domenica 22 marzo 2009

Shabbat/2



Dovevamo andare da amici in kibbutz per il week end ed invece no.

Allora classico pranzo del sabato a casa di un' amica, in compagnia del marito - compositore- del loro bambino e di un loro amico che e' regista. La magnata e' stata al solito ottima e abbondante, e il fatto che per raggiungere la loro casa ci siamo fatti 5km a piedi - no trasporto pubblico a Gerusalemme di Shabbat- ci ha solleticato l'appetito.

Che peraltro non manca mai.

Durante il pranzo, dopo aver sfottuto per alcuni minuti lo slang delle collegiali americane, farcito di "Oh my Gosh! This is sooooo cute!I am overwhelmed!" (qui e' pieno di americani/e), ci viene rivelato che la madre del regista e' americana, ma grazie al cielo non e' piu' collegiale.

Oh. My. Ghosh. This is not cute.

Il pranzo e' proseguito piacevolmente senza mie ulteriori gaffes, anzi con un uso dell'inglese piuttosto rilassato, grazie al vino rosso. Mi è ancora difficile distinguere l'ebraico dall'ungherese, che il marito della nostra amica parla con il bambino, ma mi rifaro'.

Al pranzo di Shabbat segue la passeggiata digestiva a Ramat Rachel, che in piu' di una guerra e' stato il confine tra Israele e Giordania, da dove si vede in lontananza Betlemme, un villaggio arabo, il deserto e si passa vicino ad un kibbutz e a delle trincee del 1949.


Scene surreali di bambini arabi che accudiscono le capre con accanto una BMW, un monumento con degli ulivi in cima.



Poi oggi siamo andati al Santo Sepolcro e non ci sono stati tafferugli tra i frati, quindi e' stato proprio un bel week end.

giovedì 19 marzo 2009

I gatti di Mahane Yehuda

Mahane Yehuda è il nostro quartiere. Nel quartiere c’è un mercato. Nel mercato ci sono dei gatti molto grossi. Nei gatti molto grossi ci sono - mi auguro - dei bei topolini che quindi io non mi ritroverò mai in casa.

La leggenda dice che i gatti di Mahane Yehuda attacchino i cani, e si narra di un attacco ad un Labrador. Di notte i gatti di Mahane Yehuda combattono con versi che gelano il sangue, e quando apro la porta di casa alcune volte ne trovo uno pronto all’attacco.

Ora: quando un gatto di Mahane Yehuda appena ti vede ti rigurgita il suo pranzo sul tuo pianerottolo come buongiorno per il mattino appena iniziato, quale sarà mai il significato simbolico nascosto da decifrare?

mercoledì 18 marzo 2009

Intanto in Israele

Haaretz oggi riporta un articolo secondo cui alti esponenti del governo egiziano sono disposti a dimenticare che Avigdor Lieberman, probabile futuro ministro degli esteri israeliano, QUANDO Israele avrà un governo, tempo fa dichiarò che Mubarak - presidente egiziano -"poteva anche andarsene all'inferno".

Quando si dice un buon inizio.

Nel frattempo Gideon Levy, famoso giornalista israeliano liberal che pubblica regolarmente su Haaretz scrive un articolo Has anyone in Israel asked why the Swedes hate us?molto duro, evidenziando che, al di là di alcune manifestazioni, come quelle che si sono svolte recentemente in Svezia, e al di là dell'aperta condanna per determinate decisioni politiche di Israele - vedi insediamenti, l'opinione internazionale sia per la maggior parte sempre favorevole a Israele, malgrado tutto.

martedì 17 marzo 2009

Casalinga

"Sai Pucciu oggi sono andata a comprare il pranzo (le solite due bourekas al formaggio) e gli ho detto in ebraico che volevo un sacchetto piccolo (=sakit katàn)"

"che brava amore, tesoro, sei bravissima, ma vedi che stai imparando l'ebraico?"

Mi starà prendendo per i fondelli?

Per il resto, a livello lavorativo qualche porta si socchiude e aspetto un allineamento di tutta una serie di pianeti per vedere se delle cose andranno in porto, se delle occasioni si presenteranno. A volte mi preoccupo, ma poi a guardarsi intorno mi rendo conto di essere in buona compagnia.

Il pucciunel frattempo sta vigliaccamente cercando di trasformarmi in casalinga: "eh sai, quando eravamo a Cincinnati facevo tutto io, tu eri sempre incasinata, lasciatelo dire, i lavori di casa non sono mai finiti!" "Uh, guarda, ci sarebbe giusto da stirare un paio di mie camicie, uh guarda, i piatti sono da lavare, uh la cena la fai tu?"

Per ora l'attività casalinga che mi da più brividi è stendere il bucato sul balcone e farmi venire le vertigini.

Non è un mestiere per tutti.

lunedì 16 marzo 2009

Questo venerdì dovevamo andare dal sarto a recuperare la mia gonna rammendata. Il sarto è molto carino e gentile, a parte il fatto che chiama il Pucciu Badim, che non è il suo nome vero. Ma tanto la seconda identità del Pucciu è Nadin; questo quando lo volevano assumere per una sostituzione di maternità, ma lasciamo perdere.

Un fidanzato che si chiama Giovanni sarebbe per me un gran sollievo.

Ritornando al sarto, sperimento con lui il mio povero ebraico: il Pucciu mi dice la frase che devo dire, io la memorizzo, la ripeto come un mantra per la strada prima di arrivare dal sarto, entro e dopo il canonico “Shalom”, a macchinetta gliela ripeto.

Tutto ciò incurante di un signore in mutande in piedi su uno sgabello nel mezzo del negozio.

Signore, che ci fa in mutande? Siamo in una città superpudica, il negozio è cinque metri quadri e lei sta proprio in vetrina.

Mentre io ripeto implacabile: “devo prendere la mia gonna, il nome è Pucciu”

e noto i suoi boxer scozzesi

lui comincia a cadere lentamente ma inesorabilmente dallo sgabello, con i pantaloni alle ginocchia.

“devo prendere la mia gonna, il nome è Pucciu”

Il signore sta effettivamente crollando. Il sarto mi dice, ma io non capisco, che per la vergogna provata il tizio sta cadendo, di aspettare, e il Pucciu sghignazza.


“devo prendere la mia gonna, il nome è Pucciu!”

Dopo tale frisson, a gomiti larghi andiamo dal panettiere iracheno, affrontando la folla del pre shabbat, nella quale si distinguono per ferocia incontrollata le vecchie con il carrellino che sono a caccia di cibarie per la cena di venerdì e per il sabato. Il panettiere praticamente ci tira le focacce (smanacciate da circa 10 clienti prima di noi) mentre distribuisce challahot il pane intrecciato tipico dello shabbat, ad altri avventori.



Se siamo fortunati, finiamo le spese prima che gli ultraortodossi comincino a berciare di muoversi che tra poco è Shabbat (qui adesso scatta verso le 17.00, segnalato da una sirena), prima che veniamo fermati da mendicanti che chiedono soldi perché non hanno cibo per celebrare Shabbat, e prima che io mi infili nel negozio delle spezie e compri l’ennesima spezietta senza la quale il nostro cibo non renderà al meglio e la mia vita non avrà più un senso, provocando così una crisi isterica al Pucciu.

Gentilmente invitati per il pranzo di sabato da una famiglia italiana molto simpatica e piuttosto osservante, ci si aprono una serie di interrogativi: a Shabbat non si possono “portare” (trasportare) cose. Quile azioni proibite di Shabbat. Possiamo portare cibo? Si potrebbe ma noi, in quanto non ebrei, non rispettiamo la casherut. Possiamo portare vino? Si potrebbe ma alcuni non stappano bottiglie di Shabbat. Portiamo fiori? No, perché magari si devono tagliare e di Shabbat non si taglia. Alla fine, non portiamo nulla, solo l’ombrello perché forse pioverà.

Pranzo di sedici persone: bambini e ragazzi in maggioranza, a testimonianza della struttura demografica del paese, dove i giovani sono la maggioranza. Il capofamiglia benedice pane e vino mentre intorno è un caos allegro: infanti corrono – e parlano tre lingue - ragazzini spettegolano, poi tutti cantano in risposta alla benedizione. Il cibo tenuto in caldo su una piastra dal giorno prima (non si accende il fuoco né la luce di Shabbat) è stra-abbondante, e mi sembra paradossalmente, che sia un po’ Natale, ma senza i parenti vecchietti che si ubriacano o che scalpitano per tornare a casa dopo gli agnolotti.

venerdì 13 marzo 2009

Trance & Purim

A causa di eventi inaspettati, pure belli, se io non fossi troppo contorta per apprezzarli, vivo in un mondo solo mio, dove sto valutando tutte le possibili conseguenze di una serie di decisioni, anzi di una sola importante che devo prendere in questi giorni.

Emergo solo per fare domande deficienti al Pucciu e per poi non ascoltare le risposte. Lui senza pietà mi trascina comunque a correre in un parco vicino a casa, e corriamo vicino ad un antico convento; così se muoio di fatica, mi accascio sulla porta e per l’estrema unzione ci va un secondo.

Però, anche correre nel parco ha un suo perché; a parte rassodare le cicce, si possono fare interessanti studi sociologici. Se al parco ci si va di venerdì, ci sono pochi ebrei, perché è lo shabbat, ma ci sono molti arabi, perché è il loro giorno di riposo, mentre invece di sabato ci sono ebrei ma non molti arabi.

Tutti però grigliano alla grande; ulteriore testimonianza che i due popoli non sono poi così diversi, almeno per certi aspetti.

Corse e trance a parte, questa settimana si è celebrata la festa di Purim, e a parte la gente che si ubriaca per le strade, perché si deve bere fino allo sfinimento, i bambini e gli adulti in costume, noi abbiamo preso un giorno libero per visitare la parte musulmana della città vecchia e per scassarci di orecchie di Haman, che sono il dolce tipico per Purim. Uno dei ripieni classici è un mix di miele e semi di papavero (pereg), il Pucciu ha detto “pegher” (=carcassa); poi sono IO che mi lamento che questa lingua non è molto facile.



A parte lo suk, dove io perdo il controllo e comprerei tutto, la parte musulmana della città offre scorci interessanti: tombe di principesse, caravanserragli, e, nella parte più residenziale, vicino alla porta di Erode, uno spaccato di vita locale con pochi turisti: selve di bambini che usciti dalla scuola gestita dall’UNRWA, si scassano di ghiaccioli, si menano come fabbri e ti salutano gentilmente, chiedendoti in ottimo inglese dove vuoi andare.



Un ragazzino ci ha mostrato la via per i tetti, dove la vista è questa:



Ed una bambina ci ha scortato direttamente ad un certo Monastero delle Lenticchie, almeno, questa è la traduzione dall’arabo del Pucciu.



Un elemento che francamente "stona" sono gli ultraortodossi che per ragioni ideologiche vanno a vivere nella parte musulmana della città. Una pratica, insieme agli insediamenti, decisamente condannata a livello internazionale .



Poi, tornati a casa: la folla che celebra Purim. Street party improvvisato dietro a casa: gente travestita, traffico bloccato con gente che sale sulle macchine a ballare.



C’era anche un ultraortodosso con sotto il pastrano un costume da superman- non riuscirò più a pensare a superman allo stesso modo.

lunedì 9 marzo 2009

Che non si dica che (ricamo e Golda Meir)




Il Pucciu non è un uomo fortunato. Ora che la smodata attività di décor della casa è in pieno fulgore, gli ho ricamato con le mie sante manine una inequivocabile dichiarazione d'amore, che si vede inquadrata qui sotto (la foto fa schifo).




Quindi per tutte le mie manie, repentini cambi di umore e cattiverie, ho espiato i miei peccati. Se mi dice qualcosa ho sempre in canna: Ma io ti ho seguito a Gerusalemme e non vedi che bel quadretto ti ho fatto? C'è gente che pagherebbe per una cosa così!


Sto in una botte di ferro.



La vita a Gerusalemme procede e sono un po' più conscia di dove sono: da inchiodata al lavoro sarei anche potuta essere a Moncalieri e l'anelito femminista si è gloriosamente risvegliato grazie ad una divorziata 14enne ultraortodossa , e a una filmaker che esplora il ruolo delle donne nell'ortodossia ebraica. Prevedo a breve l'arrivo di un pippone.


Tra le rivelazioni letterarie di questi giorni, che non si dica che non sono intellettuale:


1) Richard Scarry in ebraico.
Ancora troppo difficile per me da capire, mi serve per far esercizio di lettura in ebraico: far piangere un bambino di tre anni perchè gli ho preso il suo libretto è cosa piuttosto imbarazzante.



2) Autobiografia di Golda Meir, che oltre a raccontare una vita straordinaria (da povera ebrea russa emigrata negli States a primo ministro di Israele) ha il vantaggio di descrivere in dettaglio la nascita dello Stato d'Israele: naturalmente secondo una prospettiva ebraica, che lascia decisamente poco spazio alla prospettiva della popolazione araba.

venerdì 6 marzo 2009

Anì lo medaberet ivrit (= non parlo ebraico)

Il mio ebraico fa passetti minuscoli: ieri dialogo surreale con il vicino Shimon. A parte che bussa alle 11 di notte. Io ero da sola, il Pucciu in teoria era al telefono pubblico a telefonare ai suoi-questo devo verificarlo.

Apro pensando fosse il Pucciu, non è lui. È Shimon. Mi parla in ebraico, gli dico in ebraico che non parlo ebraico ma inglese. No problem, parla inglese.

“Tek gaz?” Shimon, non ci siamo, a meno che tu non voglia intendere il legno “teak” che pure a me piace moltissimo, ma non credo sia il soggetto della comunicazione.
Io: “Gas”
Lui: “Ken=sì, Natasha, Natalia, Natasha, gas”.

Natasha/Natalia viveva nel nostro appartamento ed è russa; ci ha smollato una preziosissima bombola del gas vuota, che qui rubano appena ti giri, da restituire a Shimon. Di lei sappiamo che ama moltissimo Leo di Caprio.

Qui apro parentesi: ci sono parecchi russi in Israele, credo il 20% della popolazione e spesso non sono molto amati perché – ma credo questo valga solo per le prime generazioni - non parlano la lingua, non si integrano, molti non sono ebrei comme il faut per le autorità religiose ed in più hanno portato il maiale in Israele, che è proibitissimo dalla kasherut
.

Ritornando a noi:

Io: “Ahhh. Natasha, gas e faccio segno di una triangolazione Natasha-noi- e noi che l’abbiamo portato alla forse fidanzata russa di Shimon che non parla ebraico (e chissà se ama anche lei Leo di Caprio, spero di no perchè Shimon è proprio diverso da Leo)”
Lui: “Ahh”

E così si conclude la conversazione: sono certa che la situazione possa solo migliorare.

martedì 24 febbraio 2009

We believe in Hummus

Viviamo nella città che è considerata la “capitale simbolica” delle tre religioni monoteiste. E non crediamo in nessuna delle tre.

Viviamo in un paese in cui al governo andrà un uomo che non crede nella soluzione “due popoli, due stati” e l’ago della bilancia della politica israeliana in questo momento è tale Avigdor Lieberman, noto per le sue posizioni che possono essere definite ultranazionaliste e per una sua certa avversione per la popolazione araba.


La Tzipi Livni, se non sarà accettata la sua proposta di essere capo del governo a rotazione con Netanyahu, sarà all’opposizione.
La sinistra è morta. Questo mi ricorda qualcosa.

Il responsabile delle negoziazioni in Egitto si incazza con Olmert per una sua interferenza nelle negoziazioni, e ribadisce la necessità di non offendere gli egiziani (che sono i broker di una eventuale tregua con Hamas) facendo della liberazione del soldato Gilad Shalit una precondizione per un cessate il fuoco. Olmert lo sospende.

E allora ci rimane solo più l’hummus , quello vero fatto nel mortaio e servito con hamuzzin (=sottaceti) pitot e cipolla cruda per i più coraggiosi.


Fonte: qui

Da mangiare sotto casa, da Azura, vicino ai banchetti degli Irakim, gli iracheni. Gente che se la incontri in un vicolo la notte francamente ti spaventi, ma poi sono i nostri fornitori di frutta e pane.

Nel ristorante (una stanzetta) è incorniciato un articolo di Petrini apparso su La stampa dove si parla di loro e c’è pure un manifesto di Terra Madre. Al venerdì c’è anche il sofrito, uno di quei piatti tipici della cucina sefardita per lo Shabbat, che cuociono molto a lungo a basse temperature. Un tempo infatti ognuno portava la propria casseruola con il sofrito o altro il venerdì dal fornaio, che spento il forno per shabbat, lo metteva a disposizione delle massaie. Le varie casseruole erano poi recuperate per il pranzo del sabato.

L’humus di Azura è il top, a quanto sembra. Se vogliamo cercare il pelo nell’uomo, il proprietario tiene l’unghia del mignolo francamente troppo lunga: o sei un mandarino cinese o è un No-No.

domenica 22 febbraio 2009

Stormiest day in Israel (attente al bus!)

Ieri giorno più "tempestoso di tutto l'anno in Israele".
Ho provato a mettere il naso fuori di casa, ma dopo due secondi sono rientrata in casa annunciando: "Pucciu, non si può fare".

Tra varie cose che speriamo non si possano fare, è segregare le donne sugli autobus, con buona pace di Rosa Parks.

La sola cosa che so degli autobus e del galateo locale per-non-urtare-la-sensibilità-di nessuno, è che se sei donna non è il caso che ti sieda accanto ad un ultraortodosso. Potrebbero non gradire.
E sia.
Ma recentemente è apparso un articolo su Haaretz che racconta della protesta di ebrei ultraortodossi che pretenderebbero che Egged, la locale linea di autobus, renda una linea che passa attraverso il quartiere ultraortodosso di Meah Shearim formalmente segregata per sesso, con le donne dietro e gli uomini davanti.


Fonte immagine: qui

Egged si è rifiutata e per tutta risposta gruppetti di ultraortodossi hanno tirato sassi contro gli autobus. In realtà vi sono già linee segregate (mehadrin), sia in Gerusalemme che fuori e la corte di giustizia si deve ancora pronunciare in merito alla pratica.

giovedì 19 febbraio 2009

Mahar è un altro giorno

Qui è il solito delirio che mi trascino dietro ovunque vada, inteso in qualsiasi continente. Sono ben contenta di avere la possibilità di lavorare a distanza, ma il risultato è che se potessi mettermi skype nel cervello lo farei e non ho ancora potuto vedere molto della città.

Però in questi giorni in cui sono inchiodata davanti al computer e potrei essere ovunque nel mondo, jesus is on my side. Ma letteralmente. Sfrutto il wireless di un’istituzione che prepara rabbini liberal e si aggira tra i computer vicino a me un tizio coi capelli lunghi e una specie di saio di seta sui pantaloni. Vedere gesù che guarda i video di Youtube è decisamente interessante. Avere alle spalle un vecchietto che invece dorme e russa con Haaretz sulla faccia un po’ meno.

Mi dà poche soddisfazioni anche il tipo che ci doveva sbloccare il cellulare americano – io timorosa avevo chiesto al Pucciu con anche un po’ di accento piemunteis: “Ma Pucciu, è legale?”
“Tranquilla”.

Quando l’ho visto, basso tarro e spiccio come solo gli israeliani possono essere, ho deciso che un po’ lo amavo. Però ci dà dei dispiaceri. Portiamo il cellulare venerdì mattina e ci fa:

“Tranquilli ve lo do domenica” . Per via dello shabbat, infatti qui la settimana inizia dalla domenica, che è Yom Rishòn, il primo giorno- un casino, comunque domenica andiamo:
"Mahar, mahar, mi deve arrivare la password via email!
“ecco, sapevo che era illegale, Pucciu! Avrà una spia negli USA alla compagnia telefonica!”

Lunedì: mahar
Martedì: mahar
Ieri per dignità abbiamo saltato
Oggi il Pucciu vuole fare la voce grossa e pretende lo sconto..
Comunque lo amo nella sua rozzezza, anzi la hutzpa tipica israeliana.

Dopo vari mahar oggi sapevamo che ci avrebbero portato l’armadio dall’orrido color marrone- scelto dal padrone di casa, a cui noi ci siamo opposti, ma senza risultato.

Bene: "Ragazzi, mahar veniamo tra le sette e le 10 del mattino” e va beh.
Invece: “Ragazzi, mahar veniamo alle 6,30 voi vivete attaccati al mercato poi è un casin con il traffico”.

Arrivano con me rantolante in salotto accucciata sotto il sacco a pelo della nonna del Pucciu che ha 50 anni e perde le piume. Non la nonna. Il Pucciu, invece, sovraeccitatato dal fatto che abbiamo l’armadio e che può mettere tutte le sue cose in ordine, era fuori controllo!

Bisognava sparargli nelle gambe per fermarlo. “Visto che bello fede, questi sono i tuoi ripiani chè sei bassa, questi i miei, le scarpe dove le mettiamo, eh?eh??? “

Mahar, Pucciu, mahar.

lunedì 16 febbraio 2009

Il mio primo miracolo (dopo una sola settimana!)

Gerusalemme-città vecchia.

Durante uno visita al quartiere armeno, visitiamo la Chiesa di San Marco, quella che i credenti siriaci ritengono essere la prima chiesa della cristianità.

Una signora, responsabile dell’accoglienza, ci racconta in un misto di italiano e inglese tutta la storia: qui è dove si è svolta l’ultima cena, dove gli apostoli hanno ricevuto lo spirito santo, insomma, tutta la vicenda che è nota ai più.

Ma attenzione. Nella chiesa c’è un’icona grazie alla quale avvengono miracoli!

Frisson mio, il pucciu annichilito sussurra: ah si?

Sì. Appena quattro mesi fa!

Quattro mesi fa entra nella chiesa un poliziotto russo di Tel Aviv. Vuole dalla signora l’usuale spiegazione, ma problema! Apparentemente, lui parla solo russo ed ebraico, la signora solamente arabo e inglese.
Un dialogo impossibile? No! Perché avviene il miracolo!

La signora ascolta le domande del poliziotto, che le arrivano in inglese e gli risponde in inglese, ma il poliziotto russo sente la signora rivolgersi a lui in ebraico e le risponde in ebraico.

Entrambi ignari del miracolo, perché di questo si trattava, si separano.

Il poliziotto tempo dopo ritorna, incantato dalla città vecchia e in particolare dalla chiesetta. La signora ribadisce che lei sa solo inglese e arabo. Il signore si arrabbia, le dice delle cose ma lei non capisce e lui si altera ancora di più.

La signora a questo punto si rivolge a Gesù chiedendo aiuto, ed ecco il deus ex machina, nelle forme di una guida turistica che sa il russo. Poco prima sua moglie gli aveva detto, in preda ad una premonizione: “senti, invece di andare a piedi a trovare la nostra amica pipetta – la signora della chiesa- dobbiamo andarci in taxi! Ha bisogno di noi!”

Lui trafelato arriva in chiesa: “Hey pipetta, ma cosa succede? Ho pagato un taxi! Costa! Di che cosa hai bisogno?”

E grazie alla mediazione dell’interprete il poliziotto e la guida si spiegano e convengono che è stato tutto merito dello spirito santo.
E vissero felici e contenti.

martedì 10 febbraio 2009

Fede in Medio Oriente- è piuttosto stringata

Ricongiungimento familiare fatto.

Interrogata per un'ora dalla sicurezza israeliana ho chiesto, al limite dello sfinimento se mi avrebbero laciata partire sì o no. Interrogatorio esteso alla mamma. Tutto incentrato sul Pucciu, non pensavo che un filosofo/cabbalista fosse un uomo pericoloso.


Scadenza di lavoro in Italia il 28 febbraio. Si lavora nella nuova casa - la casa meriterebbe un lungo romanzo - e fuori piove. Ci sono le elezioni e la cosa non promette bene.

Il mercato vicino a casa è stupendo, i contrasti in questa città sono fortissimi ed io sono un po' provata, ma molto contenta.

Infine, per la serie "la globalizzazione" etc. la tizia che ci ha venduto tappeti e teli vari al mercato è stata in Italia, a Bergolo (CN) per un rinomato Festival Reggae.

venerdì 6 febbraio 2009

Hey hey, it’s a weird day!


Vista sulla collina dal terrazzo sul tetto




Vista sul vicolo dal terrazzino di casa






Dico solo che la decisione più saggia della giornata si è rivelata quella di non tenere la camicia da notte sotto i jeans per andare in banca la mattina alle 8,30.

Mattinata inutile spesa a lavorare, sacramentare contro il modo di lavorare in Italia, il modo di pensare italiano etc, invece di fare altri due miliardi di cose, tra cui fare la spesa per un aperitivo/cena per amici. Per coronare il tutto, scoprirò di aver mandato a me stessa una mail che invece era per la conferma dei miei voli di domenica.

Telefona il Pucciu:

ehi si è allagata la casa! Il padrone di casa ha fatto casino! eravamo in quattro in bagno: il padrone di casa, il vicino di casa del primo piano e l’idraulico chiamato dal vicino del primo piano.
Adesso conosciamo tutto il condominio.

O c*zzo. Appena arrivati e già segnati.

Ma amore, va tutto bene, ho conosciuto quelli del ristorante sotto casa, ho conosciuto un cuoco che si chiama Moshe di un ristorante figo che gestisce con un palestinese, e cerca di ricreare la cucina dei tempi biblici, dobbiamo andarci…

Hatzilim !!!(melanzane), non so dire il mio numero di telefono in ebraico però questo sì

Qui c’è una bellissima vita di quartiere, tutti si conoscono, vogliono sapere di dove sei, cosa fai…

Il Mossad è già sulle nostre tracce?
Intanto cerco di capire se posso lavarmi i capelli continuando a parlare al portatile.
Confermo l’ impossibilità della cosa.








Chiusa la telefonata, alle 12,30 realizzo che vestita alla “vado un attimo in banca poi mi vesto a modo” e lavata sommariamente, sono in pauroso ritardo per il pranzo dalla prozia.

La prozia mi accoglie. La sua amica, quella di "Devi furgià", per intenderci, mi rintrona nuovamente. La procreazione è sparita dall’ordine del giorno, ma appaiono gli uomini – tutti pitu (=tacchini).
Esco alle 16,30 con le orecchie che rimbombano di un “non sposarti maiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii” e di un “stai attenta che ci sono i pushersssssssssssss”.

Accendo il cellulare spento vigliaccamente: un amico caritatevole è pronto per un aperitivo alle sette. Arrivo a casa alle sei e mi appare davanti uno spettacolo commovente: mia madre, disperata perché non sto facendo la valigia, stira la mia roba. Ciocchiamo su come piegare un sari indiano, no mamma non è una sciarpa, saranno minimo due metri di lunghezza, non sono una giraffa.

Faccio la doccia e una torta al cioccolato. L’amico arriva e davanti a due bicchieri di vino parliamo dei nostri tatuaggi immaginari.

Arrivata a mezzanotte cerco di portarmi avanti per domani preparando dei muffins salati: ho la ricetta davanti, ma al grido “La Fantasia al potere!” decido di improvvisare.

Che bella idea.

mercoledì 4 febbraio 2009

A Slim Peace

Avevo visto questo documentario tempo fa: donne israeliane e palestinesi che si ritrovano per dimagrire e alla fine per conoscersi un po' di più, nel bene e nel male.


Qui l'articolo di Haaretz


Altro esperimento di dialogo attraverso il cibo
in Francia dove donne musulmane ed ebree si ritrovano per cucinare.

In attesa di tempi migliori.

martedì 3 febbraio 2009

Facciamo fifty-fifty?


source: International Museum of Women


Le donne in politica a livello di istituzioni europee e di stati nazionali sono ancora troppo poche.

E poichè nel 2009 si eleggerà un nuovo Parlamento Europeo e verrà nominata una nuova Commissione Europea, la European Women's Lobby ha organizzato la campagna
“50/50 Campaign for Democracy” affinchè uomini e donne siano egualmente rappresentati.

Allora, se qualcuno volesse firmare la petizione collegata a questa campagna, questo è il link.

E per la serie Donne, Potere e Politica, l'International Museum of Women ha una ricca lista di risorse sul tema, nonchè una lista di film, alcuni visibili on line.

lunedì 2 febbraio 2009

Oh Jeez! Il mio ombelico è molto interessante.

Mi si è appena infilata una briciola gigante nella tastiera sotto la “J”, che ora scricchiola.
Ho passato il week-end a litigare
Ho una scadenza oggi e non è scrivere un post senza capo né coda su questo blog
Il pucciu dipinge la casa di Gerusalemme, lasciata in uno stato piuttosto selvaggio dai precedenti inquilini; le meraviglie del contratto d’affitto: siccome troverai la casa che è un cesso, la puoi lasciare così!

Ora, a Cincinnati sul contratto c’era scritto “nome e cognome del Pucciu+Fede”, e non si capiva se fossi il suo pesce rosso o cosa, e si specificava pure con che prodotto pulire il forno prima di lasciare la casa, però, a pensarci bene, mi sembra ora una grande civiltà.
Il dirimpettaio, di cui il Pucciu mi ha elencato almeno tre diverse nazionalità, è molto gentile e fortunatamente parla inglese. Certo, è anche un po’ italiano. Tutti sono un po’ italiani.
L’altro vicino – che è forse uninazionalità, che banalità! - ci ha avvertito: non lasciate niente sul ballatoio, rubano tutto!

Anche la bombola del gas vuota?

Anche. Infatti, il tizio che porta le bombole piene ci porterà anche un bel catenaccio.

Ma, la nostra biancheria stesa ad asciugare? Mi sequestreranno le mutande?

No (un po’ mi spiace, il furto degli slip è un toccasana per l’autostima)
Il neon in casa in Israele è apparentemente à la page. Davanti allo scoramento del Pucciu gli è stato detto: “Perché, non ti piace?”
Ma il pucciu, faro nella nebbia del mio pessimismo, mi prefigura meraviglie, la casa sarà molto carina una volta che la sistemeremo. Inoltre, con il suo fare da agente segreto mi assicura: “Siamo vicinissimi a due posti tatticissimi!” Trattasi di bordelli, ristoranti, banchi del mercato, boutiques di alta moda? Non si sa, lo scoprirò da sola tra uhm, meno di una settimana.

venerdì 30 gennaio 2009

Se bastasse un lampione

Adesso che il tema della violenza carnale sulle donne è drammaticamente attuale, si cerca di correre ai ripari con tutta una serie di interventi: quali taxi notturni, più finanziamenti ai centri che si occupano di accogliere ed assistere le vittime di stupri e l'installazione di lampioni.

Tutto bene, per carità. Ma mi torna in mente quel poliziotto messicano che in classe ci disse, a proposito dei numerosissimi e feroci femminicidi di Ciudad Juarez (secondo varie stime, si arriva a quasi 1000 donne tra morti accertate e persone scomparse dal 1993 a oggi), che sarebbe bastato illuminare un po’ di più le strade.

Chapeau.

Il caso di Ciudad Juarez è estremo, perché si intrecciano vicende di guerre tra bande, di traffici di droga etc. ma illustra bene un paio di punti. In una situazione in cui le donne sono costantemente sfruttate nelle maquiladoras – che per la grande maggioranza sono di proprietà nordamericana, courtesy of NAFTA - dove in fabbrica si organizzano concorsi di bellezza e si incoraggiano le ragazze a truccarsi e a essere carine, dove le donne, in una cultura molto machista, spesso sono quelle che mettono insieme il pranzo e la cena con le conseguenti tensioni a livello familiari, un lampione in più non basta.




In una società così, dove una donna è spesso considerata in un pezzo di carne al lavoro e in casa, sei già vulnerabile ad essere considerata meno di zero, e la violenza è sistematica, normale, perché è insita e in qualche modo autorizzata dal sistema stesso. E allora, molti provvedimenti presi in Italia o altrove sono insufficienti, renderanno forse le strade un po’ più sicure, sensibilizzeranno le forze dell’ordine, ma il cambiamento va fatto a livello sociale.

Educando in modo diverso bambini e bambine, sottraendosi all’esasperata sessualizzazione di tutto e tutte/i, e coinvolgendo gli uomini nella lotta contro la violenza contro le donne come alleati e non come nemici. Come fa negli USA questa associazione ed in Italia quest’altra.


Altre risorse su Ciudad Juarez:

Amnesty International

WIP Women's International Perspective

giovedì 29 gennaio 2009

Lagnans d'amour

Il fidanzato esule a Gerusalemme vive da un paio di settimane in una comune popolata da uomini barbuti e da donne a suo dire inguardabili (e certo!).

I giovani barbuti, dopo i gruppi di studio socialisti, chiedono a lui le definizioni delle parole crociate- in ebraico. Lui per ripicca gli ammanisce le sue melanzane alla parmigiana per la cena di Shabbat.

Si lagna di una cena a base di cereali. Non avvicinate i cereali al Pucciu! Si contorcerà come un verme e ve lo rinfaccerà per tutta la vita. I miei esperimenti con la quinoa sono stati tutti bocciati in quanto troppo simili alla segatura.

Comunque, da domenica sarà nella nostra nuova magione, dove lo raggiungerò l'otto febbraio. Sta già pensando a come accogliermi. Io spero solo di scendere all'indirizzo giusto di casa, sapete com'è. La mia immaginazione da orfanella mi vede vestita troppo leggera - il pucciu dice che fa caldo, ed io non mi fido!- abbandonata in mezzo alla tangenziale di Gerusalemme. Per il resto, che sia al solito: fragole e champagne, cuori giganti e lui vestito solo del suo fascino.

Poi, per non farci mancare nulla, abbiamo litigato a distanza come dei folli. Va bene la tecnologia, ma la chat di FB ha rischiato di mandare all'aria ciò che trasferimenti all'estero, distanza, una famiglia di sole donne, sfoghi allergici, stati di ebbrezza ripetuti e notti in posti pidocchiosi non avevano neppure scalfito.

Mia madre con la scusa: "se io lo attacco tu poi lo difendi!" (sottile, eh!) ha persino preso le difese del Pucciu mentre sproloquiavo e tiravo oggetti. La verità è che una mia rinuncia alla partenza avrebbe gettato la mamma e sorella nel panico più nero.
Infatti la sera, mentre sono a letto mia sorella prende le misure della stanza sostenendo: "ecco dove hai la testa adesso ci sarà il mio angolo cottura".


Infine, io resisto a mio nonno che si lagna giustamente della Chiesa cattolica e di sui esponenti, ed inoltre vuole a tutti i costi convincermi a diventare atea. Ora, già ho una personale minimale dottrina religiosa fatta di tre dogmi tre, proprio ora che vado a Gerusalemme, dove per sistemare il
ginepraio di rivendicazioni sulla città si era persino proposto di attribuirne la sovranità a Dio, dovrei diventare atea?

Eppure insiste. Sarebbe indelicato fargli presente che sentendo avvicinarsi il tramonto il mio bisnonno- suo padre- cominciò ad andare in chiesa, just in case?

lunedì 26 gennaio 2009

Leggerezza un c*zzo!

Negli ultimi giorni ce l'avevo con il Papa e con cardinali vari, chè secondo me quando aprono bocca Dio li guarda e scuote nervosamente la testa.

Lo confesso, il Papa era il primo della mia black list. Con quella boccuccia tirata, quel fare stizzoso e quella mentalità da Medioevo, state sicuri che va incontro ad una pessima reincarnazione.

Ma ora, grazie all'ineffabile capo del Governo ed alle sue battute - che vogliono solo celebrare la bellezza delle donne italiane ed invitare alla leggerezza su un argomento che peraltro con la leggerezza ci va a nozze, le mie priorità sono di nuovo cambiate e l'idea di una feroce dittaura femminista mi attira sempre più.

Scusate, ma a questo punto è evidente che la democrazia non funziona molto bene.

venerdì 23 gennaio 2009

Io dico solo il mio pensiero

Confesso che ho peccato. Oltre ad aver ingurgitato nervosamente del gelato buonissimo facendone una zuppa nel microonde – Pucciu lo so che invece TU stai dimagrendo - ho guardato un pezzo di quella folle trasmissione con la gente rinchiusa in una casa partorita da un architetto sotto effetto di allucinogeni.

Mia sorella, quando la vergogna provata nei confronti dei partecipanti ha raggiunto l’apice, mi ha sussurrato: “ma Fede, forse a noi non piace affatto perchè siamo piemontesi?”

E mi chiedo: sarà quell’essere falsi e cortesi, o “ipocriti per eccesso di gentilezza” che ci rende geneticamente difficile aderire al credo televisivo “io sono vera/o e dico solo il mio pensiero”?

Purtroppo, tesoro, il tuo pensiero fa schifo.

O meglio, è espresso da schifo.

Una partecipante è stata accusata dall’arcigay di essere omofoba. Si è infatti lasciata andare a dichiarazioni confuse su cosa sia normale e cosa no in termini di tendenze sessuali, e si è riferita ai gay come a “f*oci”
Onestamente, più che il dolo, ci ho visto confusione e la dialettica di un adolescente beccato a leggere Pla*boy dalla madre femminista - lo so, lo so, ma è un mio incubo ricorrente.

Alla richiesta della conduttrice di esprimersi meglio sull’argomento e sostanzialmente di discolparsi, la partecipante astutamente prendeva tempo chiedendo ai suoi compagni di sventura che cosa volesse dire omofoba.

Si discolpa e dichiara di essere tutto il contrario (chiediamole il contrario di omofoba, tanto per curiosità) e le dispiace di essere “uscita” così.
Ed ecco che “esce” la sua giustificazione: e qui la volevo, qui casca l’asino, le braccia e varie altre appendici, sappiate che… il suo migliore amico è gay!

Anzi, lei è adorata dai gay! Meravigliosa.

L’assioma allora è: se hai un amico gay non sei omofobo/a e se Vladimir Luxuria vince a quell’altra trasmissione l’Italia ama i transgender.

Comunque, io ho detto solo il mio pensiero.

martedì 20 gennaio 2009

L'Unità

Mi aveva fatto un po' incazzare, perchè non si può essere la prima direttrice donna de L'Unità e approvare questa pubblicità:



Però grazie all'indicazione di un'amica che mi ha segnalato questo
mini dossier agghiacciante sulla violenza domestica in Italia, forse Concita ed io faremo pace.

Non è poco, specie dopo che una ha sentito la nostra ministra delle Pari Opportunità dire che le prostitute è meglio che si prostituiscano a casa perchè se una è aggredita in casa i vicini chiamano la polizia; le donne struprate e menate in casa evidentemente non urlano abbastanza forte.

lunedì 19 gennaio 2009

Con quella casa così mediorientaaaleeeeeeeee



Una Fede esaltata e scondinzolante: Mamma, guarda la foto della nostra casa da fuori e sul tetto c’è il nostro terrazzo!

E sul terrazzo metterò gelsomini, lavanda, piante aromatiche, ci farò un orto e un gazebo meraviglioso e torce e ci farò lo yoga tutte le mattine e sarà il nostro Eden e il Pucciu il mio Adamo…

Una mamma abituata al barocco piemontese: Ma sta su? E cercando di recuperare: Molto pittoresca, e si addice al tuo casino.

Pensandoci bene, il fatto che il Pucciu al telefono continui a dire che quando la metteremo su con le nostre cose sarà molto carina comincia ad insospettirmi.

Ma io già la amo. Dal cortile si entra direttamente in un mercato bellissimo, e quando ceneremo sul terrazzo vedremo le stelle (e qualche antenna parabolica).

Ci saranno gli scarafaggi?

Mentre ci penso vi segnalo Reset DOC ed i suoi interessanti articoli su Israele e Palestina.

venerdì 16 gennaio 2009

Devi furgià!



Ero a pranzo in una piola (=vecchia osteria piemontese) con mia sorella, mia zia ottantenne ed una sua amica ottantacinquenne. Tutto sembrava tranquillo, fino alla pronuncia disgraziata della parola “maternità”.
E fu l’inferno. Saputa la mia età (ventinove anni, lo ricordo a tutti) l’amica della zia perde momentaneamente l’uso della lingua italiana per buttarsi nel dialetto stretto e comunicarmi che: “Sei vecchia! Devi furgià!(=fare figli) Che fai con tuo moroso? Conti le stelle?”

Mi abbandono per un attimo alla romantica visione mia e del Pucciu che contiamo le stelle, anzi di me che le conto, sbaglio il conto e di lui che mi corregge: “Ma Fede, sono un milionecinquecentomilasettecentoventitrè! Non le vedi? Non comprendi la matematica, la fisica e la chimica! Al classico non hai fatto nulla!”

Accantonato l’incubo, mi difendo con la promessa - fatta a questo punto anche ai proprietari della piola che come un coro greco mi invitavano anche loro a furgià - che magari tra un paio di anni…Incauta! Si scagliano a quel punto contro mia sorella, che pure lei è vecchia e deve furgià.

Veramente lei avrebbe sei anni meno di me e benché a tratti sogni di essere una ragazza madre, oggi saremmo qui solo per mangiare un piatto di gnocchi.

Comunque, questa introduzione era tutta un inganno per un’osservazione femminista sulla “lotta” sulle/tra le madri e su come una dovrebbe essere madre.
Dunque, Rachida Dati in Francia partorisce ed il suo rapidissimo ritorno al lavoro viene visto o come simbolo di grandissima emancipazione, o come chiara indicazione della snaturatezza della maman.

Come giustamente ha osservato qualcuno, nessuno se la prenderebbe mai se un uomo, avendo avuto un figlio/a se ne andasse al lavoro anche solo un’ora dopo la nascita della creatura e che il problema reale è che i ritmi di lavoro (e non solo quelli) sono tarati sugli uomini.

Però, sarebbe anche giusto ricordare che ci sono madri che tornano subito al lavoro perché non possono fare altrimenti e darebbero la mano destra per stare a casa, ma che esistono anche le madri che al lavoro ci tornano in fretta perché gli piace, perché hanno qualcuno che si occupa del pargolo e perché magari all’idea di stare a casa tutto il giorno con un infante con le coliche si sentono tremare le vene dei polsi.

Devono per forza essere colpevolizzate? La signora in questione avrà un esercito di baby sitters, il tempo per stare con la figlia lo troverà e mi sento sicura nell’affermare che la bambina non dovrà scaldarsi il biberon da sola mentre mammà è al Ministero.

Sarà traumatizzata da grande? Di questi tempi, se non lo sei, sei out.

L’argomento materintà/lavoro è peraltro stato oggetto di dibattito caliente anche tra le femministe: per esempio qui
e qui. Sappiate infatti che anche le femministe “furgiano”- e si sentono in colpa.

mercoledì 14 gennaio 2009

Gerusalemme, un terrazzo e qualche sparo di gioia

Il prode Pucciu mon amour, messo nelle mani di un agente immobiliare romano, a quanto pare ci ha trovato casa vicino ad un mercato bellissimo, Mahane Yehuda.
Compreso nella casa c'è un terrazzo solo nostro sul tetto di 40 mq. Più che romantiche cenette a lume di candela, per ora sogno coltivazioni estensive di pomodori, gelsomini ed erbe. Sono decisamente prosaica. Ma siccome per ora non è confermato, pensate ai miei pomodori, commuovetevi e spedite pensieri positivi e preghiere di ogni confessione a questo blog, anche garbati insulti. Quel che non ammazza, ingrassa.

La situazione nella città è sicuramente diversa da quando ci siamo andati otto fa, poco prima della seconda Intifada. Allora eravamo ospiti di un'amica di amici italiana e alloggiavamo a Abu Dis, un villaggio palestinese di Gerusalemme Est. La notte ci svegliava il richiamo alla preghiera del muezzin e ci godemmo anche la vista di un matrimonio tradizionale, con tanto di spari (in aria). E una vecchietta ci regalò anche una testa d'aglio, un'altra coltivazione che potrei mettere sul terrazzo.

Ricordatevi dei miei pomodori e leggete questo articolo sulle richieste dei movimenti pacifisti femministi.
(aspirante) contadina sì, ma devota alla causa, sempre!

martedì 13 gennaio 2009

Settembre 2008-Gennaio 2009: Del perchè sarò grassa ma felice

Fox e Branko dicono che il 2009 sarà un anno interessante per i gemelli come me, salvo il fatto che avendo Giove positivo, oltre a tanta fortuna si accumula tanta ciccia. E allora io mi sottraggo all’imperialismo militante patriarcale dell’immagine femminile (magra) e dico: che sia! Avrò il culo di un ippopotamo, ma per Dio, tra picchi di depressione cosafaròdellamiavitaiopoveraorfanella, c’è scappato molto di bello e spero altro ce ne sarà:

- dopo più di venti anni di silenzio ho avuto la fortuna di riincontrare un’amica d’infanzia. Da lattanti noi due ci picchiavamo nel box. Ora scopro tante somiglianze e la sua nonna ottantacinquenne sessuologa che vorrei conoscere. La sua teoria è agghiacciante ma ha un suo perchè: finchè il tuo uomo è giovane, stai sicura che sbaverà sempre e comunque dietro ad una bella tipa e buona fortuna nel tenerlo a freno. Raggiunta la pace dei sensi non sbaverà più tanto e vedrà te come una madre.

- Sono stata a Roma, a Venezia, e a Metato, piccolo borgo toscano da cui si vedono mare e colline. Alla festa di Natale del paese Babbo Natale era impersonato da una donna. Ero deliziata dalla queerness della cosa. Alcuni bambini no, piangevano. L’eterosessualità compulsiva colpisce ovunque.

- Ho cantato stonando con mia madre alcune canzoni di De André guardando lo speciale su Raitre. Presa dall’empatia con Fazio, quando piangeva lui veniva il groppo in gola pure a me.

- Abbiamo riproposto con successo il cenone di Natale a base di kebab e falafel. La vicina di casa saputo che era roba “araba” ha declinato l’offerta di qualche falafel.

- Chiacchiero e bevo vino rosso con le amiche ed una serata così mi rimette al mondo. Passo la notte delle elezioni americane con amici sperando e un po’ commuovendosi, anche se non cambierà molto. We did, overcome. Almeno per una notte.

- Ho letto molto, lavorato poco, cercato lavoro molto, cotto centinaia di frollini per Natale, visitato il nuovo Museo di Arti Orientali, sto studiando l’ebraico, mi documento su Israele e Palestina e tra due settimane raggiungerò il Pucciu a Gerusalemme. Il tomo femminista sui piedi bendati in Cina però non l’ho terminato. Ammettiamo pure che un intero libro sull’argomento è troppo; inoltre confondo i nomi cinesi dei feticisti dei piedi.

- Il Pucciu ancora mi tollera malgrado crisi isteriche per lenzuola perdute, perché siamo senza tetto, perché il Rossini come locale non mi piace, perché ho litigato con mia madre e mia sorella, perché non trovo lavoro, perché non è vero che sto ingrassando, perché lui è troppo ottimista, perché lui non mi telefona, perché a casa a Gerusalemme voglio un balconcino per un gelsomino, perché sì.

Poi lo stato del mondo fa schifo e l’invasione di Gaza è in fondo “solo” l’ennesima schifezza, ma per ora io me la cavo.

giovedì 25 dicembre 2008

So this is Christmas

Nevica, il conto delle calorie si è perso e l'anno prossimo a Gerusalemme.

Auguri a chi passa

lunedì 17 novembre 2008

Potrebbe andare molto peggio

A Torino è una bellissima giornata d'autunno

ho visto qualche squartamento su Ski: Law and Order - in lingua originale così non perdo l'allenamento

ho fatto una passeggiata in riva al Po

ho un incarico a tempo brevissimo, ma interessante - e lo dico pianissimo :ben pagato anche se non so quando. Lo posso svolgere da casa in pigiama con le bavette del sonno solidificate sulla faccia

penso che tra cent'anni, sul letto di morte non dirò: "certo ho fatto proprio bene a rimanere a Torino da sola invece di vivere per un po' in un paese interessante (nel bene e nel male) come Israele con il Pucciu" e lo comunico a lui che improvvisamente lamenta oscuri disturbi psicosomatici.

mercoledì 5 novembre 2008

Noi c'eravamo

"[To] all those watching tonight from beyond our shores, from parliaments and palaces to those who are huddled around radios in the forgotten corners of the world - our stories are singular but our destiny is shared. A new dawn of American leadership is at hand.


E adesso speriamo.