"Sai Pucciu oggi sono andata a comprare il pranzo (le solite due bourekas al formaggio) e gli ho detto in ebraico che volevo un sacchetto piccolo (=sakit katàn)"
"che brava amore, tesoro, sei bravissima, ma vedi che stai imparando l'ebraico?"
Mi starà prendendo per i fondelli?
Per il resto, a livello lavorativo qualche porta si socchiude e aspetto un allineamento di tutta una serie di pianeti per vedere se delle cose andranno in porto, se delle occasioni si presenteranno. A volte mi preoccupo, ma poi a guardarsi intorno mi rendo conto di essere in buona compagnia.
Il pucciunel frattempo sta vigliaccamente cercando di trasformarmi in casalinga: "eh sai, quando eravamo a Cincinnati facevo tutto io, tu eri sempre incasinata, lasciatelo dire, i lavori di casa non sono mai finiti!" "Uh, guarda, ci sarebbe giusto da stirare un paio di mie camicie, uh guarda, i piatti sono da lavare, uh la cena la fai tu?"
Per ora l'attività casalinga che mi da più brividi è stendere il bucato sul balcone e farmi venire le vertigini.
Non è un mestiere per tutti.
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martedì 17 marzo 2009
Casalinga
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venerdì 6 marzo 2009
Anì lo medaberet ivrit (= non parlo ebraico)
Il mio ebraico fa passetti minuscoli: ieri dialogo surreale con il vicino Shimon. A parte che bussa alle 11 di notte. Io ero da sola, il Pucciu in teoria era al telefono pubblico a telefonare ai suoi-questo devo verificarlo.
Apro pensando fosse il Pucciu, non è lui. È Shimon. Mi parla in ebraico, gli dico in ebraico che non parlo ebraico ma inglese. No problem, parla inglese.
“Tek gaz?” Shimon, non ci siamo, a meno che tu non voglia intendere il legno “teak” che pure a me piace moltissimo, ma non credo sia il soggetto della comunicazione.
Io: “Gas”
Lui: “Ken=sì, Natasha, Natalia, Natasha, gas”.
Natasha/Natalia viveva nel nostro appartamento ed è russa; ci ha smollato una preziosissima bombola del gas vuota, che qui rubano appena ti giri, da restituire a Shimon. Di lei sappiamo che ama moltissimo Leo di Caprio.
Qui apro parentesi: ci sono parecchi russi in Israele, credo il 20% della popolazione e spesso non sono molto amati perché – ma credo questo valga solo per le prime generazioni - non parlano la lingua, non si integrano, molti non sono ebrei comme il faut per le autorità religiose ed in più hanno portato il maiale in Israele, che è proibitissimo dalla kasherut.
Ritornando a noi:
Io: “Ahhh. Natasha, gas e faccio segno di una triangolazione Natasha-noi- e noi che l’abbiamo portato alla forse fidanzata russa di Shimon che non parla ebraico (e chissà se ama anche lei Leo di Caprio, spero di no perchè Shimon è proprio diverso da Leo)”
Lui: “Ahh”
E così si conclude la conversazione: sono certa che la situazione possa solo migliorare.
Apro pensando fosse il Pucciu, non è lui. È Shimon. Mi parla in ebraico, gli dico in ebraico che non parlo ebraico ma inglese. No problem, parla inglese.
“Tek gaz?” Shimon, non ci siamo, a meno che tu non voglia intendere il legno “teak” che pure a me piace moltissimo, ma non credo sia il soggetto della comunicazione.
Io: “Gas”
Lui: “Ken=sì, Natasha, Natalia, Natasha, gas”.
Natasha/Natalia viveva nel nostro appartamento ed è russa; ci ha smollato una preziosissima bombola del gas vuota, che qui rubano appena ti giri, da restituire a Shimon. Di lei sappiamo che ama moltissimo Leo di Caprio.
Qui apro parentesi: ci sono parecchi russi in Israele, credo il 20% della popolazione e spesso non sono molto amati perché – ma credo questo valga solo per le prime generazioni - non parlano la lingua, non si integrano, molti non sono ebrei comme il faut per le autorità religiose ed in più hanno portato il maiale in Israele, che è proibitissimo dalla kasherut.
Ritornando a noi:
Io: “Ahhh. Natasha, gas e faccio segno di una triangolazione Natasha-noi- e noi che l’abbiamo portato alla forse fidanzata russa di Shimon che non parla ebraico (e chissà se ama anche lei Leo di Caprio, spero di no perchè Shimon è proprio diverso da Leo)”
Lui: “Ahh”
E così si conclude la conversazione: sono certa che la situazione possa solo migliorare.
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