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domenica 29 marzo 2009

Mejadra, una pelle splendida e parecchi cristiani (Shabbat/3)


Mejadra si vede spesso nei baracchini/ristoranti di Gerusalemme – e credo nei baracchini di tutta Israele. Mejadra, dal nome così evocativo, è in realtà un proletarissimo piattone di riso e lenticchie, insaporito da tonnellate di cipolla e cumino, la cui ricetta ho preso dal primo libro comprato qui in Israele: "The Book of New Israeli Food".

Insomma, fa molto più fine dire al Pucciu: “Amore ciccino adorato, venerdì ti faccio Mejadra e la mangiamo prima di andare a visitare la città vecchia” che dire “Ciccio, c’è riso e lenticchie che è piatto unico e l’ho dovuto solo scongelare”.



Comunque, per niente appesantiti da tonnellate di Mejadra, abbiamo visitato il quartiere cristiano della Città Vecchia, scoprendo una moltitudine di chiese appartenenti alle denominazioni più diverse: i Greci cattolici, il Patriarcato copto, i Francescani, che hanno la custodia della Terra Santa da qualche centinaio di anni, il Patriarcato etiope.


Dallo suk siamo finiti, passando in mezzo a bambini arabi che giocavano a calcio con la maglia di una qualche squadra italiana, in quello che per ora è uno dei miei luoghi preferiti: il Deir Es Sultan compound - naturalmente conteso da diverse denominazioni – da cui si ha accesso a due cappelle minuscole e poi al cortile del Santo Sepolcro. Qui foto molto più belle delle mie ed il racconto della disputa.




Tra profumi di incenso, un arco dell’epoca di Adriano conservato dentro una chiesa russa, pellegrini che tradizionalmente ripercorrono la Via Dolorosa il venerdì, pregando e leggendo il Vangelo, sopra tutto si sovrappone la voce del muezzin che richiama i credenti alla preghiere, e ti fa pensare “solo qui”; nel bene e nel male.

Adesso Shabbat è finito ed il Pucciu mi dedica il verso immortale degli Afterhours: “Voglio un pensiero superficiale che renda la pelle spendida”.

Che inizi presto questa settimana.

venerdì 13 marzo 2009

Trance & Purim

A causa di eventi inaspettati, pure belli, se io non fossi troppo contorta per apprezzarli, vivo in un mondo solo mio, dove sto valutando tutte le possibili conseguenze di una serie di decisioni, anzi di una sola importante che devo prendere in questi giorni.

Emergo solo per fare domande deficienti al Pucciu e per poi non ascoltare le risposte. Lui senza pietà mi trascina comunque a correre in un parco vicino a casa, e corriamo vicino ad un antico convento; così se muoio di fatica, mi accascio sulla porta e per l’estrema unzione ci va un secondo.

Però, anche correre nel parco ha un suo perché; a parte rassodare le cicce, si possono fare interessanti studi sociologici. Se al parco ci si va di venerdì, ci sono pochi ebrei, perché è lo shabbat, ma ci sono molti arabi, perché è il loro giorno di riposo, mentre invece di sabato ci sono ebrei ma non molti arabi.

Tutti però grigliano alla grande; ulteriore testimonianza che i due popoli non sono poi così diversi, almeno per certi aspetti.

Corse e trance a parte, questa settimana si è celebrata la festa di Purim, e a parte la gente che si ubriaca per le strade, perché si deve bere fino allo sfinimento, i bambini e gli adulti in costume, noi abbiamo preso un giorno libero per visitare la parte musulmana della città vecchia e per scassarci di orecchie di Haman, che sono il dolce tipico per Purim. Uno dei ripieni classici è un mix di miele e semi di papavero (pereg), il Pucciu ha detto “pegher” (=carcassa); poi sono IO che mi lamento che questa lingua non è molto facile.



A parte lo suk, dove io perdo il controllo e comprerei tutto, la parte musulmana della città offre scorci interessanti: tombe di principesse, caravanserragli, e, nella parte più residenziale, vicino alla porta di Erode, uno spaccato di vita locale con pochi turisti: selve di bambini che usciti dalla scuola gestita dall’UNRWA, si scassano di ghiaccioli, si menano come fabbri e ti salutano gentilmente, chiedendoti in ottimo inglese dove vuoi andare.



Un ragazzino ci ha mostrato la via per i tetti, dove la vista è questa:



Ed una bambina ci ha scortato direttamente ad un certo Monastero delle Lenticchie, almeno, questa è la traduzione dall’arabo del Pucciu.



Un elemento che francamente "stona" sono gli ultraortodossi che per ragioni ideologiche vanno a vivere nella parte musulmana della città. Una pratica, insieme agli insediamenti, decisamente condannata a livello internazionale .



Poi, tornati a casa: la folla che celebra Purim. Street party improvvisato dietro a casa: gente travestita, traffico bloccato con gente che sale sulle macchine a ballare.



C’era anche un ultraortodosso con sotto il pastrano un costume da superman- non riuscirò più a pensare a superman allo stesso modo.