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giovedì 6 agosto 2009

"Il Cinese" e Natasha sul Monte degli Ulivi

In questi mesi di silenzio sono successe alcune cose. Per esempio, mia sorella giovane e bella e' venuta a trovarmi a Gerusalemme, e dunque l'ho portata un po' in giro a visitare la citta'. Abbigliata in modo consono, che' ebreo, druso, musulmano, l'uomo mediterraneo sempre malandrino e'. E mia sorella non la devono guardare. Minchia.

E allora, sudate perche' coperte e sempre vestite uguali, ci siamo arrampicate sul Monte degli Ulivi, incontrando giapponesi in formissima che praticamente correvano in discesa.


Allora, il Monte degli Ulivi dovrebbe almeno ricordarvi un paio di cosette: Gesu' e Getsemani. e questi sono gli ulivi del Getsemani che ho doverosamente fotografato.



Tra le varie chiese cristiane di varie denominazioni c'e' la Chiesa di Maria Maddalena, che e' russa ortodossa. Mentre impedivo a mia sorella di depredare di fiori il parchetto intorno alla Chiesa, leggiamo sulla guida che c'e' anche un monastero di suore russe ortodosse.




E mia sorella: "ma sai nel libro "Il Cinese" (di Mankell) c'e' uno che dice che tutte le russe lui le chiama Natasha"
ed io " eh beh,ma che razzista! pensa anche qui in Israele le donne russe trafficate le chiamano tutte Natasha e bla - pippone femminsta - bla bla"

Allora esce dal convento una suora, poi un'altra e un urletto di una suora che ne chiama un'altra infrange il silenzio: Natashaaaaaaaaaaaaaa.

So long al mio momento di critica degli stereotipi.

lunedì 3 agosto 2009

Dove eravamo rimasti?

Se il buongiorno si vede dal mattino, un topo morto in cortile alle nove di mattina non fa presagire proprio una giornatona.

Sono tornata ieri dall'Italia dopo una settimana di vacanza e un lungo colloquio con la security israeliana punteggiato di telefonate della security stessa in Israele al Pucciu e ad amica israeliana. La ciliegina sulla torta: il colloquio con un'impiegata del Ministero degli Interni alle due di notte in aeroporto.

Arrivare finalmente a casa alle tre e mezza del del mattino e trovare il pucciu sveglio e' stato carino.

Trovare una tanica di lexotan sarebbe stato ancora meglio.

mercoledì 13 maggio 2009

Alla canna del gas, tra Bhagavad Gita e vino rosso

I miei 29 anni mihanno dotato di grandissima saggezza. Distacco yogico, quasi.
Nella Bhagavad Gita, testo sacro dell’Induismo, che consiglio a tutti, si dice che bisogna essere distaccati dal risultato delle nostre azioni.

Un esempio a caso.

Avete gli scarafaggi in casa? Gasateli piu’ che potete, fatevi venire la nausea per l’insetticida, urlate ad uno scarafaggio“maledetto, maledetto, maledetto!!!” alle 8 del mattino e poi: distacco.

Fate come me, uscite la sera nauseatissimi dall’insetticida, non mangiate – troppa nausea- e scolatevi una mezza bottiglia di Shiraz che fa circa 14,5 gradi.

Naturalmente, io che sono una donna di mondo, non ho bevuto da sola, che fa triste, ma in compagnia di amica del Costa Rica nel ristorante italiano sotto casa, Topolino. La battuta “ e Minnie dove’e’?” fa schifo e l’ho gia’ usata con il Pucciu, che non mi ripudia solo per amore o per abitudine. Ma francamente, dopo quasi 10 anni insieme, chi se ne fotte? Ormai qualunque cosa capiti, sono la mitica “fidanzata storica”, pietra di paragone e nemesi di ogni creatura slavata e scema che in caso remoto mi succedera’.

Divago.

Dopo tutto cio’ con gli scarafaggi ci ballerete la rumba, da buoni amici.

Distacco.

Nel pomeriggio mi ero gia’ portata avanti biascicando in ebraico – pochissimo – e in inglese al proprietario del negozio di casalinghi che ho gli scarafaggi in casa. Vengo sfottuta sul fatto che ne vedo solo uno al giorno, ma io che la so lunga dilato l’occhio da Bambi.

Sono una povera straniera che vive in una casa piena di buchi e di orrende creature.

Il tipo immediatamente si offre per 200 NIS (circa 40 euro) di disinfestarmi la casa professionalmente e preso da commozione scende senza preghiere a 180 NIS.

Il Pucciu consultato al telefono da Haifa pretende di essere presente alla disinfestazione per presiedere alla mia (fu) virtu’. Certo che il maschio sardo, anche se lo fai studiare, e’ pur sempre’ schiavo di istinti primordiali.

Dopo tutto cio’ sono rientrata in casa ed ho trovato la porta del soggiorno ermeticamente chiusa per un colpo di corrente, naturalmente con la maniglia rotta che non si apre. Mi e’ venuto da piangere.

Soprattutto perche’ chi glielo diceva al Pucciu che tutto cio’ e’ accaduto in due soli giorni di assenza suoi?
Comunque la crisi e’ stata arginata dal pensiero di tornare allo sterminator, offrirgli 200 Nis per spallata e disinfestazione.

La porta poi miracolasamente si e’ aperta.

Il Medio Oriente, lasciatevelo dire, e’ una fottuta faticaccia.

martedì 5 maggio 2009

Ritorno tellurico

Aeroporto di Malpensa.

Con il pucciu ci rendiamo conto che la solita intervista della security israeliana non si fara', ma che surprise surprise, essendo turista, non posso andare in Israele senza avere un biglietto di ritorno per l'Italia. I miei pensieri e le mie imprecazioni sono andate all'impiegato dell'ambasciata italiana di Gerusalemme, che alla mia domanda: "Devo io entrare in Israele con biglietto di ritorno?" rispose : "No, stia tranquilla".

....

Berciando in mezzo alla fila del check in: "Vedi pucciu,dovevamo sposarci a Las Vegas, in questa c*zzo di societa' se non sei sposato non hai diritti!"

...

Risolto rocambolescamente il problema. Al gate decido che ci dobbiamo sposare, segretamente e a Cipro.Sostanzialmente perche' voglio viaggiare comoda. Il pucciu mi convince a pensarci domani, ricordando che noi femministe (lui incluso) ritengono il matrimonio una istituzione patriarcale.

....

Arrivati alle 3 di notte all'aeroporto, saliamo su taxi collettivo: un ragazzo fuori di testa sta per menare un poveretto, la madre del ragazzo lo piglia a schiaffi, un finlandese scende in mezzo al nulla in un villaggio arabo vicino a Gerusalemme.

martedì 21 aprile 2009

Yom HaShoah

Oggi in Israele si ricordano le vittime dell'Olocausto.

Alle 10.00 in punto è suonata una sirena e per due minuti la città ed il paese si sono fermati.

Traffico immobile e gente ferma in silenzio per la strada.

Mentre Ahmadinejad dà spettacolo nella conferenza di Durban, nel 2000 Ovadia Yosef, controverso leader spirituale del partito religioso Shas ha descritto l'Olocausto come la "risposta" di Dio nei confronti di anime reincarnate di peccatori ebrei, dichiarando che:" I sei millioni di vittime dell'Olocausto erano reincarnazioni di anime di peccatori, gente che ha peccato e che ha fatto cose che non dovevano essere fatte. Erano reincarnati (come vittime dell'Olocausto) per espiare".

Peraltro, applicò lo stesso ragionamento per le vittime di Katrina nel 2005, sostenendo che era un castigo divino per la gente poco devota di New Orleans.

lunedì 20 aprile 2009

Debosciati in spiaggia



Dall’Italia la mamma mi dice pioggia e vento. Noi invece abbiamo 30 gradi e siamo andati in spiaggia a Tel Aviv, dove il Pucciu rimbambito dal sole mi ha scambiata per un suo amichetto di bevute: “Ha visto quella, Fede?” “Seno rifatto, amore mio” “Ma quella invece?” “Seno e labbra, forse naso”.

Troppo cotta per la lavata di capo sull'oggettivizzazione del corpo femminile.

Che fatica.

Però la calata dalle nostre colline di Gerusalemme è stata fruttuosa. Infatti la spiaggia è stata preceduta da colloquio di lavoro con organizzazione femminista che mi fa lavorare gratis per loro.
Che gioia, ringiovanisco e torno a fare gli stages.

La executive director ad un certo punto mi guarda e mi fa “Tu dopo vai in piaggia, vero?”
Dannata spallina del bikini che fa capolino dalla maglietta.

Sulla spiaggia siparietto da mamma italiana: “Pucciu mettiti la crema, spalmatela dappertutto, non mi frega che ti faccia schifo, mettila!” Il risultato è una splendida abbronzatura a chiazze.

E dopo pranzo sulla spiaggia, passeggiata sul lungomare con skyline di Tel Aviv che sembra la Florida e che quest’anno compie 100 anni di età. Sullo sfondo, il promotorio di Jaffo, uno dei porti più antichi del Mediterraneo, che ha circa 5000 anni.





Tutt’altro panorama nelle vie dietro lo Suq HaCarmel, dove ci sono vecchie case fascinose ma un po’ decadenti.





E dopo una giornata da merenderos, torniamo a Gerusalemme, un po’ cotti ma accolti dal ponte a forma di lira di Calatrava, la cui costruzione ha causato moltissime polemiche: costi eccessivi per la città più povera di Israele, etc. Calatrava per costruirlo si è ispirato al salmo 150:3: “Praise Him with a blast of the trumpet; praise Him with the lyre and harp!”

lunedì 6 aprile 2009

Intanto a Gaza ed in Israele

Dopo l’operazione “Cast Lead” la situazione delle donne a Gaza si è fatta ancora più difficile e la violenza domestica è in aumento. Ne parla un articolo della BBC
sottolineando come per le donne sia difficile pensare di lasciare il proprio marito, perché in caso lo lasciassero e tornassero alla loro famiglie d’origine, perderebbero probabilmente il diritto di stare con i propri figli e figlie.

Paradossalmente, per alcune donne l’operazione Cast Lead ha voluto dire allontanarsi dai mariti e godere di un momento di pace:

Her husband became regularly violent after losing his job. During Israel's recent three week operation, she and her sons sought refuge in UN schools. Her husband stayed at home.

Le ONG che lavorano sul problema a Gaza cercano di coinvolgere i capo clan e gli uomini, cercando anche di informare le donne sui propri diritti. A Gaza ci sono tre donne in Parlamento e una di esse, Jamila al-Shanti ha dichiarato alla BBC che:

Many people think Islam dictates that women should be at the bottom of the pile. But that is not Islam, that is the fault of bad traditions and bad habits.


Secondo
Haaretz la proposta araba per la pace in Medio Oriente farà parte della politica di Obama nell’area. La proposta prevede il completo ritiro israeliano dai territori occupati – inclusa Gerusalemme Est, la creazione di uno stato palestinese e un giusto “settlement” per i rifugiati palestinesi.

domenica 5 aprile 2009

Shabbat/4



Iniziare il venerdì pomeriggio con il Pucciu in cucina che rigoverna i piatti con i pantaloni calati al ginocchio mi ha fatto sperare che, preso da raptus sessuale, rinunciasse al folle proposito di andare a correre. Prontissima ad arrendermi alla passione lo interrogo in proposito; lui nega e dice solo: “No Fede, è che sono multitasking!”

Se lo dici tu.

Siccome Shabbat adesso comincia più tardi, intorno alle 18,20, al parco c’era una multitudine di famigliole ebree e musulmane che grigliavano e fumavano il narghilé, la solita partitona di calcio 15 contro 15 caratterizzata da possibili infarti e litigate continue, e due cazzoni italiani appartenenti a nessuna religione che correvano sognando salsicce sulla griglia.


Cominciato lo Shabbat, per le famiglie osservanti scattano varie proibizioni e in ogni famiglia alle donne – che nelle celebrazioni ebraiche hanno un ruolo molto limitato – spetta accendere le candele all’inizio e alla fine dello Shabbat. Gli uomini benedicono poi il vino ed il pane. Mentre dai vicini accadeva tutto ciò, noi lottavamo strenuamente con degli sgombri puzzolenti da trasformare in polpette, per poi crollare, nel mio caso, davanti ad un DVD di Sherlock Holmes versione del 1946, con Basil Rathbone, un uomo oltremodo affascinante.


Sabato, il Pucciu rinuncia al multitasking e dunque tiene su i pantaloni, e si va con amici allo zoo di Gerusalemme, praticamente al confine con la Cisgiordania, tanto che dallo zoo si vede un check point.

La mia osservazione sociologica della giornata mi porta a concludere che gli animali hanno la tendenza a mostrare il sedere ai turisti, i bambini sono elettrizzati come in seguito ad una overdose di zuccheri, alcune mamme avrebbero dovuto, almeno in questa circostanza, rinunciare ai tacchi a spillo. Il pic nic, con abbondanti libagioni e vino sotto il sole a picco ci stende, ma ci trasciniamo fino alla gabbia dei pipistrelli, dopo aver assistito alla scena di un bambino che, elusa la sorveglianza di papà si è buttato correndo come un pazzo nel recinto dei canguri.



Torniamo a casa in taxi, su strade ancora semideserte ed il nostro amico ci racconta che in Thailandia un elefante ha dipinto se stesso con un fiore nella proboscide e mi sembra una bella storia per chiudere lo Shabbat.

giovedì 2 aprile 2009

Marhaba, smell the jasmine and taste the olives*

Reduci da due giorni di lavoro come interpreti dall’inglese all’italiano per i passeggeri di una crociera nel Mediterraneo. Non c’erano abbastanza guide che parlassero italiano – si parla di più di 1000 passeggeri- e dunque eccoci catapultati per due giorni frenetici su e giù dai bus a tradurre in simultanea le guide.

Per prepararci spiritualmente all’impresa, siamo partiti un giorno prima per Haifa, dove un’amica ci aspettava in un caffè con divanoni praticamente sulla spiaggia, e da debosciati ci siamo detti che sì Gerusalemme ha un’atmosfera unica, etc etc, ma quando uno vede il mare a portata di mano, il sole che splende, non ci sono c*zzi.

Haifa, caratterizzata dalla pacifica convivenza tra persone di diverse religioni ed etnie, è in un magnifico golfo naturale, e vi si trova un tempio Baha’i, una religione nata in Iran che conta 5-6 milioni di praticanti nel mondo. I Baha’i credono nella fondamentale unitarietà di tutte le religioni e nell’uguaglianza tra tutti gli esseri umani, e per un attimo mi sono immaginata convertita.



Il divieto dell’alcool e del sesso prematrimoniale mi hanno rapidissimamente distolta. È troppo tardi.

La notte a casa dell’amica - che ci ha detto troppo tardi di avere due enormi gatti - mi ha portato, tra un attacco di asma e l’altro, a dire tragicamente al Pucciu: “se stanotte ti sveglio rantolando, tu sai cosa fare, vero?” “Abbatterti” e si gira dall’altra parte, chiedendosi se ci fosse il porno sul satellitare dell’amica, per poi ripiegare sul food channel.

Non starò a riportare i piccoli episodi dell’esperienza che ti fanno detestare tutto il genere umano a causa di alcuni soggetti e glisserò elegantemente sulle pecche dell’organizzazione.

Ma alcuni episodi vanno ricordati:

- I francescani che gestiscono la chiesa dell’annunciazione a Nazareth hanno chiuso le porte in faccia ad almeno un centinaio di pellegrini italiani che erano arrivati 3 minuti prima dell’ orario di chiusura. Preghiere, semi risse, etc, non hanno smosso i frati di un centimetro. La mia guida ed io siamo stati caricati di miserie da un gruppo di turisti (ma i pellegrini non erano tutti buoni e timorati?)


- A Betlemme, che è sotto l’autorità palestinese, le guide israeliane non possono entrare. Al di là del muro, sola sul bus con una cinquantina di turisti, scopro che la guida locale non parla italiano e dunque mi trovo a dover restare con loro, contrariamente a quanto previsto. Messa con Amedeo Minghi che canta. Sono anche stata toccata da Minghi, con una spallata. Visto Don Mazzi, ma nessuna spallata.


- Perse nella calca di Betlemme due signore, praticamente sequestro la guida palestinese: “Tu sei responsabile di questo gruppo a Betlemme, io devo solo tradurre, tu non te ne vai finché non me le ritrovi”. Trovate.
- Il paese è molto bello, mi dispiace che chi passa così due giorni non riesca a coglierne le sfumature, mi disturba la visione della storia locale propinata ai turisti, dove gli israeliani sono sempre i “buoni”.
- Incrocio trafelata e distrutta il Pucciu: lui mi dice che va tutto meravigliosamente, è fresco come una rosa, le turiste fanno foto con lui e alla fine tira pure su la mancia.
- La visita della città vecchia, del Santo Sepolcro e del Muro occidentale procede senza problemi, a parte il mezzo infarto vedendo una nostra turista scortata da un poliziotto armato fino ai denti. Laconica comunicazione del poliziotto: “è vostra, questa”?


- Per il resto: mangiare lo shawarma (in Italia lo chiamiamo kebab, qui il kebab sono spiedini) a mezzanotte non favorisce il risveglio per lavorare freschi e riposati alle 4 del mattino; la povera organizzatrice mi guarda e mi fa “siccome tu sembri una donna seria, oggi vai con il gruppo di Famiglia Cristiana”, vedere la gente contenta malgrado gli inevitabili casinetti dà una certa soddisfazione.

Stamattina, ancora a letto dopo 10 ore di sonno, senza voce e coi capelli dritti, ci siamo detti – quasi inspiegabilmente - che è stata una bella esperienza.

*Messaggio apparso sul mio cellulare appena arrivata a Betlemme, per un attimo penso ad un romantico ammiratore, ma poi è il messaggio di benvenuto della compagnia telefonica locale.

lunedì 30 marzo 2009

Pellegrini

Da domani e per due giorni, saremo fagocitati da pellegrini italiani per cui tradurremo spiegazioni delle guide dall'Inglese all'Italiano.

Sono sepolta da informazioni su Nazareth, Betlemme e racconti di miracoli vari.

A pensarci bene, mi piacerebbe trasformare l'acqua in vino.

Faccio un salto a Cana e poi vi dico.

domenica 29 marzo 2009

Mejadra, una pelle splendida e parecchi cristiani (Shabbat/3)


Mejadra si vede spesso nei baracchini/ristoranti di Gerusalemme – e credo nei baracchini di tutta Israele. Mejadra, dal nome così evocativo, è in realtà un proletarissimo piattone di riso e lenticchie, insaporito da tonnellate di cipolla e cumino, la cui ricetta ho preso dal primo libro comprato qui in Israele: "The Book of New Israeli Food".

Insomma, fa molto più fine dire al Pucciu: “Amore ciccino adorato, venerdì ti faccio Mejadra e la mangiamo prima di andare a visitare la città vecchia” che dire “Ciccio, c’è riso e lenticchie che è piatto unico e l’ho dovuto solo scongelare”.



Comunque, per niente appesantiti da tonnellate di Mejadra, abbiamo visitato il quartiere cristiano della Città Vecchia, scoprendo una moltitudine di chiese appartenenti alle denominazioni più diverse: i Greci cattolici, il Patriarcato copto, i Francescani, che hanno la custodia della Terra Santa da qualche centinaio di anni, il Patriarcato etiope.


Dallo suk siamo finiti, passando in mezzo a bambini arabi che giocavano a calcio con la maglia di una qualche squadra italiana, in quello che per ora è uno dei miei luoghi preferiti: il Deir Es Sultan compound - naturalmente conteso da diverse denominazioni – da cui si ha accesso a due cappelle minuscole e poi al cortile del Santo Sepolcro. Qui foto molto più belle delle mie ed il racconto della disputa.




Tra profumi di incenso, un arco dell’epoca di Adriano conservato dentro una chiesa russa, pellegrini che tradizionalmente ripercorrono la Via Dolorosa il venerdì, pregando e leggendo il Vangelo, sopra tutto si sovrappone la voce del muezzin che richiama i credenti alla preghiere, e ti fa pensare “solo qui”; nel bene e nel male.

Adesso Shabbat è finito ed il Pucciu mi dedica il verso immortale degli Afterhours: “Voglio un pensiero superficiale che renda la pelle spendida”.

Che inizi presto questa settimana.

giovedì 26 marzo 2009

La contribuente

Telefono pubblico sotto casa, abbracciata ad un espositore di scope.

Hello, sono una ex prof dell’Università, non mi avete mandato i documenti per le tasse, vi ho scritto tre volte, le tasse vanno pagate entro il 15 aprile, voi dovete aiutarmi.

Dovete spedirmi il cartaceo? Ma ci impiega un sacco, sono italiana, ma ora sto a Gerusalemme, devo poi rimandare tutto indietro negli States per il 15 aprile non ce la farò mai!

Intanto i gatti fanno cerchi sempre più stretti intorno a me, valutando la consistenza delle mie chiappe di pura carnazza italiana e il venditore di scope le mette in ordine dandomi parecchio fastidio, clacson vanno che è un piacere, il venditore di CD sta bloccando il traffico ballando in mezzo alla strada il sobrissimo “Disco Partizani”

(Questo):



Lei non capisce – voce da orfanella – lei è americano del Midwest, si trova in un tranquillo ufficio in campus, io sono qui in mezzo a una strada, minaccia di piovere. Il Medio Oriente, non è Cincinnati, tutta ordinata, macchinoni e nessuno che cammina per la strada, qui ci sono gatti feroci, urlano e cioccano per la strada, è un mondo tutto diverso, si scordi i suoi sorry etc, e peraltro, ho guadagnato così poco che ho diritto ad un rimborso delle tasse, mi seccherebbe perderlo per via del ritardo, ho dietro una fila di signori e signore immigrate indiani che vogliono chiamare casa, lei mi deve aiutare!

Senta, non me ne frega, se vede il cartaceo mi dia i numeri!

La autorizzo, lei può sapere tutto di me, non avremo segreti Mr. Non mi ricordo il nome, mi perdoni, però già sento di amarla, lo sa?

Ricevuta la copia scansionata stamattina via email, scopro che il rimborso mi copre parte del corso di ebraico. Amo pagare le tasse.

domenica 22 marzo 2009

Shabbat/2



Dovevamo andare da amici in kibbutz per il week end ed invece no.

Allora classico pranzo del sabato a casa di un' amica, in compagnia del marito - compositore- del loro bambino e di un loro amico che e' regista. La magnata e' stata al solito ottima e abbondante, e il fatto che per raggiungere la loro casa ci siamo fatti 5km a piedi - no trasporto pubblico a Gerusalemme di Shabbat- ci ha solleticato l'appetito.

Che peraltro non manca mai.

Durante il pranzo, dopo aver sfottuto per alcuni minuti lo slang delle collegiali americane, farcito di "Oh my Gosh! This is sooooo cute!I am overwhelmed!" (qui e' pieno di americani/e), ci viene rivelato che la madre del regista e' americana, ma grazie al cielo non e' piu' collegiale.

Oh. My. Ghosh. This is not cute.

Il pranzo e' proseguito piacevolmente senza mie ulteriori gaffes, anzi con un uso dell'inglese piuttosto rilassato, grazie al vino rosso. Mi è ancora difficile distinguere l'ebraico dall'ungherese, che il marito della nostra amica parla con il bambino, ma mi rifaro'.

Al pranzo di Shabbat segue la passeggiata digestiva a Ramat Rachel, che in piu' di una guerra e' stato il confine tra Israele e Giordania, da dove si vede in lontananza Betlemme, un villaggio arabo, il deserto e si passa vicino ad un kibbutz e a delle trincee del 1949.


Scene surreali di bambini arabi che accudiscono le capre con accanto una BMW, un monumento con degli ulivi in cima.



Poi oggi siamo andati al Santo Sepolcro e non ci sono stati tafferugli tra i frati, quindi e' stato proprio un bel week end.

giovedì 19 marzo 2009

I gatti di Mahane Yehuda

Mahane Yehuda è il nostro quartiere. Nel quartiere c’è un mercato. Nel mercato ci sono dei gatti molto grossi. Nei gatti molto grossi ci sono - mi auguro - dei bei topolini che quindi io non mi ritroverò mai in casa.

La leggenda dice che i gatti di Mahane Yehuda attacchino i cani, e si narra di un attacco ad un Labrador. Di notte i gatti di Mahane Yehuda combattono con versi che gelano il sangue, e quando apro la porta di casa alcune volte ne trovo uno pronto all’attacco.

Ora: quando un gatto di Mahane Yehuda appena ti vede ti rigurgita il suo pranzo sul tuo pianerottolo come buongiorno per il mattino appena iniziato, quale sarà mai il significato simbolico nascosto da decifrare?

mercoledì 18 marzo 2009

Intanto in Israele

Haaretz oggi riporta un articolo secondo cui alti esponenti del governo egiziano sono disposti a dimenticare che Avigdor Lieberman, probabile futuro ministro degli esteri israeliano, QUANDO Israele avrà un governo, tempo fa dichiarò che Mubarak - presidente egiziano -"poteva anche andarsene all'inferno".

Quando si dice un buon inizio.

Nel frattempo Gideon Levy, famoso giornalista israeliano liberal che pubblica regolarmente su Haaretz scrive un articolo Has anyone in Israel asked why the Swedes hate us?molto duro, evidenziando che, al di là di alcune manifestazioni, come quelle che si sono svolte recentemente in Svezia, e al di là dell'aperta condanna per determinate decisioni politiche di Israele - vedi insediamenti, l'opinione internazionale sia per la maggior parte sempre favorevole a Israele, malgrado tutto.

martedì 24 febbraio 2009

We believe in Hummus

Viviamo nella città che è considerata la “capitale simbolica” delle tre religioni monoteiste. E non crediamo in nessuna delle tre.

Viviamo in un paese in cui al governo andrà un uomo che non crede nella soluzione “due popoli, due stati” e l’ago della bilancia della politica israeliana in questo momento è tale Avigdor Lieberman, noto per le sue posizioni che possono essere definite ultranazionaliste e per una sua certa avversione per la popolazione araba.


La Tzipi Livni, se non sarà accettata la sua proposta di essere capo del governo a rotazione con Netanyahu, sarà all’opposizione.
La sinistra è morta. Questo mi ricorda qualcosa.

Il responsabile delle negoziazioni in Egitto si incazza con Olmert per una sua interferenza nelle negoziazioni, e ribadisce la necessità di non offendere gli egiziani (che sono i broker di una eventuale tregua con Hamas) facendo della liberazione del soldato Gilad Shalit una precondizione per un cessate il fuoco. Olmert lo sospende.

E allora ci rimane solo più l’hummus , quello vero fatto nel mortaio e servito con hamuzzin (=sottaceti) pitot e cipolla cruda per i più coraggiosi.


Fonte: qui

Da mangiare sotto casa, da Azura, vicino ai banchetti degli Irakim, gli iracheni. Gente che se la incontri in un vicolo la notte francamente ti spaventi, ma poi sono i nostri fornitori di frutta e pane.

Nel ristorante (una stanzetta) è incorniciato un articolo di Petrini apparso su La stampa dove si parla di loro e c’è pure un manifesto di Terra Madre. Al venerdì c’è anche il sofrito, uno di quei piatti tipici della cucina sefardita per lo Shabbat, che cuociono molto a lungo a basse temperature. Un tempo infatti ognuno portava la propria casseruola con il sofrito o altro il venerdì dal fornaio, che spento il forno per shabbat, lo metteva a disposizione delle massaie. Le varie casseruole erano poi recuperate per il pranzo del sabato.

L’humus di Azura è il top, a quanto sembra. Se vogliamo cercare il pelo nell’uomo, il proprietario tiene l’unghia del mignolo francamente troppo lunga: o sei un mandarino cinese o è un No-No.

domenica 22 febbraio 2009

Stormiest day in Israel (attente al bus!)

Ieri giorno più "tempestoso di tutto l'anno in Israele".
Ho provato a mettere il naso fuori di casa, ma dopo due secondi sono rientrata in casa annunciando: "Pucciu, non si può fare".

Tra varie cose che speriamo non si possano fare, è segregare le donne sugli autobus, con buona pace di Rosa Parks.

La sola cosa che so degli autobus e del galateo locale per-non-urtare-la-sensibilità-di nessuno, è che se sei donna non è il caso che ti sieda accanto ad un ultraortodosso. Potrebbero non gradire.
E sia.
Ma recentemente è apparso un articolo su Haaretz che racconta della protesta di ebrei ultraortodossi che pretenderebbero che Egged, la locale linea di autobus, renda una linea che passa attraverso il quartiere ultraortodosso di Meah Shearim formalmente segregata per sesso, con le donne dietro e gli uomini davanti.


Fonte immagine: qui

Egged si è rifiutata e per tutta risposta gruppetti di ultraortodossi hanno tirato sassi contro gli autobus. In realtà vi sono già linee segregate (mehadrin), sia in Gerusalemme che fuori e la corte di giustizia si deve ancora pronunciare in merito alla pratica.

giovedì 19 febbraio 2009

Mahar è un altro giorno

Qui è il solito delirio che mi trascino dietro ovunque vada, inteso in qualsiasi continente. Sono ben contenta di avere la possibilità di lavorare a distanza, ma il risultato è che se potessi mettermi skype nel cervello lo farei e non ho ancora potuto vedere molto della città.

Però in questi giorni in cui sono inchiodata davanti al computer e potrei essere ovunque nel mondo, jesus is on my side. Ma letteralmente. Sfrutto il wireless di un’istituzione che prepara rabbini liberal e si aggira tra i computer vicino a me un tizio coi capelli lunghi e una specie di saio di seta sui pantaloni. Vedere gesù che guarda i video di Youtube è decisamente interessante. Avere alle spalle un vecchietto che invece dorme e russa con Haaretz sulla faccia un po’ meno.

Mi dà poche soddisfazioni anche il tipo che ci doveva sbloccare il cellulare americano – io timorosa avevo chiesto al Pucciu con anche un po’ di accento piemunteis: “Ma Pucciu, è legale?”
“Tranquilla”.

Quando l’ho visto, basso tarro e spiccio come solo gli israeliani possono essere, ho deciso che un po’ lo amavo. Però ci dà dei dispiaceri. Portiamo il cellulare venerdì mattina e ci fa:

“Tranquilli ve lo do domenica” . Per via dello shabbat, infatti qui la settimana inizia dalla domenica, che è Yom Rishòn, il primo giorno- un casino, comunque domenica andiamo:
"Mahar, mahar, mi deve arrivare la password via email!
“ecco, sapevo che era illegale, Pucciu! Avrà una spia negli USA alla compagnia telefonica!”

Lunedì: mahar
Martedì: mahar
Ieri per dignità abbiamo saltato
Oggi il Pucciu vuole fare la voce grossa e pretende lo sconto..
Comunque lo amo nella sua rozzezza, anzi la hutzpa tipica israeliana.

Dopo vari mahar oggi sapevamo che ci avrebbero portato l’armadio dall’orrido color marrone- scelto dal padrone di casa, a cui noi ci siamo opposti, ma senza risultato.

Bene: "Ragazzi, mahar veniamo tra le sette e le 10 del mattino” e va beh.
Invece: “Ragazzi, mahar veniamo alle 6,30 voi vivete attaccati al mercato poi è un casin con il traffico”.

Arrivano con me rantolante in salotto accucciata sotto il sacco a pelo della nonna del Pucciu che ha 50 anni e perde le piume. Non la nonna. Il Pucciu, invece, sovraeccitatato dal fatto che abbiamo l’armadio e che può mettere tutte le sue cose in ordine, era fuori controllo!

Bisognava sparargli nelle gambe per fermarlo. “Visto che bello fede, questi sono i tuoi ripiani chè sei bassa, questi i miei, le scarpe dove le mettiamo, eh?eh??? “

Mahar, Pucciu, mahar.

mercoledì 4 febbraio 2009

A Slim Peace

Avevo visto questo documentario tempo fa: donne israeliane e palestinesi che si ritrovano per dimagrire e alla fine per conoscersi un po' di più, nel bene e nel male.


Qui l'articolo di Haaretz


Altro esperimento di dialogo attraverso il cibo
in Francia dove donne musulmane ed ebree si ritrovano per cucinare.

In attesa di tempi migliori.

lunedì 2 febbraio 2009

Oh Jeez! Il mio ombelico è molto interessante.

Mi si è appena infilata una briciola gigante nella tastiera sotto la “J”, che ora scricchiola.
Ho passato il week-end a litigare
Ho una scadenza oggi e non è scrivere un post senza capo né coda su questo blog
Il pucciu dipinge la casa di Gerusalemme, lasciata in uno stato piuttosto selvaggio dai precedenti inquilini; le meraviglie del contratto d’affitto: siccome troverai la casa che è un cesso, la puoi lasciare così!

Ora, a Cincinnati sul contratto c’era scritto “nome e cognome del Pucciu+Fede”, e non si capiva se fossi il suo pesce rosso o cosa, e si specificava pure con che prodotto pulire il forno prima di lasciare la casa, però, a pensarci bene, mi sembra ora una grande civiltà.
Il dirimpettaio, di cui il Pucciu mi ha elencato almeno tre diverse nazionalità, è molto gentile e fortunatamente parla inglese. Certo, è anche un po’ italiano. Tutti sono un po’ italiani.
L’altro vicino – che è forse uninazionalità, che banalità! - ci ha avvertito: non lasciate niente sul ballatoio, rubano tutto!

Anche la bombola del gas vuota?

Anche. Infatti, il tizio che porta le bombole piene ci porterà anche un bel catenaccio.

Ma, la nostra biancheria stesa ad asciugare? Mi sequestreranno le mutande?

No (un po’ mi spiace, il furto degli slip è un toccasana per l’autostima)
Il neon in casa in Israele è apparentemente à la page. Davanti allo scoramento del Pucciu gli è stato detto: “Perché, non ti piace?”
Ma il pucciu, faro nella nebbia del mio pessimismo, mi prefigura meraviglie, la casa sarà molto carina una volta che la sistemeremo. Inoltre, con il suo fare da agente segreto mi assicura: “Siamo vicinissimi a due posti tatticissimi!” Trattasi di bordelli, ristoranti, banchi del mercato, boutiques di alta moda? Non si sa, lo scoprirò da sola tra uhm, meno di una settimana.