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lunedì 6 aprile 2009

Intanto a Gaza ed in Israele

Dopo l’operazione “Cast Lead” la situazione delle donne a Gaza si è fatta ancora più difficile e la violenza domestica è in aumento. Ne parla un articolo della BBC
sottolineando come per le donne sia difficile pensare di lasciare il proprio marito, perché in caso lo lasciassero e tornassero alla loro famiglie d’origine, perderebbero probabilmente il diritto di stare con i propri figli e figlie.

Paradossalmente, per alcune donne l’operazione Cast Lead ha voluto dire allontanarsi dai mariti e godere di un momento di pace:

Her husband became regularly violent after losing his job. During Israel's recent three week operation, she and her sons sought refuge in UN schools. Her husband stayed at home.

Le ONG che lavorano sul problema a Gaza cercano di coinvolgere i capo clan e gli uomini, cercando anche di informare le donne sui propri diritti. A Gaza ci sono tre donne in Parlamento e una di esse, Jamila al-Shanti ha dichiarato alla BBC che:

Many people think Islam dictates that women should be at the bottom of the pile. But that is not Islam, that is the fault of bad traditions and bad habits.


Secondo
Haaretz la proposta araba per la pace in Medio Oriente farà parte della politica di Obama nell’area. La proposta prevede il completo ritiro israeliano dai territori occupati – inclusa Gerusalemme Est, la creazione di uno stato palestinese e un giusto “settlement” per i rifugiati palestinesi.

venerdì 30 gennaio 2009

Se bastasse un lampione

Adesso che il tema della violenza carnale sulle donne è drammaticamente attuale, si cerca di correre ai ripari con tutta una serie di interventi: quali taxi notturni, più finanziamenti ai centri che si occupano di accogliere ed assistere le vittime di stupri e l'installazione di lampioni.

Tutto bene, per carità. Ma mi torna in mente quel poliziotto messicano che in classe ci disse, a proposito dei numerosissimi e feroci femminicidi di Ciudad Juarez (secondo varie stime, si arriva a quasi 1000 donne tra morti accertate e persone scomparse dal 1993 a oggi), che sarebbe bastato illuminare un po’ di più le strade.

Chapeau.

Il caso di Ciudad Juarez è estremo, perché si intrecciano vicende di guerre tra bande, di traffici di droga etc. ma illustra bene un paio di punti. In una situazione in cui le donne sono costantemente sfruttate nelle maquiladoras – che per la grande maggioranza sono di proprietà nordamericana, courtesy of NAFTA - dove in fabbrica si organizzano concorsi di bellezza e si incoraggiano le ragazze a truccarsi e a essere carine, dove le donne, in una cultura molto machista, spesso sono quelle che mettono insieme il pranzo e la cena con le conseguenti tensioni a livello familiari, un lampione in più non basta.




In una società così, dove una donna è spesso considerata in un pezzo di carne al lavoro e in casa, sei già vulnerabile ad essere considerata meno di zero, e la violenza è sistematica, normale, perché è insita e in qualche modo autorizzata dal sistema stesso. E allora, molti provvedimenti presi in Italia o altrove sono insufficienti, renderanno forse le strade un po’ più sicure, sensibilizzeranno le forze dell’ordine, ma il cambiamento va fatto a livello sociale.

Educando in modo diverso bambini e bambine, sottraendosi all’esasperata sessualizzazione di tutto e tutte/i, e coinvolgendo gli uomini nella lotta contro la violenza contro le donne come alleati e non come nemici. Come fa negli USA questa associazione ed in Italia quest’altra.


Altre risorse su Ciudad Juarez:

Amnesty International

WIP Women's International Perspective