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domenica 6 ottobre 2013

La domanda giusta (20 mesi)


Immagine presa da qui
Non ho mai avuto la vocazione della maternita' a tutti i costi: sostanzialmente volevo vedere com'era la faccenda. La Squatter ha aspettato credo due giorni prima di dire: ok, l'hai detto, ora sono tutti c*zzi vostri, sgomitare tra la fila di tranquille animine pronte ad incarnarsi e piombare nella mia panza nel periodo in cui ancora ignara della sua presenza facevo aperitivi su aperitivi. E' mancato poco che inventassimo un nuovo aperitivo, lo Squatter on the rocks.

Comunque sia, 9+20 mesi dopo, la Squatter,  da animaletto neppure tanto grazioso e' diventata una monella con i piedi sempre nudi, neri e ruvidi e il faccino da kiulo che la contraddistingue sin dalla nascita; dico solo che al nido (in un mese di frequentazione, seppur solo due volte la settimana) e' stata vista sorridere quasi 2 volte.

Io non son diventata piu' saggia, o piu' furba (solo piu' figa, per via dell'aura della santita' maternita') ma mi sono scontrata mio malgrado con LA domanda che rimbalza di magazine in magazine, di post in post, etc. etc. nel magico mondo del parenting/mothering e non solo: 

Can you have it all? (in primis carriera e famiglia, e a seguire: amici, partner, tempo per te, per la famiglia, per l'amante, per il volontariato, lo sport, la cucina, il fai da te, il giardinaggio, il sesso, etc.)

Risposta lunga: leggetevi cosa ne pensa Anne-Marie Slaughter (lungo articolo in inglese, si trova tradotto su un vecchio Internazionale, molto criticato) un sunto in Italiano della questione nel Post;  il fenomeno delle retrowivesun punto di vista maschile e secondo me il meglio e la parola definitiva sulla questione: Non puoi avere tutto, ma a chi importa?

Risposta corta: No, avere tutto non e' neanche possibile in una vita senza figli e famiglia, concentrato/a sul tuo ombelico, perche' il tempo e' una risorsa finita. Se fai una cosa non ne fai un'altra e alla fine se puoi scegli, e se non puoi scegliere, poche pippe e galoppi.

Puff.

E quindi mi sembra che una domanda meno ansiogena sia questa: Are you having fun?

Di solito mi pongo la questione ricoperta di avanzi di cibo, macchie di incerta provenienza sulla T-shirt (tuttavia: se sembra cacca e puzza di cacca, mi spiace, e' cacca) e con nelle orecchie il trapanante mantra mamamamamamamamamamamaamam della bestia

Quindi, dicevamo, il divertimento:

Quello stupido, che so, lo zampillo di latte incontrollato dalla tetta che centra l'infante nell'occhio e ti viene la ridarella;

Quello spirituale, nel week-end "yoga in campagna" dove il kombucha non si trasforma in alcool malgrado il desiderio/bisogno sfrenato di un bicchiere tuo e di una compagna di avventura. Compagna  che peraltro ora parte per una nuova super avventura e prima ero lontana io, ora e' lontana pure lei e lontano piu' lontano fa lontanissimo e accidenti, avercelo un kombucha da bere assieme.

Quello post-traumatico, che a volte ridi un casino nei tuoi giorni peggiori;

Quello riconciliatore, quando vorresti uccidere il Pucciu torturandolo lentamente, ma poi lo vedi tornare dal barbiere con un taglio da gangsta-rapper, una basetta gonfia e l'altra sgonfia e la barba improponibile e scoppi a ridere e ti dici che Dio c'e' e lotta con te. 

E poi, altre cose che ho imparato in questi 20 mesi:

Puoi nutrire una gagno a vegetali, roba integrale biodinamica, ovetti cacati da una gallina massaggiata tutti i giorni con olio di mandorle bio, mangiarini santi, ma quando sentira' il gnik gnik dell'apertura della scatola di polistirolo del gelato, non ci saranno c*zzi per nessuno. Il suo DNA le sta dicendo, anzi urlando, di perdio attaccarsi come una cozza a quell'alimento sconosciuto e che non se ne pentira'.

Che la Squatter, la stessa che adora quelle mini macchinine di plastica in cui si entra dentro, ma poi non le sa far muovere e rimane accasciata sul volante o si investe da sola, che vigliacca se abbina le forme giuste (triangolo e triangolo etc) e' poi capace di biascicare: mama-vino e papa'-birra abbinando perfettamente a ciascuno il proprio bicchiere, riempiendomi di materno orgoglio.

E poi basta.

Speriamo che basti, almeno fino ai 21 mesi.

lunedì 8 aprile 2013

Come (forse) ti mino il capitalismo 1: fotoromanzi e fantasmi ordinati

Per parlare di radical homemakers, perche' cosi' mi punge vaghezza, pensavo ad una cosa tipo soap opera o fotoromanzo a puntate, siccome mi tocca partire dalle/dai casalinghe/i classiche/ci per poi metterci dentro Gandhi per motivi miei, il femminismo, e poi a bomba ripiombare sul sistema capitalista e vedere se effettivamente il radical homemaking puo' essere una buona strategia contro il Sistema.

Che poi, i fotoromanzi: da bambina li incrociavo ogni tanto dalla parrucchiera, e gia' allora mi stupivano alcuni aspetti. Esempio: foto di quello che vi sembra la cucina e tinello con pattine di vostra nonna Abelarda e commenti dei protagonisti -con espressioni fisse ma che voglio trasmettere stupore e meraviglia: "che casa lussuosa, che magione." Come si dice in piemontese: "esageruma nen".

Lussuosa magione alle 10 del mattino, la cameriera e' in pausa-treno

E ora, la classica casalinga (o casalingo), iniziale protagonista del delirio a puntate. E stranamente, le prime immagini che mi vengono in mente sono di uomini. Prendiamo mio padre, una domenica mattina di quando eravamo piccole. Ora, la domenica gia' mi angosciava, ma quando si incrociava papa' in maglietta bianca, jeans, straccio della polvere nella tasca dei pantaloni ed un odore di alcool che ti ammazza si sapeva che 1) era nervoso 2) spolverava sicuramente gli Harmony.

La discrezione mi impedisce di dire a chi tali Harmony appartenevano, ma a otto anni qualche Harmony alla fine lo avevo letto pure io, e dopo averne letti due, avrei potuto scriverne uno io. Non per genialita', ma perche' l'Harmony aveva uno schema fisso, tipo quello di Propp per le favole.

Il classico: Lei e' ingenua, vergine, povera preferibilmente, o moderatamente ambiziosa ma non troppo. Incontra Lui che pare stronzo ma non e'. Lei dopo tanto pensare va con Lui e tocca il cielo con un dito. Poi l'Equivoco: tipo Lui sembra di nuovo stronzo, oppure lei scopre un segreto di lui (tipo e' ricchissimo e invece lo si pensava povero, (life is a bitch, eh), e' sparito ma solo per curare orfanelli). L'Equivoco grazie al cielo si risolve, ritoccano il cielo con un dito, si sposano, o comunque balena il brillocco al dito di lei e FINE. Parlo degli anni '80, ora probabilmente c'e' piu' varieta'.

Avrei potuto farcela.

Oltre a spolverare gli Harmony, papa' metteva tutto a 45 gradi. E ti beccava le cose spostate di qualche grado. Insomma, puliva sul pulito, ma sull'ordine era il re assoluto. Ho avuto il dubbio, e con me mia sorella, che fosse tornato sotto forma di fantasma per mettere a posto un gioco della Squatter che trovavamo sempre a posto ma nessuna di noi l'aveva sistemato.

E ci dicevamo: Miiiii e' papa', l'ha messo a posto lui,vero? 
E io: ma sai che secondo me mi ha fatto pure partire un video di You tube nel pieno della notte?
Poi e' arrivato il Pucciu, individuo arido e senza fantasia: Siete sceme o cosa? Lo metto a posto io ogni sera.

E qui, che ve lo dico a fare, entra in scena il secondo casalingo della mia vita.

Ma alla prossima puntata.

martedì 26 marzo 2013

Dimmi dove la fai e ti diro' chi sei

Dunque, erano i bei tempi del master a Cincinnati, che mi godevo da attempata studentessa, scrivendo papers in una trance mistica data da vino rosso e disperazione da scadenza, costringendo il Pucciu a fare il mio correttore di bozze.  Cio' comporto' un mio discorso di ringraziamento per un premio del dipartimento dove dovetti confessare il suo ruolo  e chiedere per lui almeno un titolo onorario in Women's Studies. Cosa di cui il Pucciu si vanta tuttora.

Tuttavia, nel mio mondo dorato di allora irruppe come una meteora Elisabetta Gardini, la monachella infilzata della politica. Erano tempi gioiosi: tutta sconvolta denuncio' il fatto che Vladimir Luxuria, allora sua collega, uso' il bagno delle femmine al parlamento etc etc. Ne segui' uno scambio di mail tra me e diciamo lei o chi per essa. La sua risposa fu abbastanza allucinante,  ovviamente.

(Ora che ci penso, ma Elisabetta che fa? Dov'e'?)

Immagine presa qui
Adesso, ormai ancora piu' attempata e saggia madre di famiglia, sobriamente sobria (cheppalle), pensavo di essermi lasciata questioni di pipi' e bigoli o non bigoli al vento alle spalle, salvo per i pannolini della Squatter, ma la vita e' fatta di corsi e ricorsi. E giusto in questi giorni e' saltato fuori tale John Kavanagh, legislatore repubblicano (Arizona) che ha proposto una legge che -se approvata- renderebbe illegale usare toilette, spogliatoi, etc alle persone che si identificano con un sesso diverso da quello dichiarato nel certificato di nascita. Insomma, se sul tuo certificato sei uomo, ma ti identifichi e vivi come donna, e viceversa, devi comunque usare le strutture per gli uomini. Cio' di fatto discrimina le persone transgender, considerato -tra le altre cose- che non e' sempre facile ne' possibile cambiare il proprio sesso sul certificato di nascita.

La votazione della legge per ora non e' stata fatta, proprio per le proteste di attivisti transgender. Tra l'altro, ci si interroga sulla questione della potty (=vasino) police. Anche perche' chi ti controlla il certificato di nascita quando vai in bagno?

Mentre alcuni stati USA si sono dati leggi che proibiscono la discriminazione delle persone transgender, in Colorado a una bambina identificata come maschio alla nascita, ma che si identifica appunto come bambina e' stato proibito di continuare ad usare i bagni delle bambine a scuola, con la scusa che crescendo, pure i genitali crescono e vi puo' essere imbarazzo per gli altri bambini e bambine. La famiglia ha denunciato per discriminazione il distretto scolastico, che per ora si rifiuta di mediare.

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Ora, saro' distratta io, ma che c*zzo succede nei bagni che uno deve fare riferimento al certificato di nascita per andare a fare la pipi'?

Per esempio, io vorrei tanto intavolare con le mie compagne di pipi' delle conversazioni sulla lingerie, organizzare sfilate di intimo, o almeno confronti onesti sui mutandoni della nonna post partum che non abbandoni perche' in fondo ti fanno anche da canottiera e tengono un bel calduccio, ma stranamente ognuna entra, si chiude nel bugigattolo, esce e ritorna alla propria vita.

E nel bagno dei maschi, anche li' se proprio non stai a guardare non vedi il pirillo del tuo compagno di pipi'. Cosi' dice il Pucciu.

Insomma, come dissi gia' nel lontano 2006, che ti toglie qualcuno che usa il bagno delle donne o degli uomini perche' si identifica come tale, certificato o non certificato di nascita?

Nel dubbio, io a Kavanagh regalerei "Chi me l'ha fatta in testa", cosi' per rallegrarlo un po': magari con la cacca sulla testa  gli passa la voglia di legislare sulla pipi' altrui.


domenica 9 settembre 2012

Io, la Squatter, e la mom in chief

Appena nata la Squatter, pensai: ecco adesso saro' per sempre la "mamma della Squatter", quel piccolo essere color marron glace', con la testa da ET, gli occhi gonfi e ricoperta di meconio - che poi e' un modo scientifico di dire "la prima cacca del neonato". 

Non era bellissima, non so se si capisce.

Adesso, "mammificata" a tempo pieno da sette mesi - senza visto per lavorare, quindi con la prospettiva di essere mamma a tempo pieno ancora abbastanza a lungo - faccio ancora fatica a pensare di essere davvero sua madre; guardo quei nove kg di faccino da kiulo e mi dico: ma davvero questo boghetto l'ho fatto io?

E non riesco a pensarmi come "mamma" in primo luogo. Neanche come moglie, guardando i 75 kg di Pucciu, ma almeno lui so per certo di non averlo fatto io. E del suo meconio non so nulla.

Immagine presa qui
E poi abbiamo Flotus - che non e' il nome di un cagnolino di quelli isterici - ma la First Lady of the United States, avvocato di successo e molto altro nella vita pre-Casa Bianca, e attivissima First Lady. Qualche giorno fa ha fatto un discorso alla Convention dei Democratici in cui ha parlato - distaccandosi dalla tradizione che vuole il discorso delle First Ladies o aspiranti tale come poco politico - delle difficolta' economiche affrontate dalla sua famiglia di origine e da quella di Obama, della situazione economica corrente, della capacita' delle donne di fare autonomamente le proprie scelte relative al proprio corpo e alla propria salute (quasi rivoluzionario eh, data l'aria che tira...) sostenendo che: "So, in the end for Barack, these issues are not political. They're personal". Personale e' politico, ricorda qualcosa?

Nelle conclusioni ha poi affermato che: "You see, at the end of the day, my most important title is still mom-in-chief (mamma in capo)", contrapposto al titolo di Potus, che e' Commander-in-chief.

E cio' ha causato un po' di agitazione nel web: perche', si chiedono alcune femministe, una donna come Michelle, che ha fatto tutto e di piu', guadagnato a lungo piu' di suo marito, deve poi sempre andare a parare sulla maternita'? Gli uomini raramente si definiscono come padri in primo luogo, e soprattutto in setting formali questa identita' non e' centrale. E cosi' via. In parte e' stata sicuramente una strategia per rassicurare gli elettori sulla "normalita'" della first family e anche un modo di rispondere a stereotipi che vogliono le donne afroamericane come cattive madri, perche' non basta un presidente afroamericano per dimenticarsi del razzismo.

Tuttavia, come hanno rilevato altri, che male c'e' se, tra tanti ruoli che una donna ricopre, decide di "indossare", strategicamente o meno, temporaneamente o meno, quello di madre? E perche' definirsi primariamente come madre spesso viene visto come svilente? Sara' che e' un lavoro di fatto non pagato? Oppure, non e' quasi liberatorio vedere una donna di successo cosi' sicura di se' da decidere senza se e senza ma di definirsi solo come madre?

Intanto, comunque la pensiamo noi: Yes, she can.

domenica 2 settembre 2012

A squatter's world - domande e risposte



 Intervistatrice: Cara Squatter, siamo arrivati ormai ai suoi sette mesi, potrebbe raccontarci com'e' la sua vita da infante a questo punto?

Squatter: Guardi, al momento, come dicono qui negli States, "my hands are full" oltre ai soliti impegni di routine delle poppate, gioco, apparizioni via skype in diretta con l'Italia, etc., mi sto impegnando sul fronte denti e svezzamento. Tuttavia, essendo una bambina precisa, mi piace darmi ogni mese un tema. E per il settimo - che e' pure un numero evocativo, il tema e': Devastazione.

I. Puo' spiegarci meglio?

S. Certo: devastazione quando mangio - mi vanto di avere un seggiolone che, pur essendo stato usato per poche settimane, appare provatissimo, con incrostrazioni di cibo che daranno da lavorare agli archeologi del secolo prossimo - e poi devastazione nel movimento. Ho rinunciato a perfezionare il gattonamento - salto come una rana - e mi sto dedicando a tirarmi su in piedi, ovunque. Il mio potenziale devastatorio e' cosi' massimizzato. Mamma e papa' sono contenti: quando cerco di buttarmi giu' dal letto o dalla vasca da bagno dicono sempre parole tipo ma porc...

I. Data l'intensita' delle sue giornate, immagino che la notte dormira' di un sonno profondo.

S. Manco per niente. Mi vanto di svegliarmi, seppur brevemente, da 1 a 3-4 volte per notte. Mi lasci dire che trovo il dormire ininterrottamente una cosa da bambini debosciati e imborghesiti. La nonna mi diceva via skype di una bambina mia coetanea, sua vicina di ombrellone, gia' svezzata e che dorme senza svegliarsi 12 ore per notte. 

Sbagliato.

Ora, a parte che questi colleghini fanno una brutta pubblicita' a noi nottambuli, poi viziano i genitori. Il genitore deve essere sempre pronto e scattante, non deve rilassarsi mai!

I. Co-sleeping o stanza da sola?

S. Co-sleeping, ovviamente. Tengo particolarmente a piantare i piedi sulla pancia di mia madre e i gomiti sul costato di papa'. Spesso vengo scaravoltata a tradimento nel lettino.

I. Metodo educativo favorito?

S. Una forma aggiustata di "Cozza parenting". Non approfondisco, che la mamma se vi va male poi ci scrive un post.

I. Letture favorite?

S. Al momento ho potuto addentare qualche libro di mamma, prima che se ne accorgesse; per finezza della carta e sapore consiglio i libri di Alison Bechdel; anche a mamma sono piaciuti, ma sono da grandi anche se hanno le figure. Mi piace anche leggere sul computer di papa', ma siccome vorrei distruggergli tutti i tasti, non mi lascia fare. Se no, proprio per infanti consiglio il bellissimo Farm animals, con illustrazioni meravigliose.


 I. Obama o Romney? Cosa la preoccupa per il prossimo futuro?

S. Gli infanti sono per natura dei democratici, quindi la sua domanda mi offende. Sono cittadina americana, suddita di Obama, e faccio parte dei Babies for Obama - dovrebbe arrivarmi tra poco la magliettina. Aggiungo solo che questa campagna elettorale e' anche basata su una vera e propria guerra sui diritti delle donne, quindi Romney e Ryan mi preoccupano molto. Ah, un'altra cosa che mi proccupa e' il fracking, che e' legato all'estrazione di gas naturale ed e' un vero problema anche qui in Pennsylvania. 

(Va bene mamma? Me la dai la tetta che ho detto giusto?)

I. Parliamo dei suoi genitori. Cosa fanno e come si trova con loro?

S. Papa' fa il prof, ultimamente si occupa di fantascienza e religione. Dice spesso parole tipo: Battlestar Galactica, transumanesimo, Philip K. Dick, gnosticismo etc. Mamma sta con me, attivita' che deve metterle molta sete, perche'  quando papa' arriva alla sera lei gli dice sempre: "Dammi da bere!"
Per il resto sono disfunzionali, ma mi trovo bene.

I. Cosa vuole fare da grande?

S. Uff. Allora, se mamma e papa' non si bevono i soldi del college, andro' al college.
Mamma dice che pero' c'e' il rischio che da ingenua americanina mi innamori a sedici anni di un italiano - lei dice di un truzzo mannaro - che non so cosa sia - e scappi con lui. In quel caso, non so cosa faro'. 

I. Ultima domanda:mai piu' senza...?
S. Pannolino. Si fidi.

mercoledì 29 agosto 2012

Piangere sul latte (femminista) poppato

Sorry, vi tocca. Ho due neuroni che cozzano l'uno contro l'altro e a tratti producono scintille femministe.

Seguendo il mantra "breast is best" (la tetta e' meglio) - e qui lettori, amici, parenti o tapini che siete finiti qui digitando zozzerie assortite, vi vorrei agganciare per portarvi poi alla fine del post, in un delirio di allattamento, femminismo, feticismo e gelati - allattiamo la squatter al seno.  Il plurale non e' un caso, data la faticaccia che e' costata ad entrambi la vicenda, soprattutto all'inizio.

Immagine presa qui

Anzi,  il Pucciu da sobrio accademico e' diventato un caliente lactivist: "perche' all'ospedale ti danno il latte artificiale da portare a casa, e in queste condizioni, e' come dare crack a un drogato!!!"

Devo dire che il puccetto ha anche funzionato molto bene come forza della ragione nei momenti neri:

"Presto! scongela quel latte tirato, non ho abbastanza latte, la bambina morira' di fame"
oppure:
"oh mio Dio la Squatter ha messo su mezza oncia in meno del previsto, il pediatra ci fara' un mazzo cosi'!!"
Fede, Ma mezza oncia sono 14 grammi. 
"Ah".
Imparare il sistema di misurazione di qui no, eh.

Ma torniamo alla tetta, che e' un interessante esempio dei tanti paradossi di questo paese (ma non solo) e di cio' che ci si aspetta in generale dalle donne e madri pur senza creare condizioni favorevoli a livello sociale: breast is best, si, ma ti danno il latte artificiale in ospedale da portare via con te quando sei esausta per il parto, non dormirai per mesi, ti verra' da piangere ogni secondo, e le tette saranno doloranti, breast is best ma allattare in pubblico non e' molto ben visto, la legislazione in merito varia da stato a stato e sono noti casi di ristoranti che hanno chiesto a donne che allattavano di coprirsi e/o di allattare altrove,  limitandone diritti e liberta' di movimento, breast is best ma dopo 6 settimane puo' essere che gia' ti tocchi tornare al lavoro a tempo pieno, dato il (non)welfare che (non) c'e' qui, e dunque ci va moltissima forza di volonta' , tempo, e datori di lavoro comprensivi e/o illuminati per tirarsi il latte e continuare ad allattare al seno la creatura.

Insomma, tetta si, ma a casa tua o comunque dove noi -bigotti- non possiamo neppure intravvedere un pezzetto di capezzolo.

E se non allatti al seno (perche' non vuoi, non puoi, ci hai provato ma e' stato un massacro) ? Eh egoista che non sei altro, non lo sai che breast is best?

Vi pare giusto? A me no. Vi pare che cio' riguardi la causa feminista? Qui rispondete in coro: SI!

E infatti, si. Perche' sono questioni che riguardano le scelte delle donne, il corpo delle donne, e costrizioni a livello socio-economico; solo se si lavora sul contesto piu' ampio  e sull'uguaglianza certe aberrazioni - che qui nell'impero del male sfociano nell'abuso-possono essere in qualche modo domate.

Tuttavia, lontano dagli occhi ma evidentemente vicino ad altri organi - pare sia nato un commercio di latte materno per feticisti. Qui se ne parla un po'. E per i foodies estremi, chi non vorrebbe assaggiare il gelato al latte materno? A Londra un piccolo intraprendente  gelataio ha creato il gusto Baby Gaga, andato esaurito in pochi giorni.

Immagine da npr.org
Lady Gaga non e' stata felice di cio'.

La conclusione? Breast is best, e' personale, ed e' politico. Sapevatelo.

domenica 26 agosto 2012

Ma e' un maschietto?


La squatter, come quasi tutti bambinelli molto piccoli, non e' mai stata subito riconoscibile come bambina, e noi da bravi genitori femministi (si! ancora! per sempre!pipponi femministi in arrivo!) sin dalla nascita ci siamo buttati su colori gender neutral per il suo abbigliamento.

Un paio di volte le abbiamo messo un vestitino, che le abbiamo subito levato in quanto la gagnetta - con la faccina da kiulo che e' la sua espressione tipica e quattro capelli in croce - era davvero poco credibile. Ora un po'di piu' e viene definita in queste rare occasioni il "femminone".

Poi le cosine rosa sono arrivate e naturalmente gliele abbiamo messe; segnalando quindi la sua femminitudine con qualche accessorio, tipo il cappellino contro il sole. Poi a noi piace di piu' il blu, che vi devo dire. E non ci turba che la scambino per un bambino.

Comunque sia, l'immaginazione del pensionato medio torinese e' arrivata dove noi neanche potevamo pensare.

"Ah che bel maschietto"
Grazie, si chiama Squatter, e' una bambina
"ahhhh, l'avevo pensato all'inizio, che ho visto il cappellino rosa"
(bravissimo!)
...poi pero' ho pensato che quello blu fosse sporco e allora le aveste messo quello rosa
(...)

Al mercato del paesello, gentile signora Amish che ha seguito la sequenza panza-nascita:

"Ah, ciao sei tornata"
Si, buongiorno
"Ma hai anche un maschio? Dov'e' la Squatter?"
(...)
 
Non ce la possiamo fare.

giovedì 8 dicembre 2011

Waiting for a squatter

Abbiamo devotamente divorato e digerito il tacchino di Thanksgiving ed il giorno dopo (25 novembre) il sindaco della nostra ridente cittadina, su una gru, affiancato da Babbo Natale augurava a tutti Buon Natale, Buone Vacanze e Buon Anno! E si e' levato il fastidio. Ci mancava Buona Pasqua, ed eravamo a posto.

Parte del "sistema c*letto" della squatter

Noi, a questo punto, a 33 settimane, cominciamo a fare il countdown per l'arrivo della squatter, che culminera' sabato con corso prenatale intensivo di 8 ore e martedi' prossimo con corsetto su allattamento al seno a cui partecipera' anche il Pucciu, che si chiede ancora come ha potuto dirmi di si.

Squatter etno-flashdance: scaldagambe e scarpettine kimono, ma somigliano a dei ravioli

La panza e' ormai argomento di conversazione: all'incontro con un astrologo elogiato da Rob Brezny, il vate di Internazionale, una signora mi chiede se voglio andare a farmi firmare il libro del suddetto prima di lei, che "magari partorisci" (in 5 minuti che aspetto?)

Per un attimo ho accarezzato l'idea di dare alla luce la squatter tra erbe ed incensi con l'assistenza di un astrologo che vive a Cuzco, la resident witch e l'insegnante di Yoga Kundalini.

Poi mi sono immaginata lo scientificissimo Pucciu (che studia misticismo ebraico!!!!) morirne di crepacuore. Uff, non si puo' mai fare niente di divertente.

Squatter bon chic bon genre: sara' una yankee sbracata, ma lavoriamo sulle apparenze (In Threes, su Ravelry)

Naturalmente mi lamento a morte del fatto di essere una casalinga disperata e pure indaffarata, con un Pucciu che mi fa: beh, e' la vita che ho fatto io per anni, quando tu lavoravi fuori casa, non facevi un c*zzo come lavori domestici e adesso tocca a te, malefica pasticciona; tutto cio' ha di buono che ora il Pucciu e' un accesissimo sostenitore della retribuzione per il lavoro domestico.

Un femminista in piu' val bene qualche tempo di casalinghitudine.

Squatter in azzurro: gli stereotipi di genere ci fanno un baffo (puerperium cardigan, su Ravelry)

All'insegna del "usiamo il tempo per imparare qualcosa di nuovo" mi sono data alla calza. La squatter come vestitini e' ancora praticamente in mutande e pannolino, ma sulla maglieria siamo a cavallo.
Ravelry e le spiegazioni su You Tube sono la mia droga.

L'ordine delle squatter-tutine e' ancora un work in progress: dopo aver notato che i body sono pure quelli della N*stle' mi sono scazzata e mi sono buttata su un guardaroba all'insegna del "less is more" ma organic ed equo.

Poi ho fatto due conti e mi son detta che dopo tutto la squatter se e' squatter puo' pure tollerare un mix di radical-ethic-chic e di sano usato comprato su Ebay. Inoltre, le aste mi esaltano.

Quando poi stendi 50 pannolini prefolded lavabili (le faranno il sedere grosso, ma va beh) vai al colloquio con una potenziale pediatra, provi sul Pucciu la super fascia (ficherrima) e cerchi il passeggino per portare in giro le piccole terga della mini debosciata, ti rendi conto che qualcosa e' proprio tanto cambiato. E siamo solo all'inizio.

martedì 22 novembre 2011

Spiriti femministi e squatter prodigio


Quando ero piccola una prozia ci raccontava le sedute spiritiche che faceva ogni tanto, per cui da Torino alla campagna si portava dietro il tavolino a 3 gambe e poi, a volte con mia madre ragazzina, faceva sedute. Il frisson vero non era l'eventuale partecipazione degli spiriti, ma la possibilita' di essere scoperte dal mio bisnonno, che avrebbe in tal caso fatto volare tavolino, prozia, mia madre, ed anche eventuali spiriti fuori dalla finestra. L'occultismo non era proprio mainstream nella provincia di Alessandria degli anni 60-70.

La prozia era anche ferrata sui tarocchi: nei giri di tarocchi che ci faceva da ragazzine eravamo sempre piene di uomini "a cavallo" che stavano sempre per arrivare: roba che se fosse stato vero adesso come adesso avremmo un harem e una bella scuderia. Pero' su alcune cose ci beccava.


La nascita della squatter e' stata preannunciata a mia madre da un signore veggente che gira per la citta' fermando la gente e dicendo loro cose; mia madre era pure scazzata perche' avrebbe preferito qualche anticipazione piu' succosa, magari su eventuali fidanzati.

Infine, per rimanere nell'ambito occultista, l'ultimo progettino imprenditoriale elaborato su skype con un'amica e' il lancio della carriera della mini squatter come prodigio a' la polpo Paul. Se un polpo poteva predire delle cose, perche' la squatter no? Mettiamo a frutto questi vigorosi calcetti e gomitate!

Dato questo variegato retroterra (che e' solo la punta dell'iceberg, credetemi) e' appena ovvio che io sia rimasta entusiasta quando durante il corso sulla spiritualita' in America che seguo all'universita' abbiamo affrontato lo spiritualismo, riconosciuto come religione qui negli States nel diciannovesimo secolo. Una religione, che TA DAH, ha dato la possibilita' alle donne - che costituivano la maggior parte delle medium - di parlare in pubblico liberamente (sia pure canalizzando uno spirito) davanti a audiences miste.

Molti di coloro che aderivano al movimento del suffragio universale e abolizionisti abbracciarono con grande entusiasmo lo spiritualismo, che promuoveva una cultura piu' paritaria a favore delle donne e in generale di chi era emarginato. Gli stessi messaggi dagli spiriti erano piuttosto progressisti.

Certo, c'era qualche truffa e qualche inganno, ma nessuno e' perfetto.

Uno dei centri piu' interessanti dello spiritualismo in America resta Lily Dale, dove vivono numerosissimi medium certificati che soprattutto in estate accolgono torme di persone per dei consulti e dove vivi e morti a quanto pare comunicano tra loro senza fare un plisse'.

Io proponevo Lily Dale come meta per una gitarella, ma il cabbalista mi ha cassata. Peccato, potevamo fare la' il lancio promozionale della squatter-polpo.

domenica 18 settembre 2011

It's all about plastic



Non e' mesmerizzante questa copertina? e' peraltro un' astuta trappola per parlare di cose "quasi femministe". Ma si parla di t*tte, quindi lettori maschi, rimanete, se ci siete.

In questa rutilante settimana, che ci ha visti fuori a cena tre sere alla settimana, impegnati in ecografie, sferruzzamenti e letture di scarnificazioni rituali nella Sun Dance dei Sioux (siamo gente di mondo, che volete), abbiamo trovato il tempo di partecipare alla settimanale conferenza in campus, chiamata Common Hour. Un'ora in cui relatori vari discutono diversi argomenti, e alla quale tutta la comunita' del college, attirata da pizza e mele gratis, dovrebbe partecipare.

Questa settimana, si parlava di Plastica: t*tte e carte di credito, che e' un tema che per quanto di nicchia, da' uno spaccato della societa' americana e della folle tendenza all'indebitamento che si respira qui negli USA e mi sa pure un po' in Italia, almeno negli ultimi anni. Dunque, dal 1997 al 2009, le procedure di chirurgia plastica - a fini estetici - negli USA sono aumentate del 147%, con in testa procedure come iniezioni di botox, aumento del seno, riduzione del seno e liposuzione. Il 90% delle procedure sono state fatte a donne, principalmente bianche.

Naturalmente e' stato tutto allegramente medicalizzato, non e' che si hanno, che so, le t*tte che cascano perche' si sono avuti bambini, si ha una certa eta' etc etc. No, e' una patologia del seno.

Cioe' la forza di gravita' diventa una patologia. Sapevatelo.

Notare che aumentano anche le procedure a fini puramente estetici rivolte a bambini. Perche' se tuo figlio/a e' una cozzetta, vuoi non fargli la plastica prima che vada a scuola, dove i compagnetti lo/la potrebbero bulleggiare?

Ora, la cosa interessante/spaventosa, e' che le statistiche dicono che non sono i ricchi e famosi che costituiscono la maggioranza dei pazienti, ma gente che ha un reddito compreso tra i 30.000 ed i 60.000 dollari, quindi o classe (appena) media, o gente che fatica a tirare avanti con lo stipendio minimo. Gente che e' stata duramente colpita dalla crisi economica, gente che chissa' se ha un'assicurazione sanitaria.

Inoltre, grazie ad una selvaggia liberalizzazione del mercato finanziario, ci sono specifici finanziamenti e carte di credito per cure mediche che vengono erogati a chicchessia da lungimiranti societa' con tassi che raggiungono il 30%. Capace che paghi un intervento di plastica al seno (8 000 dollari) fino a 16 ooo dollari se manchi qualche pagamento. Che se io avessi un debito cosi' su un reddito di 30.000 dollari annui, piuttosto venderei un rene. Del Pucciu, ovviamente.

Anyway, cio' porta ad alcune considerazioni:

a) La chirurgia viene anche promossa cooptando argomenti pseudo femministi, tipo che se cambi il tuo corpo e le forgi, e' una cosa "empowering" e che il botox ti da' "liberta' di espressione". Mi spiace, e' molto piu' complesso di cosi'.





b) Voglio investire in quei fondi che finanziano questi interventi, perche' cari miei, non c'e' crisi che tenga. Altro che investimenti etici e super responsabili. Aiutiamo Pinca a farsi le t*tte grosse, e poi peccato se muore giovane di qualche malattia che non si e' potuta curare per via di scarse risorse economiche e della mancanza di copertura sanitaria universale: it's the market, babe.

c) Abbiamo fatto l'ecografia super dettagliata alla squatter che da parte sua se ne fregava allegramente prendendo a calci l'ecografo davanti a due genitori - noi- quasi emozionati ed inteneriti finche' dall'orripilante fangosa immagine 3D emerge un naso. Naso a patata. E all'unisono ci diciamo: ma quel naso non ce l'ha nessuno nella MIA famiglia! Poi un sospiro di sollievo.

Finche' c'e' chirurgia c'e' speranza.

martedì 30 agosto 2011

Si puo' fare




Il rincoglionimento da jet lag non basta ad attutire il colpo della rapina legalizzata subita al mercato alle 7,30 del mattino ad opera di mansueti e gentilissimi Amish che per carita' vendono verdura buona, organic, bio, santa e benedetta, ma costa un'ira di Dio.

Una commovente cerimonia in campus di accoglienza" dei nuovi studenti che si diplomeranno nel 2015.

Un Pucciu in tocco e toga, contento ed emozionato. Sotto era vestito. Non so perche' ma quando vedo uno in toga penso sempre alla nudita' sotto, come per il kilt.

Il presidente del college che chiude la cerimonia con riferimenti ai Beatles, a Jay-Z e al DJ Danger Mouse.

Il Boppy, ovviamente, fonte di sonni tranquilli nonche' di performance artistiche del Pucciu, che "indossato" il Boppy pretende di sembrare un angelo. A me ricorda Dumbo, ma comunque.

Due nuovi tomi femministi portati a casa. La squatter ed il suo micidiale carico ormonale non hanno sepolto la femminista che e' in me. Certo, evito accuratamente tutti i saggi del tipo "come ti frega la maternita'" "il mito della maternita'" etc etc...

Femminista si', masochista no.

mercoledì 6 maggio 2009

Ripensandoci

Ho gia' ripensato al matrimonio segreto a Cipro e per ora lascio la cosa in sospeso, potremmo magari rivalutare Las Vegas in futuro, ma non vestiti da Star Trek come vorrebbe il pucciu. Piuttosto che con la tutina intera e aderente mi presento nuda.

Ho anche ripensato alla mia passione per gli anni 50. O meglio, come dice il pucciu, ad "essere ricca e debosciata negli anni 50" ma che volete, quei film dove sono sempre tutti eleganti, vanno ai parties e non si ubriacano mai mi fanno sognare.

Pero' effettivamente sui libri per bambini erano un po' indietro...



Quil'intera versione.

giovedì 16 aprile 2009

Pesach, Pasqua e ritorno

A Pesach abbiamo magiato matzot, bevuto tanta Coca Cola – regressione infantile?- e surgelato ingenti quantità di pane vero, dato che per una settimana intera qui è teoricamente vietato vendere roba lievitata, farina, etc.

Siamo stati ospiti di amici più grandi di noi, che hanno avuto la fortuna di incontrare il pucciu nella sua fase israeliana: un virgulto 19 enne dal capello lungo, la barba lunga, la maglietta stracciata, viveva in kibbutz, guidava il trattore e girava a piedi nudi.

Abbiamo ascoltato, durante il Seder, la più piccina del gruppo rivolgere al padre le quattro domande tradizionali:

Perchè questa notte è diversa da tutte le altre?
Perché stanotte mangiamo solo pane non lievitato?
Perché stanotte mangiamo erbe amare?
Perché stanotte mangiamo tutti appoggiati sul gomito?

Per quanto ci riguarda, abbiamo assaggiato il perfido gefilte fisch, specialità askenazita costituita da polpette di pesce di acqua dolce, che sarà pure tradizionale, ma apparentemente non piace a nessuno. A me un po’ sì, con evidente rammarico del Pucciu "Ma c*azzo, c'è una cosa UNA che non ti piaccia?"

Abbiamo discusso di organizzazione dei kibbutz, di quando i bambini non vivevano con i genitori, ma nella “Casa dei bambini” e vedevano i genitori poche ore al giorno; di comuni femministe e di quando Marcia Freedman, eminente femminista americana sbarcò ad Haifa negli anni 70.

Apparentemente il frisson lo creò il marito, che indossava una maglietta con su scritto “I am a feminist”. Ho cominciato a considerare un modellino per il Pucciu.

A Pasqua, alla messa al Santo Sepolcro, abbiamo pensato di convertirci e diventare copti. Ho anche capito perché i monaci si menano ogni due per tre: mentre il Custode di Terra Santa celebrava la messa di Pasqua, a 20 metri dalle centinaia di pellegrini cattolici, i copti celebravano con vigorosi canti che ci impedivano di sentire la messa - tutta in Latino.

E poi, un corteo comprendente il Patriarca copto – completo di inesplicabili occhiali da sole che lo facevano un po’ somigliante a James Brown – ci ha girato intorno per ben tre volte affumicandoci di incenso; quando è stato il turno dei cattolici di fare la processione intorno al luogo dove secondo la tradizione Gesù è stato sepolto, un uomo piuttosto grosso regolava la circolazione, chè non si sa mai.

Dalla navata della cupola costruita dal governo israeliano – principalmente perchè le sei denominazioni presenti nel Santo Sepolcro non sono state in grado di mettersi d’accordo neppure su questo- una monaca guardava perplessa la scena.

I am with you, sister.

domenica 22 febbraio 2009

Stormiest day in Israel (attente al bus!)

Ieri giorno più "tempestoso di tutto l'anno in Israele".
Ho provato a mettere il naso fuori di casa, ma dopo due secondi sono rientrata in casa annunciando: "Pucciu, non si può fare".

Tra varie cose che speriamo non si possano fare, è segregare le donne sugli autobus, con buona pace di Rosa Parks.

La sola cosa che so degli autobus e del galateo locale per-non-urtare-la-sensibilità-di nessuno, è che se sei donna non è il caso che ti sieda accanto ad un ultraortodosso. Potrebbero non gradire.
E sia.
Ma recentemente è apparso un articolo su Haaretz che racconta della protesta di ebrei ultraortodossi che pretenderebbero che Egged, la locale linea di autobus, renda una linea che passa attraverso il quartiere ultraortodosso di Meah Shearim formalmente segregata per sesso, con le donne dietro e gli uomini davanti.


Fonte immagine: qui

Egged si è rifiutata e per tutta risposta gruppetti di ultraortodossi hanno tirato sassi contro gli autobus. In realtà vi sono già linee segregate (mehadrin), sia in Gerusalemme che fuori e la corte di giustizia si deve ancora pronunciare in merito alla pratica.

mercoledì 4 febbraio 2009

A Slim Peace

Avevo visto questo documentario tempo fa: donne israeliane e palestinesi che si ritrovano per dimagrire e alla fine per conoscersi un po' di più, nel bene e nel male.


Qui l'articolo di Haaretz


Altro esperimento di dialogo attraverso il cibo
in Francia dove donne musulmane ed ebree si ritrovano per cucinare.

In attesa di tempi migliori.

martedì 3 febbraio 2009

Facciamo fifty-fifty?


source: International Museum of Women


Le donne in politica a livello di istituzioni europee e di stati nazionali sono ancora troppo poche.

E poichè nel 2009 si eleggerà un nuovo Parlamento Europeo e verrà nominata una nuova Commissione Europea, la European Women's Lobby ha organizzato la campagna
“50/50 Campaign for Democracy” affinchè uomini e donne siano egualmente rappresentati.

Allora, se qualcuno volesse firmare la petizione collegata a questa campagna, questo è il link.

E per la serie Donne, Potere e Politica, l'International Museum of Women ha una ricca lista di risorse sul tema, nonchè una lista di film, alcuni visibili on line.

venerdì 30 gennaio 2009

Se bastasse un lampione

Adesso che il tema della violenza carnale sulle donne è drammaticamente attuale, si cerca di correre ai ripari con tutta una serie di interventi: quali taxi notturni, più finanziamenti ai centri che si occupano di accogliere ed assistere le vittime di stupri e l'installazione di lampioni.

Tutto bene, per carità. Ma mi torna in mente quel poliziotto messicano che in classe ci disse, a proposito dei numerosissimi e feroci femminicidi di Ciudad Juarez (secondo varie stime, si arriva a quasi 1000 donne tra morti accertate e persone scomparse dal 1993 a oggi), che sarebbe bastato illuminare un po’ di più le strade.

Chapeau.

Il caso di Ciudad Juarez è estremo, perché si intrecciano vicende di guerre tra bande, di traffici di droga etc. ma illustra bene un paio di punti. In una situazione in cui le donne sono costantemente sfruttate nelle maquiladoras – che per la grande maggioranza sono di proprietà nordamericana, courtesy of NAFTA - dove in fabbrica si organizzano concorsi di bellezza e si incoraggiano le ragazze a truccarsi e a essere carine, dove le donne, in una cultura molto machista, spesso sono quelle che mettono insieme il pranzo e la cena con le conseguenti tensioni a livello familiari, un lampione in più non basta.




In una società così, dove una donna è spesso considerata in un pezzo di carne al lavoro e in casa, sei già vulnerabile ad essere considerata meno di zero, e la violenza è sistematica, normale, perché è insita e in qualche modo autorizzata dal sistema stesso. E allora, molti provvedimenti presi in Italia o altrove sono insufficienti, renderanno forse le strade un po’ più sicure, sensibilizzeranno le forze dell’ordine, ma il cambiamento va fatto a livello sociale.

Educando in modo diverso bambini e bambine, sottraendosi all’esasperata sessualizzazione di tutto e tutte/i, e coinvolgendo gli uomini nella lotta contro la violenza contro le donne come alleati e non come nemici. Come fa negli USA questa associazione ed in Italia quest’altra.


Altre risorse su Ciudad Juarez:

Amnesty International

WIP Women's International Perspective

lunedì 26 gennaio 2009

Leggerezza un c*zzo!

Negli ultimi giorni ce l'avevo con il Papa e con cardinali vari, chè secondo me quando aprono bocca Dio li guarda e scuote nervosamente la testa.

Lo confesso, il Papa era il primo della mia black list. Con quella boccuccia tirata, quel fare stizzoso e quella mentalità da Medioevo, state sicuri che va incontro ad una pessima reincarnazione.

Ma ora, grazie all'ineffabile capo del Governo ed alle sue battute - che vogliono solo celebrare la bellezza delle donne italiane ed invitare alla leggerezza su un argomento che peraltro con la leggerezza ci va a nozze, le mie priorità sono di nuovo cambiate e l'idea di una feroce dittaura femminista mi attira sempre più.

Scusate, ma a questo punto è evidente che la democrazia non funziona molto bene.

martedì 20 gennaio 2009

L'Unità

Mi aveva fatto un po' incazzare, perchè non si può essere la prima direttrice donna de L'Unità e approvare questa pubblicità:



Però grazie all'indicazione di un'amica che mi ha segnalato questo
mini dossier agghiacciante sulla violenza domestica in Italia, forse Concita ed io faremo pace.

Non è poco, specie dopo che una ha sentito la nostra ministra delle Pari Opportunità dire che le prostitute è meglio che si prostituiscano a casa perchè se una è aggredita in casa i vicini chiamano la polizia; le donne struprate e menate in casa evidentemente non urlano abbastanza forte.

venerdì 16 gennaio 2009

Devi furgià!



Ero a pranzo in una piola (=vecchia osteria piemontese) con mia sorella, mia zia ottantenne ed una sua amica ottantacinquenne. Tutto sembrava tranquillo, fino alla pronuncia disgraziata della parola “maternità”.
E fu l’inferno. Saputa la mia età (ventinove anni, lo ricordo a tutti) l’amica della zia perde momentaneamente l’uso della lingua italiana per buttarsi nel dialetto stretto e comunicarmi che: “Sei vecchia! Devi furgià!(=fare figli) Che fai con tuo moroso? Conti le stelle?”

Mi abbandono per un attimo alla romantica visione mia e del Pucciu che contiamo le stelle, anzi di me che le conto, sbaglio il conto e di lui che mi corregge: “Ma Fede, sono un milionecinquecentomilasettecentoventitrè! Non le vedi? Non comprendi la matematica, la fisica e la chimica! Al classico non hai fatto nulla!”

Accantonato l’incubo, mi difendo con la promessa - fatta a questo punto anche ai proprietari della piola che come un coro greco mi invitavano anche loro a furgià - che magari tra un paio di anni…Incauta! Si scagliano a quel punto contro mia sorella, che pure lei è vecchia e deve furgià.

Veramente lei avrebbe sei anni meno di me e benché a tratti sogni di essere una ragazza madre, oggi saremmo qui solo per mangiare un piatto di gnocchi.

Comunque, questa introduzione era tutta un inganno per un’osservazione femminista sulla “lotta” sulle/tra le madri e su come una dovrebbe essere madre.
Dunque, Rachida Dati in Francia partorisce ed il suo rapidissimo ritorno al lavoro viene visto o come simbolo di grandissima emancipazione, o come chiara indicazione della snaturatezza della maman.

Come giustamente ha osservato qualcuno, nessuno se la prenderebbe mai se un uomo, avendo avuto un figlio/a se ne andasse al lavoro anche solo un’ora dopo la nascita della creatura e che il problema reale è che i ritmi di lavoro (e non solo quelli) sono tarati sugli uomini.

Però, sarebbe anche giusto ricordare che ci sono madri che tornano subito al lavoro perché non possono fare altrimenti e darebbero la mano destra per stare a casa, ma che esistono anche le madri che al lavoro ci tornano in fretta perché gli piace, perché hanno qualcuno che si occupa del pargolo e perché magari all’idea di stare a casa tutto il giorno con un infante con le coliche si sentono tremare le vene dei polsi.

Devono per forza essere colpevolizzate? La signora in questione avrà un esercito di baby sitters, il tempo per stare con la figlia lo troverà e mi sento sicura nell’affermare che la bambina non dovrà scaldarsi il biberon da sola mentre mammà è al Ministero.

Sarà traumatizzata da grande? Di questi tempi, se non lo sei, sei out.

L’argomento materintà/lavoro è peraltro stato oggetto di dibattito caliente anche tra le femministe: per esempio qui
e qui. Sappiate infatti che anche le femministe “furgiano”- e si sentono in colpa.