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giovedì 2 aprile 2009

Marhaba, smell the jasmine and taste the olives*

Reduci da due giorni di lavoro come interpreti dall’inglese all’italiano per i passeggeri di una crociera nel Mediterraneo. Non c’erano abbastanza guide che parlassero italiano – si parla di più di 1000 passeggeri- e dunque eccoci catapultati per due giorni frenetici su e giù dai bus a tradurre in simultanea le guide.

Per prepararci spiritualmente all’impresa, siamo partiti un giorno prima per Haifa, dove un’amica ci aspettava in un caffè con divanoni praticamente sulla spiaggia, e da debosciati ci siamo detti che sì Gerusalemme ha un’atmosfera unica, etc etc, ma quando uno vede il mare a portata di mano, il sole che splende, non ci sono c*zzi.

Haifa, caratterizzata dalla pacifica convivenza tra persone di diverse religioni ed etnie, è in un magnifico golfo naturale, e vi si trova un tempio Baha’i, una religione nata in Iran che conta 5-6 milioni di praticanti nel mondo. I Baha’i credono nella fondamentale unitarietà di tutte le religioni e nell’uguaglianza tra tutti gli esseri umani, e per un attimo mi sono immaginata convertita.



Il divieto dell’alcool e del sesso prematrimoniale mi hanno rapidissimamente distolta. È troppo tardi.

La notte a casa dell’amica - che ci ha detto troppo tardi di avere due enormi gatti - mi ha portato, tra un attacco di asma e l’altro, a dire tragicamente al Pucciu: “se stanotte ti sveglio rantolando, tu sai cosa fare, vero?” “Abbatterti” e si gira dall’altra parte, chiedendosi se ci fosse il porno sul satellitare dell’amica, per poi ripiegare sul food channel.

Non starò a riportare i piccoli episodi dell’esperienza che ti fanno detestare tutto il genere umano a causa di alcuni soggetti e glisserò elegantemente sulle pecche dell’organizzazione.

Ma alcuni episodi vanno ricordati:

- I francescani che gestiscono la chiesa dell’annunciazione a Nazareth hanno chiuso le porte in faccia ad almeno un centinaio di pellegrini italiani che erano arrivati 3 minuti prima dell’ orario di chiusura. Preghiere, semi risse, etc, non hanno smosso i frati di un centimetro. La mia guida ed io siamo stati caricati di miserie da un gruppo di turisti (ma i pellegrini non erano tutti buoni e timorati?)


- A Betlemme, che è sotto l’autorità palestinese, le guide israeliane non possono entrare. Al di là del muro, sola sul bus con una cinquantina di turisti, scopro che la guida locale non parla italiano e dunque mi trovo a dover restare con loro, contrariamente a quanto previsto. Messa con Amedeo Minghi che canta. Sono anche stata toccata da Minghi, con una spallata. Visto Don Mazzi, ma nessuna spallata.


- Perse nella calca di Betlemme due signore, praticamente sequestro la guida palestinese: “Tu sei responsabile di questo gruppo a Betlemme, io devo solo tradurre, tu non te ne vai finché non me le ritrovi”. Trovate.
- Il paese è molto bello, mi dispiace che chi passa così due giorni non riesca a coglierne le sfumature, mi disturba la visione della storia locale propinata ai turisti, dove gli israeliani sono sempre i “buoni”.
- Incrocio trafelata e distrutta il Pucciu: lui mi dice che va tutto meravigliosamente, è fresco come una rosa, le turiste fanno foto con lui e alla fine tira pure su la mancia.
- La visita della città vecchia, del Santo Sepolcro e del Muro occidentale procede senza problemi, a parte il mezzo infarto vedendo una nostra turista scortata da un poliziotto armato fino ai denti. Laconica comunicazione del poliziotto: “è vostra, questa”?


- Per il resto: mangiare lo shawarma (in Italia lo chiamiamo kebab, qui il kebab sono spiedini) a mezzanotte non favorisce il risveglio per lavorare freschi e riposati alle 4 del mattino; la povera organizzatrice mi guarda e mi fa “siccome tu sembri una donna seria, oggi vai con il gruppo di Famiglia Cristiana”, vedere la gente contenta malgrado gli inevitabili casinetti dà una certa soddisfazione.

Stamattina, ancora a letto dopo 10 ore di sonno, senza voce e coi capelli dritti, ci siamo detti – quasi inspiegabilmente - che è stata una bella esperienza.

*Messaggio apparso sul mio cellulare appena arrivata a Betlemme, per un attimo penso ad un romantico ammiratore, ma poi è il messaggio di benvenuto della compagnia telefonica locale.