblioteca di libri d'arte.

Le case-museo mi interessano particolarmente, forse perche' sono piu' interessata alle storie delle persone che alle storie dei luoghi. A Phildelphia l'anno scorso abbiamo visitato il Rosenbach Museum, che apparteneva a due fratelli: uno vendeva e collezionava libri antichi, l'altro era esperto d'arte.



Il Museo conserva i lavori del disegnatore Maurice Sendak, il creatore di questi mostrini qui sotto oltre che il manoscritto dell "Ulisse di Joyce", tra le altre cose.


In conclusione, darei tutta la mia scorta di insetticida per un mostro di Sendak in casa.

domenica 10 maggio 2009

Eminenz is coming!

and Pucciu is going away. A divertirsi ad un convegno di studiosi ad Haifa, ospite della nostra amica i cui gatti a momenti mi ammazzano per l'asma. Per ricambiare l'ospitalita' dovra' cucinare la cena per l'amica e sua sorella. Dura essere italiani all'estero.

E io resto qui, evitando di incrociare la papamobile. Se saro' fortunata mi faranno compagnia un paio di scarafaggi - viviamo attaccati al mercato - che gasero' senza pieta'. Lo Shabbat mi ha donato il frisson del computer portatile - detto cassone - che praticamente agonizza. Recuperato laptop nuovo da un russo, il cui negozio e' frequentato da gente con mazzette di soldi che passa a tutte le ore.

Il laptop costa poco, ignorare il via via del negozio - in un elegante centro commerciale dove passano i gatti randagi - mi costera' l'anima.

Il russo mi parla in ebraico, il Pucciu gi dice in ebraico che io non parlo ebraico, io dico due prole in ebraico tipo "Non ho bisogno dell'high definition!", il tizio mi risponde in ebraico, il Pucciu...potremmo andare avanti ore ed ore.

Per dimenticare ieri pic-nic con vista sul Monte degli Ulivi ed intime confessioni: da piccola amavo Pierce Brosnan in "Mai dire mai" e David Hasselhoff in "Supercar". Il fatto che il pucciu si ricordi anche il nome del gemello cattivo di Michael Knight mi fa pensare che forse non ero la sola a nutrire folli passioni.

martedì 21 aprile 2009

Yom HaShoah

Oggi in Israele si ricordano le vittime dell'Olocausto.

Alle 10.00 in punto è suonata una sirena e per due minuti la città ed il paese si sono fermati.

Traffico immobile e gente ferma in silenzio per la strada.

Mentre Ahmadinejad dà spettacolo nella conferenza di Durban, nel 2000 Ovadia Yosef, controverso leader spirituale del partito religioso Shas ha descritto l'Olocausto come la "risposta" di Dio nei confronti di anime reincarnate di peccatori ebrei, dichiarando che:" I sei millioni di vittime dell'Olocausto erano reincarnazioni di anime di peccatori, gente che ha peccato e che ha fatto cose che non dovevano essere fatte. Erano reincarnati (come vittime dell'Olocausto) per espiare".

Peraltro, applicò lo stesso ragionamento per le vittime di Katrina nel 2005, sostenendo che era un castigo divino per la gente poco devota di New Orleans.

lunedì 20 aprile 2009

Debosciati in spiaggia



Dall’Italia la mamma mi dice pioggia e vento. Noi invece abbiamo 30 gradi e siamo andati in spiaggia a Tel Aviv, dove il Pucciu rimbambito dal sole mi ha scambiata per un suo amichetto di bevute: “Ha visto quella, Fede?” “Seno rifatto, amore mio” “Ma quella invece?” “Seno e labbra, forse naso”.

Troppo cotta per la lavata di capo sull'oggettivizzazione del corpo femminile.

Che fatica.

Però la calata dalle nostre colline di Gerusalemme è stata fruttuosa. Infatti la spiaggia è stata preceduta da colloquio di lavoro con organizzazione femminista che mi fa lavorare gratis per loro.
Che gioia, ringiovanisco e torno a fare gli stages.

La executive director ad un certo punto mi guarda e mi fa “Tu dopo vai in piaggia, vero?”
Dannata spallina del bikini che fa capolino dalla maglietta.

Sulla spiaggia siparietto da mamma italiana: “Pucciu mettiti la crema, spalmatela dappertutto, non mi frega che ti faccia schifo, mettila!” Il risultato è una splendida abbronzatura a chiazze.

E dopo pranzo sulla spiaggia, passeggiata sul lungomare con skyline di Tel Aviv che sembra la Florida e che quest’anno compie 100 anni di età. Sullo sfondo, il promotorio di Jaffo, uno dei porti più antichi del Mediterraneo, che ha circa 5000 anni.





Tutt’altro panorama nelle vie dietro lo Suq HaCarmel, dove ci sono vecchie case fascinose ma un po’ decadenti.





E dopo una giornata da merenderos, torniamo a Gerusalemme, un po’ cotti ma accolti dal ponte a forma di lira di Calatrava, la cui costruzione ha causato moltissime polemiche: costi eccessivi per la città più povera di Israele, etc. Calatrava per costruirlo si è ispirato al salmo 150:3: “Praise Him with a blast of the trumpet; praise Him with the lyre and harp!”

sabato 18 aprile 2009

Fede tira calci ad un pallone (Shabbat 5)

E nessuno si e' fatto male. Altro parchetto nell'elegante quartiere di Talbye ed altro pic-nic con amici.

Ancora non ci siamo fatti prendere dalla mania israeliana del mangal (barbecue) che porta l'israeliano medio a installarsi nei parchi cittadini - ed in certi casi nelle aiuole- e a grigliare di tutto - eccetto naturalmente il maiale.

In realta' siamo tentati, ma per ora facciamo i superiori.

Comunque pic-nic serio: pite, insalate varie, ottima pasta al forno. Tutto trasportato a piedi perche' in tutta Israele (eccetto Haifa) non ci sono trasporti pubblici di Shabbat, giorno in cui e' proibito muoversi in macchina. In realta'nei quartieri ultraortodossi di Gerusalemme - come Mea Shearim - si mettono anche le transenne per evitare che macchine private ci passino.

Anyway, al parchetto tre trentenni ed un treenne dopo pranzo si affrontano in una spietata partita di calcio, che vede il treenne - ragazzo coordinatissimo - farci mangiare la polvere. Il piccolo, che si destreggia tra tre lingue, non comprende il significato di dire "mia" quando ci si avvicina alla palla e ribadisce: "No questa e' la mia palla" 'Si caro e' mia ma in senso metaf.."

Va beh.

Nel frattempo un signore israeliano sente il Pucciu parlare di cabbala e ci attacca un bottone, in cui inspiegabilmente inserisce la domanda: Quanti anni pensi che io abbia?

Avendo capito persino io la domanda (posta in ebraico) sibilo al Pucciu: Tienti basso, mi raccomando!

Tutto il mondo e' paese.

Poi un corvo ha rubato la bistecca impanata dei vicini.

giovedì 16 aprile 2009

Pesach, Pasqua e ritorno

A Pesach abbiamo magiato matzot, bevuto tanta Coca Cola – regressione infantile?- e surgelato ingenti quantità di pane vero, dato che per una settimana intera qui è teoricamente vietato vendere roba lievitata, farina, etc.

Siamo stati ospiti di amici più grandi di noi, che hanno avuto la fortuna di incontrare il pucciu nella sua fase israeliana: un virgulto 19 enne dal capello lungo, la barba lunga, la maglietta stracciata, viveva in kibbutz, guidava il trattore e girava a piedi nudi.

Abbiamo ascoltato, durante il Seder, la più piccina del gruppo rivolgere al padre le quattro domande tradizionali:

Perchè questa notte è diversa da tutte le altre?
Perché stanotte mangiamo solo pane non lievitato?
Perché stanotte mangiamo erbe amare?
Perché stanotte mangiamo tutti appoggiati sul gomito?

Per quanto ci riguarda, abbiamo assaggiato il perfido gefilte fisch, specialità askenazita costituita da polpette di pesce di acqua dolce, che sarà pure tradizionale, ma apparentemente non piace a nessuno. A me un po’ sì, con evidente rammarico del Pucciu "Ma c*azzo, c'è una cosa UNA che non ti piaccia?"

Abbiamo discusso di organizzazione dei kibbutz, di quando i bambini non vivevano con i genitori, ma nella “Casa dei bambini” e vedevano i genitori poche ore al giorno; di comuni femministe e di quando Marcia Freedman, eminente femminista americana sbarcò ad Haifa negli anni 70.

Apparentemente il frisson lo creò il marito, che indossava una maglietta con su scritto “I am a feminist”. Ho cominciato a considerare un modellino per il Pucciu.

A Pasqua, alla messa al Santo Sepolcro, abbiamo pensato di convertirci e diventare copti. Ho anche capito perché i monaci si menano ogni due per tre: mentre il Custode di Terra Santa celebrava la messa di Pasqua, a 20 metri dalle centinaia di pellegrini cattolici, i copti celebravano con vigorosi canti che ci impedivano di sentire la messa - tutta in Latino.

E poi, un corteo comprendente il Patriarca copto – completo di inesplicabili occhiali da sole che lo facevano un po’ somigliante a James Brown – ci ha girato intorno per ben tre volte affumicandoci di incenso; quando è stato il turno dei cattolici di fare la processione intorno al luogo dove secondo la tradizione Gesù è stato sepolto, un uomo piuttosto grosso regolava la circolazione, chè non si sa mai.

Dalla navata della cupola costruita dal governo israeliano – principalmente perchè le sei denominazioni presenti nel Santo Sepolcro non sono state in grado di mettersi d’accordo neppure su questo- una monaca guardava perplessa la scena.

I am with you, sister.

mercoledì 15 aprile 2009

Eppur ci siamo

Privi di internet se non cercando come rabdomanti dei punti dove prendere a sgamo reti non criptate. Finisce domani la settimana di vacanza per Pesach, durante la quale non si vende nulla di lievitato o di simile.


Nei supermercati dei ripiani interi sono coperti di carta di giornale

Cosa ci sara' sotto? Roba porno? No! Roba lievitata, farine, etc.

Meno male esistono il freezer ed panettieri arabi che non sono vincolati da questo obbligo.Ieri alla Porta di Damasco sniffavamo come tossici il profumo del pane fresco.

Per il resto, in attesa di tornare: il Patriarca copto porta occhiali da sole - nel Santo Sepolcro - che lo fanno somigliare a James Brown, sto indagando su tale femminista Marcia Freedman e partecipando ad un'asta per tradurre roba in Italiano.

domenica 5 aprile 2009

Shabbat/4



Iniziare il venerdì pomeriggio con il Pucciu in cucina che rigoverna i piatti con i pantaloni calati al ginocchio mi ha fatto sperare che, preso da raptus sessuale, rinunciasse al folle proposito di andare a correre. Prontissima ad arrendermi alla passione lo interrogo in proposito; lui nega e dice solo: “No Fede, è che sono multitasking!”

Se lo dici tu.

Siccome Shabbat adesso comincia più tardi, intorno alle 18,20, al parco c’era una multitudine di famigliole ebree e musulmane che grigliavano e fumavano il narghilé, la solita partitona di calcio 15 contro 15 caratterizzata da possibili infarti e litigate continue, e due cazzoni italiani appartenenti a nessuna religione che correvano sognando salsicce sulla griglia.


Cominciato lo Shabbat, per le famiglie osservanti scattano varie proibizioni e in ogni famiglia alle donne – che nelle celebrazioni ebraiche hanno un ruolo molto limitato – spetta accendere le candele all’inizio e alla fine dello Shabbat. Gli uomini benedicono poi il vino ed il pane. Mentre dai vicini accadeva tutto ciò, noi lottavamo strenuamente con degli sgombri puzzolenti da trasformare in polpette, per poi crollare, nel mio caso, davanti ad un DVD di Sherlock Holmes versione del 1946, con Basil Rathbone, un uomo oltremodo affascinante.


Sabato, il Pucciu rinuncia al multitasking e dunque tiene su i pantaloni, e si va con amici allo zoo di Gerusalemme, praticamente al confine con la Cisgiordania, tanto che dallo zoo si vede un check point.

La mia osservazione sociologica della giornata mi porta a concludere che gli animali hanno la tendenza a mostrare il sedere ai turisti, i bambini sono elettrizzati come in seguito ad una overdose di zuccheri, alcune mamme avrebbero dovuto, almeno in questa circostanza, rinunciare ai tacchi a spillo. Il pic nic, con abbondanti libagioni e vino sotto il sole a picco ci stende, ma ci trasciniamo fino alla gabbia dei pipistrelli, dopo aver assistito alla scena di un bambino che, elusa la sorveglianza di papà si è buttato correndo come un pazzo nel recinto dei canguri.



Torniamo a casa in taxi, su strade ancora semideserte ed il nostro amico ci racconta che in Thailandia un elefante ha dipinto se stesso con un fiore nella proboscide e mi sembra una bella storia per chiudere lo Shabbat.

lunedì 30 marzo 2009

Pellegrini

Da domani e per due giorni, saremo fagocitati da pellegrini italiani per cui tradurremo spiegazioni delle guide dall'Inglese all'Italiano.

Sono sepolta da informazioni su Nazareth, Betlemme e racconti di miracoli vari.

A pensarci bene, mi piacerebbe trasformare l'acqua in vino.

Faccio un salto a Cana e poi vi dico.

domenica 29 marzo 2009

Mejadra, una pelle splendida e parecchi cristiani (Shabbat/3)


Mejadra si vede spesso nei baracchini/ristoranti di Gerusalemme – e credo nei baracchini di tutta Israele. Mejadra, dal nome così evocativo, è in realtà un proletarissimo piattone di riso e lenticchie, insaporito da tonnellate di cipolla e cumino, la cui ricetta ho preso dal primo libro comprato qui in Israele: "The Book of New Israeli Food".

Insomma, fa molto più fine dire al Pucciu: “Amore ciccino adorato, venerdì ti faccio Mejadra e la mangiamo prima di andare a visitare la città vecchia” che dire “Ciccio, c’è riso e lenticchie che è piatto unico e l’ho dovuto solo scongelare”.



Comunque, per niente appesantiti da tonnellate di Mejadra, abbiamo visitato il quartiere cristiano della Città Vecchia, scoprendo una moltitudine di chiese appartenenti alle denominazioni più diverse: i Greci cattolici, il Patriarcato copto, i Francescani, che hanno la custodia della Terra Santa da qualche centinaio di anni, il Patriarcato etiope.


Dallo suk siamo finiti, passando in mezzo a bambini arabi che giocavano a calcio con la maglia di una qualche squadra italiana, in quello che per ora è uno dei miei luoghi preferiti: il Deir Es Sultan compound - naturalmente conteso da diverse denominazioni – da cui si ha accesso a due cappelle minuscole e poi al cortile del Santo Sepolcro. Qui foto molto più belle delle mie ed il racconto della disputa.




Tra profumi di incenso, un arco dell’epoca di Adriano conservato dentro una chiesa russa, pellegrini che tradizionalmente ripercorrono la Via Dolorosa il venerdì, pregando e leggendo il Vangelo, sopra tutto si sovrappone la voce del muezzin che richiama i credenti alla preghiere, e ti fa pensare “solo qui”; nel bene e nel male.

Adesso Shabbat è finito ed il Pucciu mi dedica il verso immortale degli Afterhours: “Voglio un pensiero superficiale che renda la pelle spendida”.

Che inizi presto questa settimana.

domenica 22 marzo 2009

Shabbat/2



Dovevamo andare da amici in kibbutz per il week end ed invece no.

Allora classico pranzo del sabato a casa di un' amica, in compagnia del marito - compositore- del loro bambino e di un loro amico che e' regista. La magnata e' stata al solito ottima e abbondante, e il fatto che per raggiungere la loro casa ci siamo fatti 5km a piedi - no trasporto pubblico a Gerusalemme di Shabbat- ci ha solleticato l'appetito.

Che peraltro non manca mai.

Durante il pranzo, dopo aver sfottuto per alcuni minuti lo slang delle collegiali americane, farcito di "Oh my Gosh! This is sooooo cute!I am overwhelmed!" (qui e' pieno di americani/e), ci viene rivelato che la madre del regista e' americana, ma grazie al cielo non e' piu' collegiale.

Oh. My. Ghosh. This is not cute.

Il pranzo e' proseguito piacevolmente senza mie ulteriori gaffes, anzi con un uso dell'inglese piuttosto rilassato, grazie al vino rosso. Mi è ancora difficile distinguere l'ebraico dall'ungherese, che il marito della nostra amica parla con il bambino, ma mi rifaro'.

Al pranzo di Shabbat segue la passeggiata digestiva a Ramat Rachel, che in piu' di una guerra e' stato il confine tra Israele e Giordania, da dove si vede in lontananza Betlemme, un villaggio arabo, il deserto e si passa vicino ad un kibbutz e a delle trincee del 1949.


Scene surreali di bambini arabi che accudiscono le capre con accanto una BMW, un monumento con degli ulivi in cima.



Poi oggi siamo andati al Santo Sepolcro e non ci sono stati tafferugli tra i frati, quindi e' stato proprio un bel week end.

giovedì 19 marzo 2009

I gatti di Mahane Yehuda

Mahane Yehuda è il nostro quartiere. Nel quartiere c’è un mercato. Nel mercato ci sono dei gatti molto grossi. Nei gatti molto grossi ci sono - mi auguro - dei bei topolini che quindi io non mi ritroverò mai in casa.

La leggenda dice che i gatti di Mahane Yehuda attacchino i cani, e si narra di un attacco ad un Labrador. Di notte i gatti di Mahane Yehuda combattono con versi che gelano il sangue, e quando apro la porta di casa alcune volte ne trovo uno pronto all’attacco.

Ora: quando un gatto di Mahane Yehuda appena ti vede ti rigurgita il suo pranzo sul tuo pianerottolo come buongiorno per il mattino appena iniziato, quale sarà mai il significato simbolico nascosto da decifrare?

mercoledì 18 marzo 2009

Intanto in Israele

Haaretz oggi riporta un articolo secondo cui alti esponenti del governo egiziano sono disposti a dimenticare che Avigdor Lieberman, probabile futuro ministro degli esteri israeliano, QUANDO Israele avrà un governo, tempo fa dichiarò che Mubarak - presidente egiziano -"poteva anche andarsene all'inferno".

Quando si dice un buon inizio.

Nel frattempo Gideon Levy, famoso giornalista israeliano liberal che pubblica regolarmente su Haaretz scrive un articolo Has anyone in Israel asked why the Swedes hate us?molto duro, evidenziando che, al di là di alcune manifestazioni, come quelle che si sono svolte recentemente in Svezia, e al di là dell'aperta condanna per determinate decisioni politiche di Israele - vedi insediamenti, l'opinione internazionale sia per la maggior parte sempre favorevole a Israele, malgrado tutto.

martedì 17 marzo 2009

Casalinga

"Sai Pucciu oggi sono andata a comprare il pranzo (le solite due bourekas al formaggio) e gli ho detto in ebraico che volevo un sacchetto piccolo (=sakit katàn)"

"che brava amore, tesoro, sei bravissima, ma vedi che stai imparando l'ebraico?"

Mi starà prendendo per i fondelli?

Per il resto, a livello lavorativo qualche porta si socchiude e aspetto un allineamento di tutta una serie di pianeti per vedere se delle cose andranno in porto, se delle occasioni si presenteranno. A volte mi preoccupo, ma poi a guardarsi intorno mi rendo conto di essere in buona compagnia.

Il pucciunel frattempo sta vigliaccamente cercando di trasformarmi in casalinga: "eh sai, quando eravamo a Cincinnati facevo tutto io, tu eri sempre incasinata, lasciatelo dire, i lavori di casa non sono mai finiti!" "Uh, guarda, ci sarebbe giusto da stirare un paio di mie camicie, uh guarda, i piatti sono da lavare, uh la cena la fai tu?"

Per ora l'attività casalinga che mi da più brividi è stendere il bucato sul balcone e farmi venire le vertigini.

Non è un mestiere per tutti.

lunedì 16 marzo 2009

Questo venerdì dovevamo andare dal sarto a recuperare la mia gonna rammendata. Il sarto è molto carino e gentile, a parte il fatto che chiama il Pucciu Badim, che non è il suo nome vero. Ma tanto la seconda identità del Pucciu è Nadin; questo quando lo volevano assumere per una sostituzione di maternità, ma lasciamo perdere.

Un fidanzato che si chiama Giovanni sarebbe per me un gran sollievo.

Ritornando al sarto, sperimento con lui il mio povero ebraico: il Pucciu mi dice la frase che devo dire, io la memorizzo, la ripeto come un mantra per la strada prima di arrivare dal sarto, entro e dopo il canonico “Shalom”, a macchinetta gliela ripeto.

Tutto ciò incurante di un signore in mutande in piedi su uno sgabello nel mezzo del negozio.

Signore, che ci fa in mutande? Siamo in una città superpudica, il negozio è cinque metri quadri e lei sta proprio in vetrina.

Mentre io ripeto implacabile: “devo prendere la mia gonna, il nome è Pucciu”

e noto i suoi boxer scozzesi

lui comincia a cadere lentamente ma inesorabilmente dallo sgabello, con i pantaloni alle ginocchia.

“devo prendere la mia gonna, il nome è Pucciu”

Il signore sta effettivamente crollando. Il sarto mi dice, ma io non capisco, che per la vergogna provata il tizio sta cadendo, di aspettare, e il Pucciu sghignazza.


“devo prendere la mia gonna, il nome è Pucciu!”

Dopo tale frisson, a gomiti larghi andiamo dal panettiere iracheno, affrontando la folla del pre shabbat, nella quale si distinguono per ferocia incontrollata le vecchie con il carrellino che sono a caccia di cibarie per la cena di venerdì e per il sabato. Il panettiere praticamente ci tira le focacce (smanacciate da circa 10 clienti prima di noi) mentre distribuisce challahot il pane intrecciato tipico dello shabbat, ad altri avventori.



Se siamo fortunati, finiamo le spese prima che gli ultraortodossi comincino a berciare di muoversi che tra poco è Shabbat (qui adesso scatta verso le 17.00, segnalato da una sirena), prima che veniamo fermati da mendicanti che chiedono soldi perché non hanno cibo per celebrare Shabbat, e prima che io mi infili nel negozio delle spezie e compri l’ennesima spezietta senza la quale il nostro cibo non renderà al meglio e la mia vita non avrà più un senso, provocando così una crisi isterica al Pucciu.

Gentilmente invitati per il pranzo di sabato da una famiglia italiana molto simpatica e piuttosto osservante, ci si aprono una serie di interrogativi: a Shabbat non si possono “portare” (trasportare) cose. Quile azioni proibite di Shabbat. Possiamo portare cibo? Si potrebbe ma noi, in quanto non ebrei, non rispettiamo la casherut. Possiamo portare vino? Si potrebbe ma alcuni non stappano bottiglie di Shabbat. Portiamo fiori? No, perché magari si devono tagliare e di Shabbat non si taglia. Alla fine, non portiamo nulla, solo l’ombrello perché forse pioverà.

Pranzo di sedici persone: bambini e ragazzi in maggioranza, a testimonianza della struttura demografica del paese, dove i giovani sono la maggioranza. Il capofamiglia benedice pane e vino mentre intorno è un caos allegro: infanti corrono – e parlano tre lingue - ragazzini spettegolano, poi tutti cantano in risposta alla benedizione. Il cibo tenuto in caldo su una piastra dal giorno prima (non si accende il fuoco né la luce di Shabbat) è stra-abbondante, e mi sembra paradossalmente, che sia un po’ Natale, ma senza i parenti vecchietti che si ubriacano o che scalpitano per tornare a casa dopo gli agnolotti.

venerdì 13 marzo 2009

Trance & Purim

A causa di eventi inaspettati, pure belli, se io non fossi troppo contorta per apprezzarli, vivo in un mondo solo mio, dove sto valutando tutte le possibili conseguenze di una serie di decisioni, anzi di una sola importante che devo prendere in questi giorni.

Emergo solo per fare domande deficienti al Pucciu e per poi non ascoltare le risposte. Lui senza pietà mi trascina comunque a correre in un parco vicino a casa, e corriamo vicino ad un antico convento; così se muoio di fatica, mi accascio sulla porta e per l’estrema unzione ci va un secondo.

Però, anche correre nel parco ha un suo perché; a parte rassodare le cicce, si possono fare interessanti studi sociologici. Se al parco ci si va di venerdì, ci sono pochi ebrei, perché è lo shabbat, ma ci sono molti arabi, perché è il loro giorno di riposo, mentre invece di sabato ci sono ebrei ma non molti arabi.

Tutti però grigliano alla grande; ulteriore testimonianza che i due popoli non sono poi così diversi, almeno per certi aspetti.

Corse e trance a parte, questa settimana si è celebrata la festa di Purim, e a parte la gente che si ubriaca per le strade, perché si deve bere fino allo sfinimento, i bambini e gli adulti in costume, noi abbiamo preso un giorno libero per visitare la parte musulmana della città vecchia e per scassarci di orecchie di Haman, che sono il dolce tipico per Purim. Uno dei ripieni classici è un mix di miele e semi di papavero (pereg), il Pucciu ha detto “pegher” (=carcassa); poi sono IO che mi lamento che questa lingua non è molto facile.



A parte lo suk, dove io perdo il controllo e comprerei tutto, la parte musulmana della città offre scorci interessanti: tombe di principesse, caravanserragli, e, nella parte più residenziale, vicino alla porta di Erode, uno spaccato di vita locale con pochi turisti: selve di bambini che usciti dalla scuola gestita dall’UNRWA, si scassano di ghiaccioli, si menano come fabbri e ti salutano gentilmente, chiedendoti in ottimo inglese dove vuoi andare.



Un ragazzino ci ha mostrato la via per i tetti, dove la vista è questa:



Ed una bambina ci ha scortato direttamente ad un certo Monastero delle Lenticchie, almeno, questa è la traduzione dall’arabo del Pucciu.



Un elemento che francamente "stona" sono gli ultraortodossi che per ragioni ideologiche vanno a vivere nella parte musulmana della città. Una pratica, insieme agli insediamenti, decisamente condannata a livello internazionale .



Poi, tornati a casa: la folla che celebra Purim. Street party improvvisato dietro a casa: gente travestita, traffico bloccato con gente che sale sulle macchine a ballare.



C’era anche un ultraortodosso con sotto il pastrano un costume da superman- non riuscirò più a pensare a superman allo stesso modo.

lunedì 9 marzo 2009

Che non si dica che (ricamo e Golda Meir)




Il Pucciu non è un uomo fortunato. Ora che la smodata attività di décor della casa è in pieno fulgore, gli ho ricamato con le mie sante manine una inequivocabile dichiarazione d'amore, che si vede inquadrata qui sotto (la foto fa schifo).




Quindi per tutte le mie manie, repentini cambi di umore e cattiverie, ho espiato i miei peccati. Se mi dice qualcosa ho sempre in canna: Ma io ti ho seguito a Gerusalemme e non vedi che bel quadretto ti ho fatto? C'è gente che pagherebbe per una cosa così!


Sto in una botte di ferro.



La vita a Gerusalemme procede e sono un po' più conscia di dove sono: da inchiodata al lavoro sarei anche potuta essere a Moncalieri e l'anelito femminista si è gloriosamente risvegliato grazie ad una divorziata 14enne ultraortodossa , e a una filmaker che esplora il ruolo delle donne nell'ortodossia ebraica. Prevedo a breve l'arrivo di un pippone.


Tra le rivelazioni letterarie di questi giorni, che non si dica che non sono intellettuale:


1) Richard Scarry in ebraico.
Ancora troppo difficile per me da capire, mi serve per far esercizio di lettura in ebraico: far piangere un bambino di tre anni perchè gli ho preso il suo libretto è cosa piuttosto imbarazzante.



2) Autobiografia di Golda Meir, che oltre a raccontare una vita straordinaria (da povera ebrea russa emigrata negli States a primo ministro di Israele) ha il vantaggio di descrivere in dettaglio la nascita dello Stato d'Israele: naturalmente secondo una prospettiva ebraica, che lascia decisamente poco spazio alla prospettiva della popolazione araba.